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La gelosia nel melodramma, nei comportamenti patologici e nella quotidianita’

Arte, Cultura & Società

Voi lo sapete, o mamma,
prima d’andar soldato,
Turiddu aveva a Lola
sterna fè giurato.
Tornò, la seppe sposa
e con un nuovo amore
volle spegner la fiamma
che gli bruciava il core:
m’amò, l’amai.
Quell’invidia d’ogni delizia mia,
del suo sposo dimentica,
arse di gelosia…
me l’ha rapito…
Priva dell’onor mio rimango:
Lola e Turiddu s’amano,
Io piango, io piango
!

Voi lo sapete o mamma

da Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni

Chi non conosce la celeberrima, struggente Aria in cui Santuzza svela a mamma Lucia l’ignominia di essersi concessa al fidanzato Turiddu e la profonda angoscia per il suo tradimento?

E’ la gelosia il fil rouge che si dipana lungo tutto il melodramma e culmina con la morte dell’infedele Turiddu per mano di compare Alfio, marito tradito dalla bella adultera Lola.

Il dramma è calato nel contesto rurale di una terra splendida in cui l’onta si lava con il sangue, intreccia amore e tradimenti, passioni inconfessate ed irrefrenabili.

Altri tempi, altra mentalità, ma l’animo dell’uomo o della donna si sono davvero evoluti o anche oggi, pur con modalità meno cruente, si consumano le stesse tragedie?

“La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre” scrive Shakespeare, un tarlo sottile che s’insinua nella mente, la circuisce ed acceca fino a renderla capace di meditare vendette feroci.

Non è sintomo di amore, come erroneamente si ritiene, al contrario è volontà patologica di possesso, distorsione di un ego malato, prevaricazione.

Quando la gelosia diventa patologica assume la connotazione di un disturbo psichiatrico associato a comportamenti violenti che possono giungere al suicidio e all’omicidio, all’abuso di sostanze psicotrope, a   psicosi conclamate.

Può inoltre costituire il sintomo principale di un disturbo ossessivo-compulsivo: il pensiero del tradimento della persona amata diventa ossessione, disagio incontrollabile, il soggetto geloso si nutre di dubbi, di cui riconosce l’infondatezza, che lo angosciano e lo inducono ad un controllo ossessivo, oggi reso più facile dalla messaggistica istantanea che consente verifiche in tempo reale.

Il soggetto geloso attua condotte volte ad allontanare il partner dal possibile rivale, denigrandone e sminuendone la figura, in realtà siffatti comportamenti minano ulteriormente la stabilità della relazione e sviliscono ulteriormente il rapporto, già compromesso, fino a determinarne la rottura definitiva.

Fin qui si sono analizzati gli aspetti della gelosia che attinge i rapporti di coppia, ma non sempre si è gelosi del partner o della partner, il demone dagli occhi verdi s’incunea anche nei rapporti di vicinato, di colleganza, di amicizia, non ha necessariamente una connotazione sentimentale.

Si può essere gelosi del collega che progredisce nella carriera, dell’amico che si laurea, del vicino di casa che va in crociera.

Se l’invidia è strettamente connessa alla vita di relazione e può, quando non è malevola, essere uno sprone a migliorarsi, la gelosia ha sempre in se’ qualcosa di torbido, legato ad un senso di inferiorità, talvolta travestito da una supervalutazione di se stessi, che induce a guardare l’altro  con occhio critico e sminuirne le qualità.

Del resto viviamo in una società competitiva e convulsa che ci spinge ad essere sempre un passo avanti agli altri, non siamo più capaci di veri sentimenti di fratellanza; ogni mattina la corazza ci attende e la indossiamo con la pazienza di un mulo che porta il basto, diventa sempre più complesso trovare un baricentro che ci consenta di essere equanimi e scevri da sottili perfidie.

“Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessun altro” (Mark Twain)

                                                                                                                                        Sara Spagnoletti


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