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Rousseau e doppio mandato, i due bubboni dentro il Movimento

Politica

Giorni di tensioni dentro alla formazione guidata da Vito Crimi. E c’è anche un terzo nodo politico che dicide i parlamentari e che non si riesce a sciogliere

 
 

© Francesco Fotia/AGF – Di Maio e Crimi

AGI – “La mina del doppio mandato? Prima o poi scoppierà anche questo ‘bubbone'”. È una espressione un po’ colorita quella che utilizza un ‘big’ M5s ma che la dice lunga sulla tensione interna nel Movimento, già messo a dura prova dal braccio di ferro con gli alleati sui dossier e dall’esito della partita sulle presidenze di commissioni.

Il sospetto, in realtà da tempo ormai, è che Casaleggio voglia, mantenendo questa regola, salvaguardare “solo – dice la stessa fonte – i suoi ‘sodali'”, ovvero Di Battista e ‘salvare’ con uno stratagemma la Raggi. Ma non è questo (almeno per ora) il nodo del contendere nel Movimento, anche se c’è la spinta da piu’ parti nel cambiare uno dei ‘dogmi’ M5s.

Sotto traccia è sempre più teso il confronto sul ruolo dell’associazione ‘Rousseau’ e sulla necessità di dar vita ad un organismo collegiale, con un capo politico che abbia la funzione di interagire con le altre forze politiche su un mandato di una segreteria.

Il nodo Rousseau

A questa ipotesi si oppone soprattutto Casaleggio e fino a settembre – parere unanime tra i pentastellati – non si muoverà foglia. Ma qualora l’associazione con sede a Milano dovesse spingere per perpetuare lo ‘status quo’ o preparare, con la kermesse del 4 ottobre, la successione di ‘Dibba’ a prossimo leader, potrebbe partire un’operazione che potrebbe cambiare il volto del Movimento.

L’estrema mossa di chi contesta la gestione della piattaforma web è quella di ‘espellere’ Rousseau. Attraverso una mozione per imporre una modifica dello statuto. Un atto politico firmato dai gruppi per estromettere l’associazione dalla vita del Movimento, mettere fine alle votazioni e alle decisioni che – questa la critica ricorrente – vengono calate dall’alto.

Nel mirino c’è il figlio di Gianroberto considerato sempre più da una buona parte dei gruppi parlamentari un corpo estraneo che “sta tentando di dettare l’agenda, un soggetto non politico che vuole fare politica finanziato da noi politici”, dice un altro pentastellato.

L’accordo tra i ‘big’ per dare vita ad un ‘direttorio’ già c’è ma l’impasse che si registra è destinato a cessare dopo il 21 settembre, ovvero dopo le Regionali. Il fronte di chi vuole una “svolta” sui vertici del Movimento a quel punto – secondo quanto si apprende – si muoverà in maniera autonoma, anche se sul metodo da utilizzare è in corso un dialogo. Punta ad un confronto con Casaleggio e Di Battista ma in mancanza di un’intesa non esclude una prova di forza. Ovvero quella di decidere di fare a meno della piattaforma e di tentare di prendersi il simbolo il cui garante resta Beppe Grillo ma che – spiega un esponente M5s – “è costituzionalmente in mano ai gruppi”.

Ci sarebbero già stati contatti informali con il fondatore per coinvolgerlo nella strategia di allargare i vertici, anche se Grillo – osservano più deputati e senatori – da settimane è scomparso dai radar.

La diatriba del simbolo

Quella del simbolo è una diatriba che si trascina da tempo ma la novità è che la determinazione di chi ritiene ‘Rousseau’ in questo momento un elemento non funzionale ne’ al Movimento né al governo, come ‘exit strategy’ ritiene che se ne possa fare a meno. Sotto traccia la protesta va avanti da tempo.

L’ennesima riunione alla quale hanno preso parte tutti i referenti delle anime M5s si è tenuta ieri alla Camera. E un’altra c’è stata al Senato. Un primo documento anti-Casaleggio, preparato dalla deputata Nesci, è stato firmato da una trentina di deputati e da molti senatori. Moltissimi altri, compresi i ‘big’, attendono ma fonti parlamentari riferiscono che ne condividono la linea.

Tra le critiche mosse all’associazione quella di non mettersi a disposizione dell’esecutivo e del Movimento ma pesano anche le e-mail spedite ai parlamentari morosi, anche se sul tema delle rendicontazioni in molti, a partire dai ‘big’ coinvolti, sarebbero disponibili a rientrare. L’obiettivo di chi sta portando avanti la battaglia per modificare la struttura (e lo statuto) del Movimento è quello di arrivare ad una larga convergenza per poi far pesare, anche con un documento, la necessita’ che ‘Rousseau’ torni a disposizione di chi è in prima linea. Altrimenti scatterebbe il ‘piano B’.

Il malessere nei gruppi parlamentari è legato alle ultime vicende interne. Per di più l’irritazione è pure sulle liste. L’associazione – denuncia un senatore – ha reso ancora più burocratico l’iter della certificazione dei candidati e ha chiesto da tempo i certificati penali dei candidati, senza capire che in epoca Covid le operazioni sono più difficoltose. Dietro le quinte resta il nodo sulla collocazione anche se – fa notare un altro parlamentare – sulla battaglia su ‘Rousseau’ c’e’ un’ampia condivisione.

Il tema della leadership

Oggi sul tema della leadership è tornato il sottosegretario M5s Villarosa: “Abbiamo – il suo ragionamento – 209 miliardi di euro del Recovery Fund da gestire e per questa ragione e’ opportuno avere un leader realmente legittimato. Chiudiamo quanto prima la parentesi della reggenza e diamo ‘voce’ nuovamente a parlamentari ed attivisti”. Oggi poi i fari dei deputati si sono accesi sulla diffusione del bilancio interno, tra le cui voci c’è anche la spesa di 785mila 127 euro in “consulenze per la comunicazione”.


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