fbpx

Apice, paese fantasma. Terremoto dimenticato  21 agosto 1962

Campania

Apice (vecchia), paese in provincia di Benevento, è scivolata inesorabilmente verso il silenzio e la rovina a cominciare da quel 21 agosto del 1962, alle ore 19,30, quando due scosse di terremoto del VI e VII grado della scala Mercalli, causarono 17 morti, danneggiando la maggior parte degli edifici. L’evento, che interessò le provincie di Avellino e Benevento, ebbe una magnitudo 6,1 Richter. I danni furono ingenti, ma non subito quantificati nella loro gravità. Molte case rimasero, infatti, in piedi pur se profondamente danneggiate. Si trattava perlopiù di abitazioni edificate due – trecento anni prima. Questo stato di cose indusse a sottovalutare la stabilità delle abitazioni e a diffondere l’appelativo di “terremoto bianco”. In realtà le abitazioni, pur se non collassate, avevano al loro interno profonde cicatrici ed erano inagibili. Lo scotto si pagò nel novembre del 1980 quando un successivo sisma di magnitudo 6,9 della scala Richter, ne determinò il definitivo crollo.

Gli abitanti di Apice decisero così di seguire le indicazioni delle autorità e trasferirsi in un nuovo insediamento costruito, nel frattempo, sulla collina di fronte. Non tutti presero in fretta tale decisione, alcuni si trattennero il più possibile nel vecchio insediamento, in special modo il barbiere del luogo che tenne aperta la bottega sino al 2010.

La gente di questi luoghi è con ogni probabilità discendente dagli Opici, popolo di ceppo proto latino provenienti da Puglia e Lucania, ma furono i romani a popolare più organicamente queste terre, tanto che il nome Apice si vuole derivi da Marcus Apicius, funzionario del senato romano, incaricato di lottizzare appezzamenti di territorio per darlo ai veterani legionari. Poco distante dal disabitato centro storico c’è il convento di san Francesco. Fu fatto costruire su una collina dallo stesso santo nel 1222. “Il convento era per i frati luogo di preghiera e di lavoro; esso ha la pianta quadrata e all’interno conserva le celle dei monaci. Unita al convento c’è la chiesa, la cui facciata è ben conservata, di stile gotico. Si narra, che durante la costruzione del convento i frati non riuscendo a spostare una roccia enorme e molto pesante si rivolsero al santo, che con solo tre dita la sollevò facendo sgorgare in quel luogo acqua limpida e fresca. La sorgente esiste ancora oggi è chiamata “Fonte Miracolosa”; si trova sotto le mura del convento, di fronte al luogo dove c’era la cella di San Francesco e vi si accede passando per una grotta. A sinistra della fonte ancora oggi c’è la pietra sulla quale si possono notare, benché corrose dal tempo, le impronte delle dita del santo”.

Non da oggi si pensa di recuperare il centro urbano come testimonianza del passato mettendo in sicurezza strade e palazzi. I primi progetti datano 1965. Il lavoro si presenta, però, impegnativo ed ecco la ragione per cui il progetto non è andato avanti. Tra l’altro si tratterebbe di eliminare e contrastare la lussureggiante vegetazione, che nel tempo si è riappropriata del paese. E’ penetrata nelle case e nei solai, sbucando da porte e finestre.

Gli appassionati Urbexer, vale a dire i visitatori di centri disabitati, che si sono spinti sino ad Apice, aggirando i divieti, raccontano di botteghe ove si possono vedere ancora auto dell’epoca ridotte in cattive condizioni e che non saranno mai riparate. Di bare pronte per essere vendute. Di macchine utensili nei laboratori e di elettrodomestici nelle abitazioni.

Apice, in ogni caso, non è il solo paese fantasma del meridione Italia. Pentadattilo in Calabria, Craco in Basilicata dove si sono girate alcune scene del Cristo di Mel Giibson, Monterano nel Lazio, un set cinematografico per eccellenza, si ricorda Ben-Hur e tanti altri se ne trovano in questa parte dello Stivale. Al nord ci piace rammentare la vecchia Bussana. Un piccolo borgo ligure, frazione di Sanremo, in provincia di Imperia. Fu abbandonato dopo il grave sisma del 1887 e rifondato a pochi chilometri dalla sede originale. Il paese primitivo è conosciuto giacché ospita una “comune” di artisti che organizza ancora oggi eventi e ha assunto il nome di Villaggio Internazionale.

Se non sono i terremoti sono le alluvioni e le frane che trasformano centri urbani ricchi di storia in città fantasma. Si dice che il sisma di per sé non uccide ma sono i crolli a farlo. Si dice anche che le alluvioni e le frane arrecherebbero meno danni se l’uomo rispettasse di più la natura. Comunque la giri la verità è una sola, la natura privata del genere umano sopravvive benissimo poiché è in condizione di generare e generarsi. Non così l’uomo senza la natura. Questa soggezione dovrebbe, ogni tanto, farci riflettere.

Giuseppe Rinaldi

girinaldi@libero.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE