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Il linguaggio crudele di Avvenire

Cronaca

Secondo il quotidiano Avvenire di domenica 23 agosto, le nuove linee guida sull’aborto farmacologico che hanno annullato l’obbligo di ricovero per l’assunzione della pillola Ru486, violano la Costituzione. Nell’articolo si legge, tra l’altro: «La rete consultoriale nasce con la finalità esattamente opposta: fornire un’alternativa alle donne che pensano di trovarsi costrette dalle circostanze più varie a spegnere in grembo la vita del proprio bimbo».
E più avanti: “Ma è altrettanto innegabile come anche questa seconda norma non abbia inteso chiedere la collaborazione di queste strutture per la soppressione del bimbo nel ventre della gestante”.

Non entro nel merito della questione, ma nel merito del linguaggio. L’interruzione della gravidanza, al fine di rendere più grave l’atto, di ottenere maggiore effetto, di fare più impressione, viene definita “soppressione del bimbo nel ventre della gestante”. L’embrione o il feto, per Avvenire, sono già il “bimbo”. Sopprimere un bimbo è azione nefanda ed è reato gravissimo. Stesso effetto, con la frase: «spegnere in grembo la vita del proprio bimbo». E va be’, ma non è una crudeltà verso tante donne che magari per disperazione hanno interrotto la gravidanza? La stessa crudeltà di Giovanni Paolo II, il santo, che nell’enciclica Evangelium Vitae  ebbe  a definire omicidio l’aborto e l’eutanasia, e a metterli sullo stesso piano del fratricidio di Caino.

Karol Jozef Wojtya dimenticava che all’origine del fratricidio biblico, c’erano la gelosia, l’ira, l’odio profondo, sentimenti che non possono essere, ovviamente, all’origine dell’aborto e dell’eutanasia.

Renato Pierri


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