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L’Europa tra veti e inutili ricatti

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Il premier Conte ha tracciato la sua linea rossa. Respinge senza se e senza ma ogni veto di un singolo Stato sui fondi agli altri Paesi. E si dice pronto a ricorrere anche alla Corte di giustizia europea. Dichiara di essere stato “anche piu’ intransigente della Commissione” nel difendere il suo ruolo nel verificare l’attuazione, da parte degli Stati, dei piani di riforma che daranno accesso ai miliardi del Recovery fund. “Tocca a noi difendere Commissione e Parlamento”. La frase viene ripetuta più volte nel corso delle ultime ore. . Sul piano giuridico, come sostiene Conte, se anche passasse la scelta di consentire ai singoli Stati un potere di veto, sarebbe poi appellabile, perche’ in violazione dei trattati, davanti alla Corte di giustizia europea.

Il premier italiano lo ha spiegato anche a Rutte, che gli avrebbe assicurato di approfondire il tema. Nella proposta dell’Italia c’e’ la riforma del meccanismo del ‘super brake’ (il super freno), introdotto per venire incontro alle richieste olandesi. Rutte chiede che un singolo Stato possa chiedere di fermare l’erogazione delle risorse ai Paesi che non attuino le riforme, portandolo davanti al Consiglio europeo per una valutazione. Conte propone che per bloccare l’erogazione serva una maggioranza qualificata degli Stati.

Enrico Letta formula la sua ipotesi. Quella che l’Olanda si tiri fuori (‘opting out’) e lasci che siano gli altri ventisei a siglare l’intesa. Ora si attende la posizione di Angela Merkel. Un compromesso con Rutte sembra difficile, ma le vie dell’Unione europea sono strane e spesso imprevedibili.


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