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Da uomo della strada, posso dire la mia?

Politica italiana

Alla scuola di trasmissioni di San Giorgio a Cremano (NA) insegnavano il dietrofront scomponendolo in cinque movimenti. 1) passo sinistro;2) passo destro; 3) rotazione di 180°; 4) passo destro; 5) passo sinistro marcato, e via.

In politica le giravolte hanno gli stessi tempi, cambiano solo le definizioni. Prendiamo l’ultima di Renzi. 1) siamo garantisti; 2) ci asteniamo in commissione; 3) giravolta; 4) votiamo a favore del processo a Salvini; 5) giustificazioni cui nessuno crede e si ricomincia.

Racconto un fatto.

 A causa della chiusura di un quotidiano a tiratura poco più che regionale, Sicilia orientale e bassa Calabria per dirla tutta, un ragazzo ancora studentello, il quale, in verità, più che frequentare il liceo si limitava a bazzicargli attorno, rimase senza corrispondenza. Quindi senza qualche liretta. Grazie all’aiuto di un notabile del paese fu segnalato ad una  testata dell’epoca con sede a Palermo, L’Ora. Magnifico giornale del pomeriggio diretto per molti anni da Vittorio Nisticò, sempre in prima fila contro la mafia tanto da contare tre vittime tra i suoi giornalisti, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro e Giovanni Spampinato. Quelli erano gli anni i cui gli strilloni del quotidiano percorrevano la città gridando in siciliano: “quanti ni ammazzaru stainnata; cu ammazzaru stainnata”.

Il giornale piaceva, l’unico neo era costituito dal fatto che in paese il quotidiano arrivava quasi sempre il giorno dopo. Infatti, stampate dopo le 10 di mattina le varie edizioni, a Messina le copie arrivavano intorno alle 12 in quanto ben collegata col capoluogo, ma per gli altri centri più lontani quali Catania, Siracusa e paesi della costa ionica veniva a mancare spesso la tempestività della notizia.

Il giornale era di chiara tendenza comunista, con alcune sponsorizzazioni provenienti dall’Unità al pari di Paese Sera. Sennonché, il giovane cronista e liceale a corrente alternata, era di tendenze almirantiane, pertanto vicino al MSI.  La diversità politica rappresentava una questione inquietante, gli pareva, infatti, di mancare di riguardo a se e agli altri, specie ritenendo che tutti i collaboratori e i lettori della testata fossero almeno di sinistra. Dopo avere ben pensato e ripensato decise di passare la mano. Non senza dispiacere poiché scrivere per l’Ora, giornale fondato dalla mitica famiglia Florio, era un privilegio non secondario.

Passano gli anni e, un giorno, l’ex liceale, ex corrispondente, divenuto modesto funzionario statale, legge che il giornalista di punta del quotidiano, L’Ora, vale a dire Mauro di Mauro, ucciso dalla mafia, era stato un volontario della X Flottiglia Mas, appartenente alla RSI, nonché vice questore a Roma al tempo dell’occupazione nazista.

Non giudico De Mauro e tanto meno Nisticò, ci mancherebbe, ma questi sono i fatti.

Che prezzo ebbe ieri un po’ di coerenza? Nulla da paragonare ai grandi sacrifici dei martiri cristiani e degli irredentisti per carità, ma in ogni caso il giovane nel piccolo pagò daziò.

 E, quanto costa un po’ di coerenza oggi in spicchi di Parlamento? Molto, troppo. Più dei pochi spiccioli ritratti da una corrispondenza di allora. Si rischia di perdere gli stipendi che non sono male; le tessere delle tribune che sono comode; i viaggi gratis anche in agosto, a parlamento chiuso, e a prescindere da quanto sei lontano dal tuo collegio, che appetiscono, ecc., pertanto ne vale la pena?

E quell’ex corrispondente? E’ qui come “L’uomo della strada”.

Giuseppe Rinaldi

girinaldi@libero.it


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