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Unde malum? La risposta solo nell’aldilà

Arte, Cultura & Società

Poiché ho affermato che la domanda perché Dio permetta il male fisico e morale, non ha una risposta, un lettore ha insistito nel sostenere che la risposta a quella domanda è data dalla fede. Gli ho trascritto il paragrafo del Catechismo della chiesa cattolica: «Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che Dio illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male; la fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male se dallo stesso male non traesse il bene per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna» (324). Aggiungendo che rispondere ad una domanda, dicendo che è un mistero, non è rispondere a quella domanda. Ma il lettore non si è dato per vinto ed ha continuato a sostenere che a quella domanda risponde la fede.

Proviamo allora a formulare la domanda in altro modo: “Perché, Dio, immensamente buono e onnipotente, permette che un bambino soffra terribilmente e muoia anzi tempo?”. Ora, quel “perché” può avere significato causale o finale.  E da qui nasce l’equivoco in cui cade il lettore. Quel “perché” può servire  a chiedere la causa, il motivo per cui si verifica o non si verifica un dato fatto, o anche lo scopo per cui si fa o non si fa qualche cosa. Il credente che pone la domanda, vuole sapere per quale ragione Dio per realizzare il suo disegno d’amore, debba essere “costretto” a permettere il male. La fede dà una risposta al “perché” con significato finale, non al “perché” con significato causale. Ma  il “perché” della domanda ha significato causale. 

Per maggiore chiarezza: se un malato chiede al chirurgo perché lo abbia fatto soffrire tanto con una difficile operazione, il chirurgo può dare al “perché” un significato finale, e rispondere che lo ha fatto per la guarigione del malato, per il suo bene. Ma questa è cosa ovvia. Se il chirurgo darà il giusto senso alla domanda, spiegherà per quale motivo è stato costretto ad eseguire la difficile operazione.

Nell’aldilà, solo nell’aldilà i credenti possono avere una risposta alla loro domanda. Del resto, se fosse vero, come sostiene il lettore, che la fede dà la risposta a quella domanda, non si comprende perché persone di profonda fede, davanti alla sofferenza estrema, davanti a tragedie immani, continuino a ripetere quella domanda: «Perché Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto quest’eccesso di distruzione e questo trionfo del male?» (Così, Joseph Ratzinger nel maggio del 2006 ad Auschwitz). E Papa Francesco, nel dicembre del 2016 (cito a memoria): “Perché soffrono e muoiono i bambini? Io non ho una risposta, credo sia bene che questa domanda rimanga aperta”. Il che significa che la fede non la chiude.

Renato Pierri 


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