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Chi rammenta il caso gallo? Quando la Giustizia è Ingiusta

Cronaca

Corre voce che Roberta Ragusa, la donna scomparsa nella notte tra il 12 e 13 gennaio 2012, sia stata vista in Liguria. La cosa in se non avrebbe nulla di eccezionale tranne il fatto che il marito di costei Antonio Logli sta scontando nel carcere di Massa 20 anni di galera per l’omicidio della moglie e la sparizione del cadavere.

Ricordiamo i fatti. La mattina del 13 gennaio 2012 il Logli denuncia la scomparsa della moglie. Iniziano le ricerche ma della Ragusa non v’è traccia; lei non si trova e tanto meno il suo cadavere. Il coniuge è imputato di omicidio e occultamento di cadavere e sulla base di quest’accusa condannato a 20 anni. Pena definitiva.

Si può condannare un “presunto” omicida senza il corpo del reato? Evidentemente si. Ci sono dei precedenti importanti: Nel febbraio del 2019 padre Gratien è condannato a 27 anni in via definitiva per l’omicidio di Guerrina Piscaglia. La donna era scomparsa il 1 maggio 2014. Altra condanna a 25 anni a carico di Marco Delbosco “colpevole” della morte di Andrea Ingenito. Altri 25 anni di carcere sono stati inflitti dalla Corte d’Appello di Catania a Salvatore di Grazia per l’omicidio a seguito della scomparsa della moglie avvenuta nell’agosto del 2011.

Sono, invero, casi isolati tra la mole di sentenze emanate ma indicativi. Sono sentenze difficili perché gli omicidi non sono tutti uguali ed è solo la presenza del cadavere in uno con le circostanze che agevola l’istruzione del processo. Infatti, la macroarea dell’assassinio è divisibile in sotto specie la cui valutazione conduce a multiformi sentenze e quindi pene.

Qualunque giovane studente di diritto ben sa che per integrare l’omicidio è sufficiente provocare la morte di un individuo. Ciò posto, il Codice Penale italiano ne prevede diverse specie in dipendenza dell’elemento soggettivo:

L’omicidio doloso, quello preterintenzionale, quello colposo cui si è aggiunto di recente quello stradale.

    Se l’accurato esame da parte del perito settore del corpo della vittima può rispondere al come, al quando e per deduzione al perché dell’assassinio, in assenza dell’oggetto del reato tutto diventa più difficile per i magistrati inquirenti prima e giudicanti poi. Principalmente se sono così accorti da intravedere l’aleggiare sull’intera materia del contendere il fantasma del povero Salvatore Gallo.

 Chi era Salvatore Gallo e perché si è interessata di lui la cronaca nera per tanto tempo?

Sicilia, Avola in provincia di Siracusa, la città delle mandorle. Quella mattina del 6 ottobre 1954 per la famiglia Gallo tutto sembrava procedere normalmente. I due fratelli Salvatore e Paolo si erano destati di buon’ora per accudire alle bestie e recarsi poi sui terreni della zona antica. Da lì Paolo sparisce. Non lo si trova. Per terra si rinviene “a coppula” (berreto) e del sangue. Si avvertono i carabinieri e la moglie dello scomparso che vedendo il sangue se la prende col cognato Salvatore accusandolo di omicidio. Da subito le indagini si orientano contro il Salvatore coinvolgendo anche il figlio di questi, Sebastiano, ritenuto complice nell’occultamento del cadavere dello zio.

Non si diede alcun peso alle affermazioni di alcuni contadini che testimoniarono di aver visto il presunto ucciso ben vivo e vegeto nei paesi vicini.

Due anni dopo i fatti, il processo si conclude: Ergastolo per il “fratricida” e 14 anni al figlio per occultamento di cadavere. In appello pena confermata per il primo e riduzione a un anno e quattro mesi per Sebastiano. Non si va in Cassazione. I due prendono la via per il carcere.

Tutto sembrava concluso. Ma non fu così. A Catania vi è un bel quotidiano, a chi scrive è sempre piaciuto sotto il profilo grafico, della foliazione e impaginazione, questo al di là delle vicende giudiziarie dell’editore. Era in concorrenza col giornale su cui ho poi scritto La Gazzetta del Sud di Messina.

Alla Sicilia lavorava un giornalista di razza, esperto di giudiziaria e cronaca nera, un tipo alla Tommaso Besozzi il cronista dell’ Europeo che scoprì la falsa ricostruzione dei Carabinieri sulla morte di Salvatore Giuliano. Ebbene, Asciolla prese a cuore la questione Gallo e dopo indagini personali riuscì a dimostrare l’innocenza di Salvatore e suo figlio poiché il rispettivo fratello e zio era vivo e da anni viveva in un paese vicino.

 Si chiude così il più intrigante errore giudiziario del secolo scorso.

Ecco perché quando leggo di condanne per omicidio con assenza del cadavere mi sovviene quanto accadde in Sicilia tanti anni fa e spero non debba ripetersi. Per quanto la giustizia non sia di questa terra. Quella con cui ci confrontiamo spesso è frutto di prassi, di convenzioni. La verità giudiziale non è sempre uguale a quella fattuale.

“… che cosa è la verità?” chiese Pilato a Gesù, e detto questo uscì. Gesù non rispose. E se non risponde un Dio possiamo farlo noi?

Giuseppe Rinaldi

girinaldi@libero.it


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