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Rinasco da Me nel diritto: quando la divulgazione diventa sostegno

Arte, Cultura & Società

Nelle scorse settimane, tra le pagine di questa testata abbiamo già parlato di questo progetto “Rinasco da Me nel diritto” portato avanti da tre donne e professioniste. Si tratta di Sonia Rusich, Monica Caruso e Maria Barbarisi, due avvocatesse ed una psicologa forense che si sono decise a dare il proprio contributo alla Comunità. L’obiettivo è riconsegnare la speranza a chi l’ha persa: a chi è rimasto solo a casa, a chi è stato vittima di violenza ma soprattutto a chi ne è uscito stremato dalla pandemia. Tutto questo grazie al diritto, alla conoscenza e alla divulgazione per prevenire situazioni di violenza domestica o semplicemente per dare un sostegno psicologico a chi ha sofferto durante il lockdown.

Stress post-Covid: un problema in continua crescita

Ad evidenziare il disastro psicologico che questa pandemia ha causato ci ha pensato l’Istituto Mario Negri che ha proposto uno studio sull’impatto psicologico del coronavirus in Italia e nel Bergamasco.

La ricerca è stata svolta attraverso un questionario di 48 domande in cui sono stati raccolti diversi dati riguardanti

  • Dati demografici;
  • Informazioni sui sintomi fisici nei precedenti 14 giorni dalla compilazione.

Dalle risposte è evidente che la provincia di Bergamo è la più colpita, anche psicologicamente. Nella mappa delle risposte elaborata dall’istituto si può osservare come i casi più gravi siano rilevati tra la Valseriana e la città.

Maurizio Bonati, responsabile del dipartimento di salute pubblica del Mario Negri, ha spiegato tra le pagine de l’Eco di Bergamo che «considerando i dati provenienti dalla Regione Lombardia, è stata osservata una correlazione negativa tra il disturbo psicologico e la distanza dal luogo di residenza da una zona considerata «rossa», quella tra Nembro e Alzano. Più ci si allontana, con un modello di propagazione circolare, e più i sintomi diminuiscono». Il raggio individuato di prevalenza «è stato rilevato fino a 25 chilometri dalla zona rossa, in particolare di grave sofferenza fino a 15 chilometri».

I risultati sono shoccanti. Su 20.158 persone

  • 540 partecipanti (52,6% del totale) hanno riportato un impatto psicologico nel corso del periodo di quarantena;
  • 897 (44,1%) hanno riportato un impatto psicologico lieve o moderato;
  • 081 (5,3%) hanno riportato un impatto grave.

Il 9,9% ha riportato sintomi depressivi di moderata- grave entità. Il 5,6% hanno riportato sintomi riguardanti l’ansia.

Allora la domanda da farsi è “Cosa c’è d’aspettarsi sul lungo periodo?” “Quali sono gli interventi per evitare che diventino situazioni croniche?”

Corrado Barbui, direttore del Centro OMS di ricerca i salute mentale dell’Università di Verona si è espresso in questi termini “«Bisogna indagare sulle cause del disagio. Viene dalla quarantena? Dalla paura o dal coinvolgimenti in casi di Covid? Da disagi pre esistenti? E questi disagi rimangono anche a settimane di distanza oppure se ne vanno? Da un punto di vista epidemiologico e clinico è molto importante indagare l’evoluzione nel tempo»

E nel frattempo cosa fare?

Se si vuole aiutare qualcuno il primo passo è la tempestività. Bisogna rendere tangibili questi aiuti e devono raggiungere tutti nel modo più semplice possibile. La dottoressa Maria Barbarisi lo sa bene ed è per questo che ha promosso un’iniziativa molto particolare. Ha deciso di dare i propri consigli attraverso dei video su Facebook  (attraverso il suo profilo personale e della pagina “Rinasco da me nel diritto”) e YouTube.

Nel suo primo video, la dottoressa ha parlato dei “soggetti sensibili” ovvero di tutte quelle persone che si lasciano investire dalla sofferenza altrui senza considerarne le proprie. Durante questa bellissima spiegazione, la psicologa forense Maria Barbarisi ha spiegato i motivi per cui è importante prendersi cura di se stessi prima di aiutare gli altri.

L’iniziativa molto bella propone di fornire delle “pillole di conoscenza” per aiutare gli utenti a superare lo stress post-Covid. Ma le novità non finiscono qui, perché il progetto portato avanti dalle tre professioniste romane è solo agli inizi.

Non ci resta che aspettare e ringraziare queste magnifiche donne che hanno da sempre messo il bene della Comunità davanti a tutto, augurando loro tutto il successo che meritano!

In bocca al lupo!

Gabriele Proto


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