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La politica italiana  tra il caos dei governanti e quello degli ultras 

Politica

Il pensiero libero di Luigi Mazzella 

  1. Le lotte intestine nell’ambito della Chiesa Cattolica non sono mancate nel suo lungo passato e non mancano oggi. 

Un arcivescovo, ex nunzio pontificio, di recente si è scagliato contro la politica di Papa Francesco, relativa alla pandemia del Coronavirus (chiese chiuse, Pontefice rinserrato a Santa Marta, che non segue l’esempio del Santo, suo omonimo, che abbracciava i lebbrosi, liturgie e sacramenti vietati, persino funerali non celebrati). 

Qualche decente dell’Accademia si è inserito nella polemica, dimostrando, con il suo ambiguo intervento, confusioni concettuali che non vanno ad onore della filosofia laica.

Anche in politica, gli interventi che vi sono stati hanno convinto gli Italiani che, in materia religiosa, si riscontra poca chiarezza a sinistra come a destra (probabilmente a causa della comune matrice idealistica). Le opposte posizioni si scontrano, infatti, sempre sul terreno dell’irrazionalità manichea (Bene contro Male, Buoni contro Cattivi).

A seguire il motto di Albert Einstein, secondo cui il mondo cambia solo se muta il pensiero che lo ha creato in quel modo, le speranze per le future generazioni italiane (ed eurocontinentali) sarebbero ben poche. 

Le diatribe religiose e ideologiche sono le medesime da duemila anni. Anche nel terzo millennio, non sembra trova alcun terreno fertile per il suo germoglio il pensiero lucido e razionale che potrebbe cambiare la vita sul Pianeta in senso più favorevole alla logica e quindi più positivo per i bisogni umani. 

Manca, peraltro, la stessa consapevolezza dei danni provocati dall’assenza di un pensiero chiaro e limpido. 

Ciò, se non può certamente ritenersi responsabile delle disgrazie della collettività italiana (ed eurocontinentale), perché vi sono, purtroppo, ripetuti e ricorrenti fenomeni naturali d’immensa tragicità, può considerarsi, però, “di grande aiuto” al disastro (come diceva George Bernard Shaw a proposito dell’importanza della stupidità nel gioco del golf).

Domanda: Perché la cultura che sta alla base del pensiero nella nostra parte dell’Occidente non può determinare scelte di vita razionali?

Perché è figlia dell’irrazionalità religiosa (giudaicocristiana) e filosofica (Metafisica e dualistica da Platone agli Idealisti tedeschi di fine Ottocento).

Nella sua formazione, in altre parole, hanno avuto la meglio gli universalisti, i teorizzatori (sinceri o falsi e interessati) di “nobili” sentimenti solidaristici che supererebbero ogni confine, in nome della fratellanza o dell’unità proletaria. 

Ancora oggi il loro pensiero, sempre pieno di immagini accattivanti di amore generale, copre un arco di consensi che in Italia e nei Paesi membri dell’Unione Europea è decisamente maggioritario. 

L’idea degli Hobbes, dei Leopardi e di altri lucidi pensatori che avevano una diversa visione dell’umanità è tuttora bandita. La maggioranza è “buonista”, come si dice oggi con un brutto neologismo.

Nel Bel Paese, sono, infatti, universalisti:  i cattolici (che preferiscono definirsi “ecumenici”), i cristiani protestanti, gli ebrei, gli islamici, i post-comunisti, gli ex socialisti ed ex socialdemocratici (tutti, prevalentemente, votanti per l’attuale partito democratico); lo sono gli ex repubblicani e gli attuali pochi liberali, non solo perché appartenenti al filone filosofico idealistico (Croce, ma anche Gentile), dualistico e metafisico (a prescindere dal mondo Iperuranio, anche l’ Idea è Universale) ma soprattutto perché molti di essi sono massoni e credono in un “Regno” nell’alto dei cieli che se non è quello “Celeste” molto gli somiglia.

Oggi le teorie degli universalisti si avvalgono anche di altri fake, prima di tutto quello storico, sull’idea dell’amore di tutti per tutti.  

Gli universalisti non s’avvedono (o non vogliono ammettere) che l’idilliaca visione di un mondo solidale è contraddetta dalle perpetue guerre di religione, dagli stermini di interi popoli, dalle distruzioni di antiche civiltà, dai genocidi, dai lager, dai gulag, dalle foibe, dalle inquisizioni cruente e feroci e da quanto altro potrebbe far parte di ponderosi trattati di criminologia o di psichiatria. 

D’altronde, chiunque non sia dotato di conoscenza storica, di senso critico e di spirito di osservazione diventa facile preda dell’universalismo, falsamente amoroso e interessatamente solidale ed è ben difficile che cambi idea, rinunciando al fake del suo, asserito, congenito “buonismo”.

Si tratta del portato di una “cultura”, caratterizzata, per oltre due millenni, dall’accettazione supina di pretese “verità” mai provate e di apodittiche affermazioni di favolose utopie.

Esso è strettamente   connesso alla natura umana in cui si lasci prevalere l’emotività sopraffattrice a danno del raziocinio e del senso critico. 

Il predominio di una forza politica (o di una coalizione di partiti) sull’altra dipende dal numero e dalla presenza e prepotenza proprio degli “umori sanguigni” violenti e irrazionali che toccano le corde emozionali più riposte. 

Il Fake, in Italia, non risparmia, in politica, nessuna delle due ipotetiche “squadre nazionali” che in Italia sono in contesa permanente. 

L’invocazione di Santi e Madonne o di grandi Profeti del sole dell’Avvenire per risolvere i problemi concreti del Paese non è confinata nel recinto dei servi dell’Ecclesia e del pensiero comunista: travalica, con la sua passionale irrazionalità, quelle frontiere e investe la cosiddetta Destra nei suoi tre tronconi, uno dei quali dichiara d’ ispirarsi al socialismo della Repubblica di Salò.

Povero e nudo il pensiero che non vuole essere sopraffatto e condizionato da visioni fantasiose di futuro, si trova ed essere, con la sua tendenza alle soluzioni concrete, in irrimediabile solitudine (quando, ovviamente, non è totalmente assente).

(Segue)

 


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