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La possibile vendita di due fregate all’Egitto agita la politica

Politica italiana e internazionale

Pd e M5s protestano puntando il dito sul caso Regeni e sull’incarcerazione di Patrick Zaki. La commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio del giovane ricercatore italiano chiede un’audizione urgente di Conte

 

 Un murale a Berlino dedicato a Giulio Regeni

La possibile vendita all’Egitto di due fregate militari scatena la reazione della maggioranza. Il Partito democratico chiede a Palazzo Chigi chiarimenti sui rapporti diplomatici che legano l’Italia al Paese governato da al-Sisi, mentre il Movimento 5 stelle auspica un ripensamento su un “fatto grave”. Una vicenda che si intreccia con le indagini sul delitto di Giulio Regeni e con il caso di Patrick Zaki, lo studente egiziano iscritto all’università di Bologna detenuto da ormai quattro mesi. L’ufficio di presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio Regeni oggi si è riunito in via straordinaria e ha deciso all’unanimità di convocare urgentemente per un’audizione il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Un appuntamento che – afferma il presidente della commissione Erasmo Palazzotto – viene considerato “preliminare, sotto il profilo politico ed istituzionale, al proseguimento di ogni altra attività di indagine”.

La deputata dem Barbara Pollastrini esprime “profonda amarezza” e considera la cessione delle due imbarcazioni come “una ferita”: “Patrick Zaki – ricorda – è ancora detenuto nelle carceri e così tanti oppositori al dittatore. Da quattro anni al Sisi boicotta le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni. Promesse e impegni delle istituzioni sembrano scritte sulla sabbia. Non possiamo tacere”.

Lia Quartapelle, capogruppo del Pd in commissione Esteri alla Camera, inoltre, avvisa: “La vendita delle due fregate porta con sè grossi rischi. Non solo gli sforzi internazionali dovrebbero andare verso la de-escalation militare nella regione, ma l’Egitto non è un nostro alleato: nel Mediterraneo abbiamo interessi diversi, con gli egiziani che fanno parte di un’asse regionale reazionaria e che in Libia sostengono il governo di Haftar, mentre l’Italia quello internazionalmente riconosciuto di Serraj”. A questo quadro, afferma ancora – “si aggiunge la mancanza di collaborazione da parte egiziana sia sulla vicenda di Giulio Regeni che quella di Patrick Zaki, a testimonianza di una scarsa attenzione verso le richieste italiane. È quindi sia una questione di interesse nazionale che di prestigio della nostra nazione: per farci rispettare ed avere giustizia, avremmo dovuto dire di no”.

Gianluca Ferrara, capogruppo del Movimento 5 Stelle nella Commissione Affari Esteri del Senato, bolla la vicenda come “un fatto grave”. “A nome del Movimento 5 Stelle, auspico ci sia quanto prima un ripensamento. Sono persuaso che, data la tragica vicenda del nostro concittadino Regeni, non si antepongano certi interessi alla ricerca della verità. L’Egitto è un nostro partner strategico nel Mediterraneo e vogliamo rimanga tale: per questo è necessario risolvere una volta per tutte questa vicenda, per normalizzare i nostri rapporti”, afferma.

Sulla questione interviene anche +Europa con Riccardo Magi. “È un errore politico che guarda solo ed esclusivamente al portafogli. Un atto precipitoso che, a giudicare dalle prese di distanza di alcuni esponenti della maggioranza, non si capisce come sia potuto essere stato autorizzato. Prendere accordi economici con un paese che da anni ci nasconde la verità su quanto accaduto a Regeni e sulla sorte di Zaki – sottolinea – è un atto grave che offende la memoria del giovane ricercatore italiano torturato e ucciso e non favorisce la ricerca della verità”. 


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