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Il Governo del Salvo intese di fronte ai problemi gravi del Paese

Politica italiana

Raffaele Vairo

SALVO INTESE: una formula magica? Per ora, se magica è, lo è solo nella mente dei partiti di maggioranza, che non sanno decidere perché condizionati da ideologie per la verità molto simili ai dogmi di fede. Solo che i dogmi possono avere un valore e una consistenza in materia religiosa, ma in politica producono danni che possono diventare irreversibili. Salvo intese è un chiaro segno che i partiti della coalizione vogliono offrire solo l’apparenza dell’accordo. E’ una riserva mentale con la quale si vuole offrire l’apparenza di unità della coalizione governativa. Unità che non c’è! Sembra, piuttosto, che tra i partiti di maggioranza ci sia disaccordo su tutto. La responsabilità non è ascrivibile solo ai capricci dei 5 stelle e dei renziani. E’ anche del PD che non sa imporre una chiara linea che porti a risollevare l’Italia dalla crisi che l’attanaglia. Governare vuol dire mediare. Specialmente in un governo di coalizione.

La politica è l’arte del compromesso. Non un compromesso al ribasso. Evidentemente una certa ideologia non consente compromessi, perchè ritenuti pratiche disonorevoli. Quindi i politici afflitti da una certa ideologia non consentiranno mai alcun compromesso, neanche se finalizzato al conseguimento di un interesse pubblico. D’altra parte, per avere una visione del futuro, occorre essere statisti. Ma, a quanto pare, i nostri rappresentanti in Parlamento, sia della maggioranza sia dell’opposizione, non riescono a immaginare un futuro migliore per le nostre generazioni. Non sono Statisti, ma politicanti che guardano solo al loro patrimonio elettorale. Nani della politica in un momento che richiede grande consapevolezza e una chiara visione delle riforme strutturali necessarie per far ripartire il Paese.

Giuseppe Conte sembrava un gigante in mezzo ai tanti nani che occupano le sacre stanze del Parlamento e di Palazzo Chigi. Ma, forse, i tanti veti incrociati all’interno della maggioranza gli impediscono di esercitare in pieno il ruolo che la Costituzione gli assegna.

Ma veniamo al dunque. Tutti sappiamo che la riforma delle riforme sarebbe quella della burocrazia. Sono anni che se ne parla. C’è stato un governo, quello presieduto da Berlusconi, che era retto da una maggioranza molto consistente (maggioranza bulgara), che tra le cose da realizzare si era prefisso quella di riformare la pubblica amministrazione. L’ha fatto? No. Impegnato a risolvere i propri problemi giudiziari, il presidente Berlusconi si è occupato quasi esclusivamente di giustizia. Ha abolito e/o trasformato i reati che più gli stavano a cuore, ha ridotto i tempi della prescrizione per rendere nulli processi già avviati, ma si è dimenticato di realizzare le riforme promesse in campagne elettorali. Inutile dire che i suoi partner politici, Lega e Fratelli d’Italia, anche se sotto altro nome, offrivano il loro incondizionato appoggio a scelte prive di valore politico, al solo scopo di conservare posti di potere. E così travolsero i principi giuridici secondo i quali le leggi dovevano essere astratte e generali trasformandole in leggi ad personam o, in qualche caso, contra personam. Leggi che favorivano indagati anche di reati gravi e nuocevano all’interesse generale. Quindi le buone intenzioni proclamate in campagne elettorali venivano mandate nel dimenticatoio a elezioni avvenute. Salvo, poi, quando le maggioranze sono cambiate, accusare quelle nuove di non fare ciò che avrebbero dovuto fare loro a tempo debito. Conte, che ha meritato la stima dell’Europa per i successi ottenuti contro la pandemia, ora rischia di guadagnarsi la fama di Mister Tentenna. Giudizio che, per lo stato attuale dell’economia, sarebbe bene non guadagnarlo. Non per sé. Nell’interesse del Paese e delle numerose famiglie prostrate dal Covid-19. Ma cosa c’è che non va? Le norme proposte per la semplificazione, ma non solo, non possono essere assoggettate, con la formula salvo intese, agli incostanti umori di certi personaggi politici. La legislazione deve osservare regole semplici ed evitare, come è costume italiano, i richiami a norme precedenti che rischiano di creare confusione e timori negli operatori e, quindi, di produrre risultati non voluti, che si volevano evitare. Ma, cosa ancora più allarmante, quel salvo intese inquieta i sindaci che temono di vedere peggiorate le procedure che si vorrebbe semplificare. Quel salvo intese è una formula ambigua che serve solo a placare momentaneamente i malumori, spesso ingiustificati, che serpeggiano in alcuni settori della maggioranza (Italia Viva e 5 Stelle). Il Presidente Conte deve essere più deciso. Perché l’occasione che ci viene offerta dall’Europa è un treno che non possiamo perdere. Le indecisioni e la formulazione di progetti inconsistenti indurrebbero le istituzioni europee a rivedere, in una visione restrittiva, i loro programmi di finanziamento. E la responsabilità sarebbe esclusivamente nostra, senza alcuna possibilità di attribuirla ai Paesi cd frugali.

Forza e coraggio, Presidente Conte. Eviti di passare alla storia come colui che non ha saputo cogliere l’occasione per una seria riforma dello Stato. La crescita del Paese ora è nelle sue mani, eviti di farsi condizionare dai capricci di coloro che si sentono illuminati da visioni ideologiche ormai superate. Richiami i partner del Governo al senso dello Stato e al dovere che il Governo ha di realizzare riforme che vanno nel senso di migliorare la vita di tutti noi. In caso contrario la Storia farà giustizia e ricorderà il Governo, il Governo Conte, per la sua incapacità di interpretare i veri bisogni dei cittadini.

Raffaele Vairo


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