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Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata

Politica

di Raffaele Vairo

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

Stiamo gettando le basi per un programma ambizioso”. La dichiarazione è di Giuseppe Conte che, per favorire la ripresa economica, cerca una base sociale che serva a convincere le opposizioni interne alla maggioranza a aderire a un programma di riforme che richiedono investimenti miliardari. Cosa non facile visto che alcuni membri della maggioranza proclamano ideali elevati, spesso in contrasto con i programmi di Governo, che sembrano dogmi di fede e, quindi, insuperabili. Poi vi sono le opposizioni esterne che tifano per un clamoroso fallimento del Governo in carica al solo scopo di portare il Paese a elezioni anticipate. Pur sapendo che il fallimento del Governo, in questo momento, si tradurrebbe in una grave recessione economica dell’Italia dalla quale ci potremo salvare con sacrifici “lacrime e sangue”. Nessuno, stando alle apparenze, ha a cuore le sorti dell’Italia e tutti, opposizioni interne ed esterne, mirano esclusivamente a incrementare il loro patrimonio elettorale. Con una visione miope che dimostra l’assoluta assenza delle qualità che contraddistinguono i veri statisti. Speriamo che “Giuseppi”, con l’ausilio delle menti più elevate e delle personalità politiche europee, riesca nel suo intento predisponendo un programma di riforme che vanno nella direzione giusta.

Perplessi rimangono i numerosi critici anti Conte che, al fine di dimostrare l’inutilità dei cosiddetti “Stati Generali”, hanno scomodato Tito Livio che (Tito Livio, Storie, XXI, 7, 1) commenta con amarezza il comportamento di chi, invece di agire, perde tempo in inutili discussioni.

In effetti, considerato che la crisi del Bel Paese, a causa dell’epidemia, tende a un aggravamento irreversibile, sarebbe stato molto più opportuno provvedere alla redazione e alla realizzazione di progetti che ci portassero fuori dal tunnel. Senza perdersi in inutili discussioni. Anche perché i problemi da affrontare e risolvere sono noti da molto tempo: la riduzione della burocrazia, il lavoro delle donne e dei giovani, il contrasto alla criminalità, la riforma del processo civile, la modernizzazione dello Stato,  per indicarne solo alcuni.

Da molti anni le imprese si lamentano per i tempi che la burocrazia impone a chi voglia ampliare la sua produzione. L’edilizia, ritenuta un settore trainante per l’economia, incontra numerosi ostacoli nello svolgimento delle pratiche amministrative necessarie per ottenere un’autorizzazione e/o una concessione, tanto da scoraggiare chiunque voglia iniziare una nuova intrapresa. E spesso gli imprenditori preferiscono investire all’estero, dove gli iter burocratici sono molto più snelli, con risultati positivi sulla produzione e sull’occupazione.

 Le frequenti riflessioni sulla denatalità, fenomeno allarmante in Italia, non si risolve con la concessione di assegni una tantum, ma con provvedimenti tesi all’ampliamento di occasioni di lavoro. Solo un lavoro sicuro e stabile può incoraggiare le giovani generazioni a mettere su famiglia e fare figli. Il lavoro, è vero, non si produce con decreto, ma provvedimenti che, premiando le imprese che investono e assumono, possono creare il clima di fiducia necessario al nostro sistema bloccato, ormai, da molti anni. L’occupazione dei giovani potrebbe, inoltre, sottrarre terreno fertile alla criminalità che costituisce un grave ostacolo alla crescita economica italiana.

Le lungaggini processuali, si sa, scoraggiano gli investimenti. Le vertenze, che non si risolvono in tempi ragionevoli, non costituiscono un incentivo per gli stranieri a investimenti in Italia. E’ necessario, quindi, procedere alla riforma del processo civile caratterizzato da lungaggini bibliche, che costituiscono una vera e propria negazione di giustizia. La riforma del processo non può prescindere da una rivisitazione dell’ordinamento giudiziario con previsione di sezioni civili specializzate nei diversi settori dell’economia. Ma neanche si possono annullare, come si è fatto fino ad oggi, le riforme della giustizia onoraria, segnatamente quella di pace, ostacolata, non si capisce il perché, dai magistrati professionali.

Ma poi c’è anche il problema dell’evasione fiscale che, insieme alla corruzione, costituisce una delle cause maggiormente incidenti sulle disuguaglianze sociali. Non è un problema da poco. Anzi, è bene che anche gli evasori riflettano sulla questione, perché la situazione potrebbe rivolgersi anche contro i ricchi che per la crisi diventano sempre più ricchi. Ovviamente a danno dei poveri che diventano sempre più poveri. Ma anche più arrabbiati. E, quindi, facili prede dei mestatori della politica politicante che agiscono subdolamente per ottenere vantaggi personali.

Fatte queste considerazioni, non si comprendono le perdite di tempo in discussioni che, seppure utili, costituiscono pur sempre un ritardo sull’emissione di provvedimenti necessari alla ripresa. A meno che non si esaminino le prese di posizione di alcune componenti delle forze che costituiscono l’attuale maggioranza. Tra le quali albergano personaggi che hanno una formazione politica quasi religiosa e procedono con dogmi irrinunciabili che costituiscono seri ostacoli allo svolgimento dell’attività riformistica del Governo. Un esempio? Il MES! Forse la trovata degli Stati Generali serve proprio a questo: far prendere coscienza ai riottosi che i loro dogmi danneggiano l’economia e creano prospettive allarmanti per le giovani generazioni. Si, perché le riforme richiedono investimenti con prestiti che costituiscono debiti a carico dei nostri figli. Debiti che possono essere compensati con la ripresa dell’economia. Noi, da buoni genitori, abbiamo il dovere di provvedere per il futuro dei nostri figli. Forse gli Stati Generali, ai quali partecipano persone di riconosciute qualità, potrebbero servire a superare gli inutili e dannosi dogmi frapposti da alcuni pentastellati. Anche perché l’Europa non pone la sua fiducia sulle promesse di riforme future ma su precisi progetti condivisi dalle Istituzioni a ciò preposte.

Raffaele Vairo


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