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Ballate voi

Interviste & Opinioni

È tutta questione di contro effetti.

Parto da questa ultima, interessante notizia di questi giorni e degna di qualche considerazione. La chiusura delle discoteche.

Mi sembra relativamente evidente che la gioventù attuale, e non solo italiana, ma probabilmente mondiale, sia sostanzialmente orfana. Non possiamo credere che esistano genitori che condividono le scelte disgraziate e criminali operate dai loro figli colti da necessità impellente di muovere il loro corpo a tempo di musica.

Che il nostro governo fosse originale lo sapevamo già.

In effetti, è sempre stato difficile comprendere il perché le discoteche dovessero aprire, mentre dovevano rimanere chiuse le biblioteche, visto che nella nostra nazione non abbiamo mai visto assembramenti chilometrici di fronte a queste ultime. Ed ora, ci ritroviamo al punto di partenza, se non peggio, come era normalissimo attenderci, specialmente all’interno di una società italiana strutturata in questo modo, con una totale assenza di autorità genitoriale, rigore comportamentale e senso civico.

E, in questa situazione, i social non hanno aiutato a comprendere l’importanza di adottare comportamenti che avrebbero salvaguardato una reale esistenza in vita del Paese. Assistiamo a dichiarazioni semplicemente criminogene, nelle quali si promulga l’idea che zio Covid-19, e tutto ciò che questo comporta, sia tutta una fantomatica leggenda e che stiamo vivendo in una sorta di Matrix pandemico.

La vita di ciascun giovane esistente nel mondo è caratterizzata da un alto livello di socialità, ovviamente e giustamente. Dunque, pensare di riaprire le discoteche cercando di preservare gli individui dal contagio, che peraltro non era del tutto terminato, è stato semplicemente qualche cosa di ridicolo, folle ed imprudente. Ma non possiamo stupirci.

Vi è un altro elemento che non è stato ancora evidenziato: all’interno delle discoteche avvengono oltre ad un normalissimo spaccio di droghe d’abuso, anche prostituzione (tanto femminile quanto maschile), attività che sono sostanzialmente in mano alla criminalità organizzata. Chiudere le discoteche (centri economici nevralgici del Paese) significa sottrarre opportunità di affari importanti ad un settore produttivo che vincola totalmente la politica. In qualche modo il governo deve pensare anche alla criminalità, che comunque porta voti e posti di lavoro. Ora, è necessario che anche quest’ultima si adegui alle necessità di agevolare altri settori economici, come ad esempio tutto l’indotto legato al mondo della scuola, della cultura e dell’esistenza quotidiana.

Sarà quindi necessario un altro accordo Stato-Criminalità (come la storia italiana insegna). Ma non ci spaventano certamente queste intese, abbiamo, appunto, una tradizione da mantenere e conservare.

Pace e bene a tutti.
Evelyn Zappimbulso 


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