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Linea dura di Conte su Autostrade: “Sì alle condizioni o c’è la revoca”

Politica italiana

La nuova offerta è arrivata sul tavolo del Consiglio dei ministri di questa notte. Fonti parlamentari descrivono il premier sempre più determinato nella linea emersa nei giorni scorsi. Le alternative sono: la revoca tout court o il passaggio della maggioranza a Cdp e F2i con Atlantia in minoranza. Spunta anche l’ipotesi di un commissariamento.

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© Pierpaolo Scavuzzo/AGF – Il cda di Autostrade

AGI – O Aspi accetta le condizioni poste dal governo o si procederà alla revoca. Fonti parlamentari della maggioranza descrivono il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sempre più determinato sulla linea emersa nei giorni scorsi. Il premier punterebbe ad una sorta di aut aut.

Il ‘dossier Autostrade’ è sul tavolo del Consiglio dei ministri di questa notte. Da quanto si apprende la nuova offerta della famiglia Benetton è stata presentata al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri che ora la starebbe illustrando al premier Giuseppe Conte. L’offerta della società al governo prevederebbe l’uscita di Atlantia da Autostrade in un arco temporale di un anno con l’ingresso di Cdp

Sul dossier Autostrade, Italia viva e il Pd mantengono la posizione sulla necessità di evitare la revoca delle concessioni ma al momento le posizioni sarebbero ancora distanti. Sarà determinante quindi il Cdm di questa sera con i ministri competenti che potrebbero portare sul tavolo delle soluzioni di mediazione.

Uno dei nodi che bloccherebbe la trattativa, oltre a quello legato alla quota dei Benetton, lo ha spiegato il presidente del Consiglio al ‘Fatto quotidiano’ qualche giorno fa. Ovvero la non accettazione della manleva per la parte pubblica sulle eventuali responsabilità del ministero dei Trasporti certificate al processo in corso a Genova. Autostrade infatti ritiene che la società non possa sottoscriverla. 

Una disputa quella tra esecutivo e la società della famiglia Benetton che va avanti da quasi due anni, dal 14 agosto data del crollo del Ponte Morandi, e che vede posizioni differenti nei partiti della maggioranza giallorossa. Il tutto si aprirà con l’informativa del premier, Giuseppe Conte, poi ci saranno le relazioni della ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli e del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Al termine, il dibattito “politico” tra le forze in campo. Vediamo quali sono le ipotesi in campo:

L’accordo tra le parti

L’accordo tra governo e Benetton prevede una discesa nell’azionariato di Aspi da parte di Atlantia (oggi ha l’88%) attraverso un aumento di capitale da 3 miliardi che permetterebbe l’ingresso di Cdp e F2i e la diluizione della holding al di sotto del 50%. A tale proposito, circolano varie opzioni che ipotizzano una discesa al 30% o addirittura al 15%. A fianco di Cdp e F2i potrebbero esserci Poste Vita e alcune Casse di previdenza professionali. E si parla anche del possibile ingresso nella struttura azionaria del fondo infrastrutturale australiano Macquarie. Questa, per analisti finanziari ed esperti di diritto, sarebbe la soluzione “meno sanguinosa” per gli altri azionisti di Aspi e Atlantia e per gli obbligazionisti e che eviterebbe una battaglia legale dagli esiti incerti per tutti (Stato, risparmiatori e Benetton).

 Il commissariamento 

Da ultimo, circola l’ipotesi di un commissariamento di Autostrade, una sorta di soluzione ponte per arrivare alla revoca della concessione. Il commissariamento è un provvedimento con il quale i poteri di un organo direttivo di una società o di un ente vengono sospesi autoritativamente e il loro esercizio viene affidato a un commissario. Da ricordare i recenti commissariamenti dell’ex Ilva e di Alitalia. Il commissariamento prevede un decreto legge che quindi deve passare dal Parlamento.

Revoca della concessione

La concessione è un atto amministrativo, in particolare un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto, con cui la pubblica amministrazione consente a un concessionario l’uso di risorse oppure l’esercizio di un’attività. Nel caso di Aspi si tratta di una “concessione di servizi”. La concessione puo’ essere revocata, in base all’art. 176 del codice dei contratti pubblici, sulla base di varie giustificazioni: “per inadempimento dell’amministrazione aggiudicatrice o […] per motivi di pubblico interesse” oppure “per inadempimento del concessionario”. Nel secondo caso si applica l’art. 1453 del codice civile, secondo cui l’inadempimento deve essere accertato dalla magistratura. Se viene accertato, allora l’amministrazione aggiudicatrice puo’ revocare la concessione al concessionario senza dover pagare penali. Anzi, lo Stato puo’ anche chiedere il risarcimento del danno. Se invece lo Stato decide di revocare senza attendere il responso dei giudici o andando contro una sentenza che non dichiari l’inadempimento del concessionario, è costretto a risarcire i costi sostenuti, pagare lui le eventuali penali e indennizzare il mancato guadagno. La revoca si attua con un decreto interministeriale Mef/Mit.

La convenzione con Aspi 

In base alla convenzione siglata tra Stato e Autostrade per l’Italia, in caso di revoca – anche se questa dipendesse dal grave inadempimento del concessionario – il governo sarebbe comunque tenuto a pagare ad Aspi i ricavi “prevedibili” fino alla scadenza del contratto, al netto delle varie spese e di alcune correzioni (art. 9 e 9 bis). In caso di grave inadempimento accertato dai giudici, Aspi dovrebbe pagare una penale allo Stato pari al 10% dell’indennizzo ricevuto. In sostanza, nella condizione piu’ sfavorevole per Autostrade per l’Italia la convenzione prevede comunque che lo Stato dia ad Aspi circa il 90 per cento dei guadagni che avrebbe avuto, al netto delle varie spese, fino al 2038. Per lo Stato, secondo i calcoli di Mediobanca, l’esborso potrebbe arrivare a circa 23 miliardi di euro.

L’intervento del Milleproroghe 

Il decreto Milleproroghe approvato alla fine dell’anno scorso consente al governo di affidare direttamente ad Anas in via provvisoria la concessione revocata o decaduta e limita le possibilità di indennizzo del concessionario a una cifra stimata in circa 7 miliardi, corrispondente all’ammortamento degli investimenti messi a bilancio e non piu’ ai mancati introiti. La norma, inoltre, esclude espressamente la possibilità che Aspi, avvalendosi dell’articolo 33 della Convenzione il quale consentirebbe il recesso a fronte di modifiche sostanziali introdotte con nuove leggi, possa decidere autonomamente la restituzione della concessione ottenendo in cambio un adeguato indennizzo. Atlantia, che controlla Aspi, ritiene la norma incostituzionale e, in una lettera inviata alcuni giorni fa al vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha accusato il governo di aver violato le regole europee. 


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