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Aiutiamo i giovani a recuperare il senso del divieto, dice Ferrarotti

Cronaca

Intervista al sociologo 94enne. “A Ferragosto gli italiani imparino a perdere tempo. Approfittino di questa giornata di riposo per dare a sé stessi il grande beneficio di non essere assillati da nulla”

 
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© AGF – Franco Ferrarotti

AGI – “A Ferragosto gli italiani imparino a perdere tempo. Approfittino di questa giornata di riposo per dare a sé stessi il grande beneficio di non essere assillati da nulla, per accettare la musica del silenzio e godere della solitudine”. Lo dice all’AGI il sociologo Franco Ferrarotti, 94 anni lucidamente portati, da sempre acuto osservatore degli italiani.

“La parola feriae significa riposo. E il riposo – sottolinea – è la ricetta migliore contro il male dell’ansia che nella nostra società è epidemica come il coronavirus. Soffriamo tutti di un’ansia immotivata e pervasiva, si corre senza motivo, siamo come viaggiatori frettolosi che hanno dimenticato lo scopo del viaggio. La nostra è una società panlavorista e cronofagica, vendiamo il nostro tempo di vita per il lavoro e arriviamo alla morte prima di aver vissuto”.

Questo è un anno particolare per colpa della pandemia, ma secondo il padre della sociologia in Italia, “gli italiani hanno dato prova di una adattabilità e flessibilità caratteriale e mentale straordinaria. Ci sono stati alcuni casi di disagio – sottolinea Ferrotti – però tutto sommato hanno tollerato la clausura abbastanza bene. L’Italia, quando è costretta a riscoprire la famiglia, che è la base della sicurezza psicologica, e la coesione nazionale, è come un sommergibile che passa sotto la grande crisi”.

Ferrarotti giudica positivamente il fatto che quest’anno gran parte dei nostri connazionali sceglierà di fare vacanze in Italia. “Costretti a non scappare alle Maldive o in altri paradisi esotici per la paura del Covid, spero che gli italiani finalmente riscoprano questo bellissimo paese. La varietà locale – sottolinea – è il grande fascino dell’Italia. Abbiamo montagne meravigliose come le Dolomiti, conosciute in tutto il mondo, ma penso ai piccoli paesi dell’Abruzzo, della Sicilia, di tutto il Mezzogiorno che ha monumenti ancestrali di una nobiltà assoluta”.

I giovani e il senso del divieto

Quanto ai giovani, che invece all’estero ci vanno eccome, – Spagna, Croazia e Grecia le località predilette – e non rinunciano a tuffarsi nella movida, spesso ignorando distanze e mascherine, il giudizio del sociologo è netto: “Occorre che i giovani capiscano che c’è un limite. La movida deve fermarsi quando entra in gioco la sicurezza e la libertà degli altri. In un certo senso dobbiamo ringraziare il virus che ci fa recuperare il senso del divieto”.

Le discoteche che non rispettano le regole di sicurezza dovrebbero chiudere? “Non conosco la realta’ dei singoli luoghi, ma in generale dico che le regole per i luoghi pubblici ci sono e bisogna farle rispettare. Purtroppo l’Italia è un paese in cui ci sono troppe regole, e spesso una è in contraddizione con l’altra. Motivo per cui ci si sente autorizzati a violarle a cuor leggero. Inoltre, siamo il popolo – e questo è un nostro aspetto pittoresco e affascinante – che pensa che le regole esistano per il gusto di violarle. Ma questo non è possibile quando la violazione comporta un danno per gli altri”.

Gioventù fotogenica

Perché i giovani sono meno attenti alle regole? “Abbiamo una gioventù fotogenica, mantenuta e del tutto scriteriata – annota Ferrarotti – Mi spiego. I ragazzi di oggi sono estremamente narcisisti e selfie-dipendenti, perché vivono nella società dello spettacolo, dove chi non è fotografato non esiste. Non lavorano e spesso a sostentarli sono i padri, le madri, le vecchie zie. Ma, per la verità, lo sbandamento dei giovani è da attribuire a un peccato di omissione grave della classe intermedia, cioè dei loro genitori. C’è stata una vera e propria carenza di tempo formativo e pedagogico, un errore grave e mortale. Inoltre il retaggio della cultura sessantottina ha fatto credere che la spontaneità, il “vietato vietare” corrisponda alla creatività, quando la creatività è invece frutto di introspezione e di un processo educativo”. 


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