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È tempo di playoff (nella bolla) per la NBA. Una guida

Sport & Motori

In Florida il fattore campo non varrà. E se a Ovest sono le squadre di Los Angeles ad avere in mano le migliori carte per arrivare in fondo, a Est sono Milwaukee e Toronto a rinnovare le loro ambizioni di vittoria

© Afp – LeBron James, Kawhi Leonard. NBA

Da oggi nella bolla di Orlando farà ancora più caldo. Terminate le 8 partite di regular season e lo “spareggio” (play in) la NBA ha definito la griglia di partenza di questi strani playoff, fortemente influenzati dalla pandemia da Covid. Sedici squadre al via senza modifiche al regolamento: ogni serie si svolgerà al meglio delle 7 partite, Eastern conference da una parte del tabellone e Western conference dall’altra.

Unica eccezione, per l’appunto, il luogo: il fattore casalingo stavolta potrebbe non incidere sull’avvenire dei playoff visto che tutte le gare, dal lunedì 17 agosto a (eventualmente) a martedì 13 ottobre, si terranno sui parquet della Florida. E se a Ovest sono le squadre di Los Angeles ad avere in mano le migliori carte per arrivare in fondo, a Est sono Milwaukee e Toronto a rinnovare le loro ambizioni di vittoria. Ma andiamo con ordine.

Eastern Conference

Milwaukee (1) – Orlando (8)

I Magic “giocherebbero” in casa visto che l’ospitalità della Disney (proprietaria di Espn) dista pochi chilometri, in linea d’aria, dall’Amway Center, la loro casa. Ma fermare i Bucks e Giannis Antetokounmpo sembra un’impresa fuori dalla portata dei ragazzi di Steve Clifford. Il greco di origine nigeriana dopo non essere riuscito a portare la franchigia alla finale NBA dell’anno passato, e dopo i mondiali deludenti con la maglia della Grecia, ha un’unica missione in testa: smentire chi già lo dipinge come un fuoriclasse assoluto ma senza le capacità necessarie per guidare in solitaria una squadra da titolo. Oltre a questo, i Bucks di Budenholzer arrivano al post-season con il miglior record della Lega (57 vinte e 17 perse) e difficilmente si faranno sorprendere al primo turno di playoff. Orlando, squadra corta e discontinua, è l’agnello sacrificale sull’altare dei sogni di Milwaukee. 

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© Afp
Giannis Antetokounmpo

Toronto (2) – Brooklyn (7)

 I Nets sono arrivati alla bolla decimati e senza superstar (Irving e Durant, su tutte). Si parlava di una squadra già in vacanza, in attesa dell’anno prossimo e della stagione decisiva per la corsa al titolo. E invece i newyorchesi hanno stretto i ranghi e sono riusciti a difendere la settima posizione affidandosi al talento di Caris LeVert. Difficile però assistere a un ribaltone del pronostico che vede i canadesi, detentori del titolo, nettamente favoriti per il passaggio del turno. I Raptors, anche senza la carica del “North”, sono una squadra in salute, conscia dei propri mezzi e della possibilità di arrivare a difendere quel titolo storico conquistato poco più di un anno fa. Anche senza Kawhi Leonard, partito per la California. In Canada sono rimasti tutti gli altri: Siakam, Lowry, VanVleet e Gasol. E la doppietta, vista stagione e bolla, non è da escludere.

Boston (3) – Philadelphia (6)

Per tradizione è sicuramente la serie più affascinante di questo primo turno. Ma le due franchigie arrivano alla disfida in maniera diametralmente opposta. I Celtics sono in crescita, di gioco e risultati; i 76ers in difficoltà, tra dubbi sul futuro e assenze. Con Walker, Brown e Tatum, i Celtics hanno trovato un assetto solido in grado di coprire le pecche, soprattutto difensive, sotto canestro. Ed è proprio nella sfida tra “centri” che Philadelphia potrebbero costruire le sue chance di vittoria. Ovvero affidandosi a Joel Embiid, l’unica vera stella della squadra, visto l’infortunio di Ben Simmons. L’incostanza ha contraddistinto la stagione della franchigia della città dell’amore fraterno, ma è proprio questa imprevedibilità a rappresentare il maggior pericolo Boston. 

Indiana (4) – Miami (5)

Alzi la mano chi è sicuro del proprio pronostico perché in questa serie è l’equilibrio a regnare sovrano. Ogni partita sarà combattuta, il livello di fisicità dei due roster è notevole, e sarà difficile vedere una squadra dominare sull’altra. Tante botte, sì, quella è una profezia facile. Il ritorno di Oladipo sul parquet potrebbe far pendere la bilancia in favore dei ragazzi di Nate McMillan, ma siamo alle sottigliezze. E con le sottigliezze, pur derivanti da un all-star, ai playoff non si vince. Le storie tese, parole e fatti, tra Jimmy Butler, punta degli Heat, e TJ Warren, rivelazione dei Pacers, hanno messo quel mordente in più dentro una rivalità che potrebbe rivelarsi tra le più combattute (e a chi piace questo tipo di pallacanestro, spettacolari) di questo primo giro. Almeno ad Est.

Western Conference

Lakers (1) – Portland (8)

La peggiore accoppiata possibile per i Lakers di LeBron James che vogliono tornare grandi dopo alcune stagioni alquanto deprimenti. Ma la squadra dell’Oregon ha voglia di stupire con un Damian Lillard appena eletto Mvp della “bolla”, e un Nurkic in grande forma sotto i tabelloni. Grazie alla loro stella, i Blazers hanno rimontato e riscritto le gerarchie per l’ottavo posto ai playoff. E, dopo aver battuto Memphis nello spareggio (play in) ora già sognano di ottenere lo scalpo più prestigioso. Resta l’incognita difesa, il vero tabù di Portland di questa stagione. I Lakers, nell’anno della scomparsa di Kobe Bryant, vogliono invece arrivare alla conquista dell’anello che, per il 36enne ‘King’ James, significherebbe la consacrazione nell’Olimpo del gioco. Il cast, Anthony Davis e Kyle Kuzma su tutti, è di primo livello. La resa dei conti nella post-season con i rivali cittadini dei Clippers è attesissima. Ma prima c’è da superare lo scoglio Portland. E non sarà una passeggiata. 

Clippers (2) – Dallas (7)

Si potrebbe fare lo stesso discorso per l’altra squadra di Los Angeles. I Clippers hanno tutto per vincere: panchina lunga, esperienza, coach vincente e due stelle in squadra, Leonard e George, ben coadiuvati dal resto del team. Ma dall’altra parte del parquet c’è la sfrontatezza e il talento infinito di Luka Doncic e la concretezza di un Porzingis che si è ritrovato in Texas dopo essersi perso buio nei meandri del Madison Square Garden. Il furore dell’est Europa, in un sistema di gioco oliato come quello di Rick Carlisle, allenatore capace come pochi di sorprendere giocatori e avversari, è una bomba a orologeria che rischia di scoppiare nelle mani avversarie. Nessuno oserebbe puntare grandi somme sui Mavs ma, per la banda di Doc Rivers, questa sfida rappresenta un duro banco di prova per testare le reali ambizioni di titolo. Riusciranno a disinnescare il pericolo? 

Denver (3) – Utah (6)

Sono due squadre che probabilmente non percorreranno un gande tragitto in questi playoff. Ma arrivare al secondo turno è un obiettivo prestigioso per entrambe. I Nuggets hanno vinto tutte le gare di stagione contro Utah ma i Jazz non partono certamente sconfitti, nonostante una chimica di squadra deteriorata dal coronavirus e “l’affaire Mitchell- Gobert”. I due punti di riferimento della squadra non vanno molto d’accordo, ormai è cosa nota. Eppure in campo, almeno fino ad adesso, sono riusciti ad andare oltre. Denver si affida a Jokic, su cui pende un gran punto interrogativo riguardo alle performance nelle gare che contano, e a un gioco efficace che ha pochi eguali nella NBA. Ottimo per superare il primo ostacolo, limitato, forse, per andare oltre. Qui, intanto, si prevedono 6, forse 7, partite.

Houston (4) – Oklahoma (5)

La sfida più delicata e affascinate di questo primo turno dei playoff. Stesso record finale (44-28), stessa voglia di stupire. I “piccoli” Rockets senza centri contro la voglia di rivalsa dei Thunder, dati per spacciati da tutti all’inizio della stagione. La voglia di riscatto degli ex, Chris Paul da una parte e Russell Westbrook dall’altra (anche se un infortunio costringerà Russ a saltare i primi match); la leadership roboante di James Harden e quella misurata, ma non meno decisiva, di Danilo Gallinari, unico italiano in questa post-season NBA.

Il neozelandese Steven Adams, armadio dalle mani sempre più gentili, potrebbe essere il rebus che Mike d’Antoni deve risolvere per non perdere la serie e, forse, la panchina. Se ci riuscirà Houston avrà “un problema” in meno. Gli ingredienti per una serie lunga e divertente ci sono tutti. Fare un pronostico sul risultato finale, invece, un azzardo troppo complicato.


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