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Riflessioni referendarie  

Politica italiana e internazionale

Alle porte dell’autunno, gli italiani saranno chiamati al voto per esprimere il loro parere referendario sulla riduzione del numero dei Membri del nostro Potere Legislativo. Data la Pandemia, già c’era stato il rinvio di primavera. Non ci sarà un “quorum”. Il numero dei “SI” e dei “NO” farà la differenza. Nel frattempo, l’attuale parlamento avrebbe ancora il tempo per proporre una nuova legge elettorale che, a nostro avviso, potrebbe già essere utile per il prossimo anno. Quello di possibili elezioni politiche anticipate. Per il passato, l’abbiamo sollecitata elencando le nostre motivazioni. Non c’è stato riscontro. Le Legislature precedenti sono finite con promesse non mantenute. La prossima potrebbe essere, finalmente, all’altezza di un suo ruolo più coerente.

 Anche perché, da noi, c’è da ritrovare, anche a livello stellato, quella forza d’aggregazione andata perduta per gli interessi che hanno destato gli appetiti di chi avrebbe dovuto solo sviluppare un progetto politico europeo anche per le conseguenze del Covid-19. Intanto, gli aiuti economici concordati saranno operativi, salvo “novità”, dal prossimo anno.

Dopo il Referendum, resteranno da focalizzare, comunque, le regole di democrazia partecipativa. Con meno apparenza e più sostanza. Con l’applicazione, senza riserve, dei programmi di un Parlamento che potrebbe essere ridotto negli elementi, ma non nelle rappresentanze politiche. Anche l’organigramma UE potrebbe essere, si voglia o no, a una svolta. Sul campo, però, resterebbero ancora tanti problemi propri del Vecchio Continente. La questione, in conclusione, rimarrà, politica e, di conseguenza, anche economica.

Circa i risultati referendari, data l’assenza di un “quorum, ” non siamo nelle condizioni per fare delle oggettive previsioni. Certo è che si potrebbe evidenziare un luogo di confronto per verificare quanto potrà incidere, nella realtà, la politica nazionale con un Parlamento “ridimensionato” nel numero dei rappresentanti ma non dei partiti. Con l’auspicata risoluzione dei complessi problemi che non sono stati affrontati dal Parlamento potenzialmente uscente.

Giorgio Brignola


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