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La scuola si ama perché

Scuola, Formazione & Università

Si ama la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Non sempre lo è e allora vuol dire che bisogna cambiarne un po’ l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. Questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani.

Gli insegnanti sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà, con la mente sempre aperta a imparare! Sì, perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno “fiuto” e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, “incompiuto”, che cercano un “di più” e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è il primo motivo per cui si ama la scuola.

Un altro motivo è che la scuola è un luogo di incontro. Si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti; si incontra il personale assistente. I genitori incontrano i professori; il preside incontra le famiglie. E’ un luogo di incontro. E questo è fondamentale nell’età della crescita, come complemento alla famiglia. La famiglia è il primo nucleo di relazioni, la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”, incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano che dice: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”.

E poi la scuola si ama perché ci educa al vero, al bene e al bello. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana.

In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita e ci apre alla pienezza della vita!

Evelyn Zappimbulso 


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