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Scelte scomode di donne coraggiose (al di la’ del perbenismo ipocrita imperante)

Arte, Cultura & Società

Ci sono donne che sanno andare oltre le convenzioni ed ogni giorno affrontano la vita nuotando controcorrente.

Cavalcano ondate impetuose cercando piccole tavole di legno cui aggrapparsi per non affogare.

Sono le Donne Vere, quelle che non sanno piangere e non chiedono compassione, né commiserazione, sorrette dalla certezza che solo la dignità sa dare.

Entro in scena, non in punta di piedi, non in ombra.

Sono io con i miei dubbi, le mie contraddizioni, le mie mille paranoie,

                                            IO

                              Al centro della scena.

 Guardatemi, giudicatemi, non ho paura di voi.

Cosa dite? Ho sbagliato?

Lo so, ma che siete voi per dirmi che le mie scelte non sono state atto di coraggio?

 Ho nuotato controcorrente. Voi con il vostro perbenismo ipocrita volevate sommergermi, aggiogarmi al vostro carro, convincermi ma io testarda  (mula) non ho ceduto alle vostre lusinghe.

Cosa blateri tu, lì in fondo? Fatti vedere, esci allo scoperto, come ho fatto io sempre

Cosa mormori?

Non accetto i confronti se non sono diretti.

Guardami. Non indosso la maschera. Sarebbe troppo comodo. Non mi vergogno dei solchi sul mio viso. Li hanno tracciati la vita, l’esperienza, l’amarezza.

Sono pronta a combattere. Ad affrontarvi.

Finti perbenisti,  sepolcri imbiancati.

Schifo. Provo schifo di voi e per voi.

Vedo un’ombra là in fondo.

Non dovevo? Sbagli piccolo uomo senza coraggio

Era l’unica scelta possibile per me.

Il disprezzo? Disprezzo di cosa? Forse il prezzo…

L’ho pagato fino in fondo, ho bevuto fino all’ultima goccia il fiele che mi avete fatto trangugiare a viva forza. Olio di ricino. Denso. Vischioso. L’ho ingoiato fino all’ultimo sorso.

 

Sono ancora qui e nuoto…

Credevate affogassi? Sono dura a morire. Dura.

 Voi tutti mi gridavate (uccidilo…uccidilo)

  1. No. no.

Sentivo la sua presenza dentro il mio corpo, i suoi movimenti. Non potevo.

Aborto. Assenza di vita. Assassinio.

Credo nella vita. Oggi come ieri.

Oggi il mio bimbo è qui. respira perchè io ho voluto respirasse, parla, vive.

 Un sussulto per le vostre coscienze? Una vittoria per la mia coscienza.

 Tu, ombra di donna, scheletro di madre, osi dirmi che ho partorito un “diverso”?

Ah.ah.ah.ah.ah.ah…

Diversa sei tu che porti a spasso, in una carrozzina griffata, il tuo puffo biondo, profumato di eau de cologne pour infant.

Lo iscriverai ad asili frequentati da bambini con il marchio “DOC”,  poi alle scuole per ricchi e ai college. Parlerà molte lingue, ma un giorno (forse) leggerai il suo nome sui giornali accanto al nome di una ragazza morta in circostanze sconosciute…

Quel giorno anche tuo figlio sarà un “diverso” e lo avrai reso diverso tu, con le tue smanie di perfezionismo, allevato per farne il primo della classe (rido) e sarà primo fra i delinquenti con il colletto bianco.

Taci dunque.

Zitta. stai zitta.

 Voglio allevare un figlio spastico, incapace di articolare suoni intellegibili, di camminare.

Lo guarderete e girerete, ipocritamente, lo sguardo?

Me me frego, voglio dargli il mio amore. Voglio essere madre.

Sentite? Una voce piccola, voi non potete sentirla, avete il cemento nelle orecchie… mi chiama “mm.aa.mm.aa”.

I soldi per dargli da mangiare? Li guadagno ogni giorno, spaccandomi la schiena per lustrare i vostri sudici pavimenti, per scrostare la bava vischiosa con cui segnate il vostro passaggio.

Vieni avanti, vieni in luce tu, seduta lì in fondo alla scena, sei vestita da fare vergogna con quelle gambe in mostra.

Non ti accorgi del ribrezzo che suscita il reticolo di capillari in evidenza?

Guadagni in un giorno quello che metto insieme a fatica in un mese?

Forse…

Scelte di vita. Io mi schianto i reni a pulire il sudiciume altrui. Tu…

No, non voglio inveire, sei vittima di uno squallido mercimonio, passeggi di notte, rischi la vita, per qualche centinaio di luridi euro…

ESCI.

Va’ fuori dal coro.

Ribellati.

Urla la tua rabbia.

Grida con me.

Formiamo una catena.

Una voce, due, poi..dieci cento mille…la nostra rivoluzione incomincia oggi…

Ciascuno di noi a urlare contro le prevaricazioni e le ingiustizie, contro un mondo che vuole convincerci di avere ragione, ma dov’è la ragione?

Dove…

Matta? mentecatta, illusa, malata di utopie?

Basta.

Vi ho annoiati a sufficienza, ma se volete continuare sono pronta al contraddittorio.

Sono qui, metto in gioco la mia esperienza, immobile davanti a voi, nuda con la mia maschera nuda.

 Rispondete…contradditemi…parlate…

Convincetemi che ho torto, che sbaglio ad essere quella che sono.

Io resto qui, svestita, esposta ai vostri sguardi, pronta a subire i vostri giudizi.

Qualcuno parla dal fondo. Che dice?

Non sento, questa musica cacofonica mi assorda.

Voce, vi prego.

Voce!

                                                                                                                                              Sara Spagnoletti


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