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Visita di Lamorgese in Tunisia. Sbarchi in aumento, ma “molti autonomi”

Politica

Il ministro dell’Interno a Tunisi con Di Maio per concordare con il governo locale le misure di contrasto all’immigrazione clandestina. I numeri crescono, ma per il governo molto è dovuto all’emergenza Covid 

 

© Agf – Giuseppe Conte e Luciana Lamorgese

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, oggi andrà in Tunisia insieme al ministro degli esteri, Luigi Di Maio, e a due commissari Ue, per concordare con il governo locale le misure di contrasto all’immigrazione clandestina verso l’Italia. Immigrazione che nel complesso presenta numeri “in crescita ma non elevatissimi, difficili da gestire perchè molti sbarchi sono autonomi”, tanto da far dire al ministro che “il vero problema non sono le cifre ma il Covid” con l’esigenza di far svolgere la quarantena a chi arriva.

Lamorgese ha poi detto che il decreto Immigrazione è chiuso e sarà esaminato a settembre, mentre sulla fase 3 sono necessarie linee comuni sui locali di divertimento.

Il ministro ha parlato oggi nella tradizionale conferenza stampa di Ferragosto, tenuta a Milano, dove si è svolto il Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica. “L’abbiamo fatto a Milano per un segno di vicinanza al territorio particolarmente colpito dalla pandemia” ha detto, negando poi che la città presenti particolari problemi di sicurezza, secondo quanto affermato dalle forze di opposizione.

“Milano la conosco bene – sostiene – posso dire che è una città assolutamente sicura. Proprio oggi sono stati arrestati due dei tre autori di rapine ai tassisti, vuol dire che l’attività di contrasto funziona. Le forze di Polizia a Milano hanno numeri elevati, circa 11.000, più il contingente di Strade Sicure, 900 in tutta la Lombardia.

C’è grande impegno da parte di tutte le istituzioni, a Milano si lavora davvero in team, al di là delle appartenenze politiche emerge l’interesse di tutti per questo territorio. Dire che è il Far West significa strumentalizzare gli episodi che capitano in tutte le grandi città. Milano è sicura e ha ottime forze di polizia come tutto il territorio nazionale”.

Lunedì dunque è in programma la visita in Tunisia. “Avevo telefonato alla commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson – ricorda – le avevo detto che l’Europa deve farsi carico di un problema così gravoso che ricadeva sull’Italia. La Tunisia è una giovane democrazia che va supportata, le ho detto che sarebbe opportuno andare insieme in Tunisia, laggiù ci hanno detto che non avevano mai visto l’Europa”.

Nel viaggio anche il commissario al Vicinato Oliver Varhelyi. Con la Tunisia comunque “ci sono ottimi rapporti, abbiamo fatto ricominciare i rimpatri di migranti al ritmo di 80 persone a settimana e loro operano per sgominare le bande criminali che da Sfax organizzano i viaggi verso l’Italia”.

I numeri sull’arrivo di migranti poi “non sono elevatissimi, certamente più alti dell’anno scorso, ma dovuti alla situazione di crisi economica e sociale della Tunisia”, Inoltre si tratta di sbarchi autonomi “fino a 22 in un giorno, difficilmente gestibili”. “Bisogna sempre contestualizzare le situazioni, oggi la Tunisia è in grave crisi, famiglie intere sono partite pensando di trovare migliori condizioni di vita in Italia. Gli arrivi così numerosi, circa 15.000 persone, sono determinati da sbarchi autonomi difficilmente gestibili, nel senso di fermarli in mezzo al mare, erano piccole imbarcazioni, gommoni”.

Il problema dunque “non sono i numeri degli sbarchi, ma il Covid-19”. Con il coronavirus “c’è necessità di un sistema di tutele sia per le popolazioni che accolgono i migranti sia per i migranti stessi. Chi arriva viene sottoposto a tampone, se emergono dei positivi c’è la difficoltà di organizzare l’accoglienza e la quarantena. Viene praticato il tampone e laddove è positivo la persona deve essere curata mentre gli altri devono osservare un isolamento di 14 giorni”.

A questo scopo, ha aggiunto, “abbiamo noleggiato due navi per la quarantena e cerchiamo anche altre strutture come caserme” Sul tema il governo interverrà con il decreto Immigrazione a settembre. “Il testo è stato chiuso con le parti politiche della maggioranza. Verrà esaminato appena il presidente del Consiglio lo riterrà opportuno, dopo il periodo estivo, se ne parlerà a settembre. Non abbiamo toccato gli aspetti della sicurezza ma la parte immigrazione, andando a recepire le osservazioni della presidenza della Repubblica”.

Quanto alle preoccupazioni dei sindaci per la nuova organizzazione dell’accoglienza, “quello che era una volta lo Sprar e che chiameremo Sai, Sistema di accoglienza, prevediamo che i comuni se ne facciano carico ma tenendo conto delle risorse economiche disponibili. Fatti i calcoli, ce ne vogliono di ingenti, lo vedremo a regime nel tempo, ci si arriverà gradualmente”.

Il ministro interviene anche nel dibattito sulla movida e sui locali di divertimento, per cui “serve una regia nazionale, ritengo ci debba essere quanto prima una Conferenza stato regioni per determinare linee comuni”. “Prima di pensare a quando arriverà un’altra ondata di Covid – aggiunge -occorre che noi stessi abbiamo grande senso di responsabilità, i giovani in primo luogo. Non è che ogni poliziotto o finanziere puo’ star dietro al singolo, ci vuole massima responsabilità. La situazione al momento non desta preoccupazioni, non sappiamo cosa verrà, ma molto dipende dai comportamenti soggettivi, dal distanziamento, dalla mascherina, dal non tenere comportamenti leggeri che possono ricadere su ciascuno di noi”. 


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