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Il velo, macchiato di sangue, puo’ diventare un simbolo di libertà?

Cronaca

di Eleonora Magnelli

Andatelo a raccontare a tutte quelle donne assassinate per essersi ribellate alla religione musulmana delle famiglie in cui erano nate , quelle famiglie che le hanno fatte sì nascere in mondo occidentale ma che assolutamente pretendevano un totale accoglimento di tutte le pratiche e le consuetudini della religione d’origine, velo, anzi Burqa anzi l’Hijab da indossare compreso. Citiamone solo alcune , la lista sarebbe lunghissima e non avrebbe senso fare un elenco di crimini con dettagli inquietanti.
Sana Cheema, 25 anni, pakistana, viveva a Brescia, dove aveva studiato e si stava costruendo una vita. È stata assassinata, sgozzata, dai suoi familiari nel Gujarat, la sua regione d’origine dove era tornata un paio di mesi fa, Padre e fratello sono stati subito arrestati dalle autorità giudiziarie e ora sono in carcere.
Hina Saleem ammazzata a coltellate dal padre, seppellita nel cimitero di Brescia, non ha pace nemmeno adesso quando si scopre che la sua tomba e’ stata aperta dal fratello Suleman che dichiara “L’ho tolta per questioni di decoro. Hina era troppo spogliata, indossava una canottiera rosa.Non è rispettoso apparire così su una tomba».
Bologna , studentessa di terza media di origini bengalesi si è presentata a scuola nei giorni scorsi con i capelli rasati e aveva raccontato agli insegnanti che la madre, aveva deciso di punirla perché non indossava il Burqa. Radicalismo religioso? Ossessione per tradizioni religiose d’origine?
Per la tradizione islamica qualsiasi forma di imposizione rende l’atto stesso invalido. Tutte le prescrizioni dell’Islam, dal digiuno del Ramadan all’andare in pellegrinaggio alla Mecca, rientrano in una libera scelta della persona: nessuno può imporle, religiosamente parlando.
Quindi se siamo al di fuori del religioso: sono tutte vittime di un codice culturale errato? Qual’e’ la differenza tra Burqa e l’Hijab? ll Corano dice solo che le donne non devono vestire in maniera immodesta, Il burqa è l’abito islamico che cela maggiormente il viso perché copre anche gli occhi tramite un pezzo di stoffa di spessore minore in modo da permettere a chi lo indossa di vedere. E’ comparso per la prima volta in Pakistan. Il niqab-hijab è diverso dal Burqa perché copre il viso lasciando una piccola area libera attorno agli occhi. Anche qui pero’ le scuole giuridico-religiose islamiche non sono concordi in fatto di abito islamico , nello specifico sull’imposizione del velare il viso e le mani alla donna in presenza di estranei (individui diversi dai parenti maschili). 
Il Hanbalismo e la scuola giuridica Shiafeita, affermano che la donna deve celare la awrah (viso e mani) in presenza di uomini estranei mentre il Madhhab hanifi e quello malikita sostengono che coprire viso e mani non sia un obbligo ma è un atteggiamento ” lodato”, diventa un obbligo quando la donna teme di poter contribuire nella fitna (la dissoluzione morale della società per colpa della diffusione dell’adulterio). 
Ma il tema e’ che Aisha Romano, ex Silvia , convertita all’Islam, torna a far clamore con una dichiarazione discutibile, per i su citati motivi, che sono le seguenti:”Il velo è è simbolo di libertà”. Argomento affascinante ma contraddittorio e macabro rispetto alla storia di quelle donne, innumerevoli, che non portandolo , hanno pagato con la vita questa scelta.
Come fara’ Aisha, ex Silvia , a convincere noi occidentali o semplicemente italiani? Con quali argomenti?




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