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Quando Morricone mise il marranzano in un western e conobbe Tornatore

Eventi, Musica & Spettacoli

Lo strumento musicale, conosciuto anche come ‘scacciapensieri’, rappresentò per il grande compositore una geniale trovata sonora, trasferita dalla Sicilia delle ‘coppole’ all’America dei cowboy. 

 

Ennio Morricone e Giuseppe Tornatore (Agf) 

AGI – È il 1965, sugli schermi va “Per qualche dollaro in più” di Sergio Leone, e il ‘marranzano’ esce dalla Sicilia per trovare nuova freschezza e incontrare il grande pubblico. Fu Ennio Morricone, che compose la colonna sonora della pellicola, a fare la scelta geniale di togliere lo ‘scacciapensieri’ – un corpo metallico e una lamella vibrante – dall’isola del Mediterraneo e piazzarlo in un western d’oltreoceano (ma all’italiana), con l’intento di “enfatizzare un ‘primitivismo’ ancora più radicale” in cui personaggi indossano un cappello da cowboy invece della coppola, spiegò lo stesso Morricone in “Ennio, un maestro”, volume edito da HarperCollins che raccoglie una conversazione tra il regista Giuseppe Tornatore e il compositore.

Le note del marranzano, suonato da un “bravissimo” Salvatore Schillirò, un fischio e un coro aprono il film. A ogni carattere corrospnde uno strumento, una invenzione sonora, come spiegò lo stesso Morricone: “…a Clint Eastwood, il Monco, sfuggente e veloce come il vento, associai il flauto e il fischio, che intonava lo stesso tema di ‘Per un pugno di dollari. Il colonnello interpretato da Lee Van Cleef era, poi, la figura più misteriosa di tutte: pensai che il marranzano si adattasse bene al suo lato più rude, mentre con il brano ‘Addio colonnello” cercavo quello più raffinato e intimo”.

L’utilizzo inedito del marranzano, e, al tempo stesso il rifiuto del suo impiego in modo stereotipato spianò la strada al rapporto, denso di stima e amicizia, tra il regista e il compositore: “Al nostro primo incontro a casa sua – racconta Tornatore – disse subito: ‘Diamoci del tu’. Mi scrutò e prima di dirmi quello che pensava della sceneggiatura di Nuovo Cinema Paradiso, mi fece: ‘Ma ci vuoi il marranzano nella musica del film?”. Voleva capire se intendessi dedicare a quella colonna sonora un apporto superficiale o profondo. Gli risposi che non mi interessava una musica d’ambientazione stigmatizzata dal folclore del mondo siciliano. A quel punto si aprì, e mi disse che voleva accettare: ‘Il finale è stupendo, una delle cose più belle che abbia mai letto; ho già delle idee”.


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