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Inchiesta ‘zona rossa’: il premier ascoltato per tre ore a Palazzo Chigi

Politica

Il Pm Maria Cristina Rota ha chiesto chiarimenti sull’emergenza nelle aree di Nembro e Alzano Lombardo: clima di collaborazione. Sentiti pure Speranza e Lamorgese. Salvini: anche i magistrati dicono che la Regione Lombardia non ha responsabilita’.

Tre ore di audizione a Palazzo Chigi per Giuseppe Conte, e con lui i ministri Luciana Lamorgese e Roberto Speranza, di fronte alla pm Maria Cristina Rota nell’ambito dell’inchiesta sulle misure di contenimento prese per il coronavirus, e in particolare sulla mancata zona rossa di Nembro e Alzano Lombardo. Tre ore in cui, ha spiegato il premier, “ho voluto chiarire tutti i passaggi nei minimi dettagli”, come confermato anche dalla stessa pm Rota che all’uscita ha spiegato che “abbiamo sentito come persone informate sui fatti il presidente del Consiglio dei ministri, il ministro della Salute e il ministro dell’Interno” e che “le audizioni si sono svolte in un clima di massima distensione e collaborazione istituzionale”. 

“Penso che chiunque abbia avuto responsabilità dentro questa emergenza, dal capo dell’Oms al sindaco del più piccolo paese, debba essere pronto a rendere conto delle scelte fatte. È la bellezza della democrazia”. E’ netto il ministro della Salute, Roberto Speranza, che sulla sua pagina Facebook ribadisce: “È giusto che sia così”. “Da parte mia – assicura – ci sarà sempre massima disponibilità nei confronti di chi sta indagando”. Oggi Speranza è stato ascoltato come persona informata sui fatti dal procuratore di Bergamo Maria Cristina Rota, dopo il Premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata istituzione della zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo.

E’ partita all’inizio di aprile sulla base di ricostruzioni giornalistiche e dell’esposto dell’ex inviato di ‘Striscia la notizia’, Stefano Salvi, l’Inchiesta della Procura di Bergamo approdata a Palazzo Chigi per sentire il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla mancata istituzione della ‘zona rossa‘. Epidemia colposa a carico di ignoti: questa la ‘traccia’ iniziale, per ora rimasta invariata, seguita dalla squadra di tre magistrati (un quarto si e’ sfilato ufficialmente perche’ deve smaltire le ferie, alcuni parlano di “divergenze) guidati dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota che, subito dopo l’avvio del fascicolo, aveva definito l’iniziativa come “un atto dovuto”. Erano i giorni in cui gia’ la pagina Facebook del comitato ‘Noi denunceremo’ esplodeva di rabbia e dolore coi racconti dei parenti delle persone morte per coronavirus poi confluiti nelle 50 denunce presentate nella stessa Procura nei giorni scorsi. Il filo conduttore, come si legge in uno degli esposti, e’ quello dell’”inerzia assoluta che ha provocato un incendio di proporzioni devastanti in Valle Seriana” da parte di governo e Regione Lombardia rispetto alla decisione di chiudere Nembro e Alzano, i due comuni dove il virus gia’ imperversava. Come a Codogno e in altri paesi, dove pero’ i confini erano gia’ stati sigillati, mentre la provincia di Bergamo, la piu’ aggredita dal contagio, chiudera’ col resto del Paese l’8 marzo. Legato al tema della mancata zona rossa c’e’ quello della riapertura seguita a una prima chiusura, tutto si consuma il 23 febbraio, dell’ospedale di Alzano, dove gia’ si erano registrati i primi pazienti positivi. Per questo uno dei primi atti dell’indagine sono state le perquisizioni dei Nas nella struttura sanitaria.

L’inchiesta si e’ impennata sulla questione della zona rossa perche’ i pubblici ministeri hanno convocato l’assessore al Welfare Giulio Gallera e il presidente della Regione Attilio Fontana uno dopo l’altro, come persone informate sui fatti. Entrambi hanno spiegato che la decisione spettava al governo, citando l’invio dell’esercito come prova inequivocabile. “Nessuna pressione da parte di Confindustria per lasciare aperto”, ha assicurato Fontana nella sua audizione del 29 maggio, accompagnata, all’uscita dalla Procura, dai cori ‘assassino, assassino’ da parte di un gruppo di cittadini convinti che la responsabilita’ sia stata sua. Poche ore dopo, incalzata dai giornalisti, il procuratore Rota si e’ lasciata andare a una dichiarazioni inconsueta, a microfoni aperti, sullo stato delle indagini: “Spettava al governo chiudere”. Parole che sembravano ‘scagionare’ in anticipo Fontana ma che, a quanto appreso dall’AGI, confidandosi con chi le sta vicino Rota ha detto essere state fraintese perche’ le conclusioni dell’indagine sono ancora tutte da scrivere. E, per farlo, almeno sul tema della zona rossa, la pm e’ scesa a Roma per una tre giorni che coinvolge anche il governo. Dopo l’ascolto di Silvio Brusaferro, il presidente dell’Iss che suggeri’ all’esecutivo di istituire la zona rossa all’inizio di marzo perche’ l’indice di contagio in Valle Seriana era gia’ molto alto, tocca al presidente Conte e ai suoi ministri Roberto Speranza, in quanto responsabile della Sanita’, e Luciana Lamorgese, da cui dipendeva l’invio dell’esercito, dare la loro versione. Poi arrivera’ il momento piu’ delicato per i magistrati, chiamati a decidere se i comportamenti di Regione e governo rientrassero nell’ambito di scelte politiche, per quanto eventualmente sbagliate, oppure nella sfera della giustizia penale. Il reato di epidemia colposa, secondo la giurisprudenza, e’ molto difficile da dimostrare. Una sentenza del 2017 della Cassazione su un caso di gastroenterite provocata dalla mancata chiusura di un acquedotto ha stabilito che “per sussistere deve prevedere una condotta commissiva e non omissiva”. In sostanza, non basterebbe non avere impedito al virus di diffondersi per immaginare una colpevolezza.


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