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Irene Pivetti è indagata a Milano per riciclaggio

Cronaca

Gli inquirenti ipotizzano una maxi evasione fiscale nell’ambito di operazioni di import-export con la Cina. L’ex presidente della Camera è già sotto inchiesta per la commercializzazione di mascherine non a norma

 

© Maria Laura Antonelli / AGF –  Irene Pivetti (AGF)

AGI – È indagata anche a Milano, Irene Pivetti, dopo l’apertura di fascicoli a suo carico a Savona, Siracusa e Roma, per le sue attività di import-export con la Cina, tramite la holding di cui è a capo, la Only Italia. E’ proprio nella sede della società (in zona Stazione Centrale a Miano) che la Guardia di finanza ha bussato questa mattina, cercando contemporaneamente la ex presidente della Camera anche a casa sua in zona Porta Venezia e perquisendo l’abitazione. Le operazioni sono ancora in corso e dureranno probabilmente fino a sera.

Nel frattempo trapelano i particolari delle indagini, guidate dal pm Giovanni Tarzia ed eseguite dal Nucleo di polizia economico finanziaria delle Fiamme gialle milanese: l’accusa per Pivetti e altre 5 persone è di riciclaggio per fatti risalenti al 2016 e che erano sotto la lente della procura già dal 2019.

Indagato anche un pilota di rally

All’origine del sospetto degli inquirenti una maxi evasione fiscale da milioni di euro di un imprenditore e pilota di rally italiano, Leo Isolani, e le sue operazioni finanziarie nel tentativo, è l’ipotesi d’accusa, di sottrarre allo Stato alcuni asset patrimoniali e beni mobili. In particolare Isolani era titolare di due società, una con sede a San Marino, a cui erano intestate 3 Ferrari, e una italiana che deteneva marchio, attrezzature e sito web dell’Isolani Racing Team. L’imprenditore nel 2016 aveva ceduto tutto al gruppo cinese Dahoe, capitanato dal magnate Zhou Xi Jiang, servendosi dell’intermediazione di una società del gruppo Pivetti con sede ad Hong Kong.

L’acquisizione era stata celebrata dalla stessa Pivetti nel corso di un evento nella cornice di Palazzo Brancaccio a Roma, e con le Ferrari appena comprate da Zhou in bella mostra nel cortile della storica location. 

I militari della Gdf, tuttavia, durante le complesse indagini, sono riusciti a seguire il flusso di ritorno del denaro – centinaia di migliaia di euro – ricevuto da una società polacca del gruppo Only, che pur non essendo la parte venditrice, era l’assegnataria dei bonifici dalla Dahoe.

Parte del denaro, secondo quanto ipotizzato nelle indagini, sarebbe tornato infine a Isolani, tramite un conto estero, e parte sarebbe andato al socio cinese della Only, responsabile della società di Hong Kong. Le compravendite inoltre non sarebbero state registrate con il loro regolare importo. 

Tra gli indagati nell’operazione, oltre alla ex parlamentare leghista e al pilota, c’è lo stesso notaio che avrebbe aiutato a mettere in piedi l’operazione; la moglie di Isolani, e il socio cinese che ha ricevuto parte dei flussi finanziari. Le perquisizioni di oggi hanno interessato non solo la sede milanese della holding e l’abitazione della ex parlamentare leghista, ma anche un’altra delle aziende della galassia ‘Only’ con sede a Roma. 

Pivetti già sotto inchiesta per la commercializzazione di mascherine non conformi

L’indagine milanese non ha legami con quella relativa alla partita di mascherine dalla Cina per cui la ex numero uno di Montecitorio è tornata agli onori delle cronache. È del 29 aprile, infatti, la prima notizia sul sequestro di 9mila mascherine non conformi ai requisiti essenziali di sicurezza, importate dal gigante asiatico tramite la Only Logistic Italia, ramo operativo della holding. Le perquisizioni partite da Siracusa sono scattate nelle province di Milano, Roma, Bologna, Ravenna, Forli’, Siracusa, Caltanissetta, Catania e Ragusa.

Le indagini erano nate dopo una segnalazione delle Fiamme gialle di Bologna che, dopo aver scovato delle protezioni irregolari, sono risaliti ad una società di distribuzione di Lentini (Siracusa). È stata poi la gdf di Savona a perquisire anche la sede ligure della società, presentando un avviso di garanzia per “vendita di materiale con impronte contraffatte, ricettazione, frode in commercio e violazione delle norme doganali”. Contemporanea l’apertura del fascicolo alla Corte dei Conti del Lazio.

A fine maggio è l’indagine penale romana ad essere trasferita nelle mani dei magistrati milanesi per il reato di frode nelle pubbliche forniture, sempre riguardo la partita di dispositivi di protezione individuale commissionata nell’ambito dell’emergenza coronavirus. 


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