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Auteri: “Bari è un grande stimolo per me”

Sport & Motori

Foto: SSC Bari

Bentornato al Sud, mister, ovvero da dove non se n’è mai andato. E’ stato presentato in tarda mattinata il nuovo allenatore del Bari Gaetano Auteri. Quel volto solcato da qualche ruga dovuta, probabilmente, al suo grande, duro lavoro durante trent’anni trascorsi su panchine erose dal sole del sud Italia, ha evidenziato qualche solco lungo il viso come una specie di sorriso segno che, probabilmente, così burbero, poi, non sarà. Ma solo il tempo e le domande della stampa potranno dirlo.

Cosa pensa che significhi per lei allenare il Bari, una piazza diversa da quelle provinciali che ha allenato fino adesso?

Mi è capitato di essere molto vicino al Bari nell’anno dove il Bari mancò l’iscrizione in B, ma lo sono stato anche in precedenza quando c’era Guido Angelozzi, mio corregionale. Se Bari è un punto di arrivo? Non lo so, io cerco sempre di ottenere il massimo dal materiale a disposizione, con la mente mi piace essere completo, piedi a terra, e non volare troppo. Non è necessario essere sempre belli, occorre essere un gruppo coeso che sappia reggere le battaglie, del resto sia in casa che fuori giocheremo sempre con lo stesso atteggiamento”.

Ha trovato un buon organico? Sarà innestato da altri?

Questo è un gruppo che ha già dato dimostrazione di valere molto. Ho visto che ci sono sotto contratto giocatori di assoluto spessore e valore, poi sono dell’avviso che dopo una delusione come quella capitata al Bari a Reggio Emilia, si può anche ripartire più forti di prima e con una maggiore convinzione. Per ciò che concerne l’organico, non ho preclusioni verso nessuno. Pretendo, però, di vedere maggior convinzione, molta determinazione e grande senso di appartenenza da parte di tutti. Noi non siamo altro che il braccio di un progetto che la società ci ha affidato. Faremo tutto ciò che sarà nelle nostra possibilità senza particolari stravolgimenti. Dobbiamo cercare di mettere da parte gli obiettivi personali”.

Bari non è Nocera, né Matera. E nemmeno Barcellona Pozzo di Gotto.

Si, Bari è Bari, cambia il palcoscenico, ci sono stimoli in più. Ma più in generale non ne faccio questione di palcoscenico, mi piace, mi gratifica allenare, il campo, per me, è sacro e fondamentale. Non mi piace fare considerazioni, anzi, le dico che non le faccio nemmeno con me stesso. Non mi piace parlare con i procuratori, per me esiste la rettitudine e trasparenza. Mi limito a trasmettere quello che so ed, anzi, ho sempre voglia di sapere di più. Perché sono ancora in C dopo ciò che ho vinto? Non è detta l’ultima parola, non nego che mi piacerebbe arrivare in serie A, anche se lo penso nella mia lucida follia. E comunque la A, forse, non me la sono meritata, ma tutto ciò che ho ottenuto me lo sono guadagnato  sudando. A me piace insegnare calcio, trasmettere segnali, tirare fuori il massimo da ogni giocatore, creare il gruppo, la squadra e una tipologia di gioco importante. Se saremo in grado di fare tutto ciò, vorrà dire che saremo una grande squadra”.

Come pensa di giocare? Pensa che Antenucci possa integrarsi nel suo gioco? E D’Ursi crede che lo rilancerà?

I numeri si possono esprimere in tanti modi, ma l’obiettivo, per noi, sarà quello di creare una filosofia di gioco senza mai perdere il filo conduttore. Giocheremo sempre con tre attaccanti, Antenucci, per me, è un giocatore straordinario, lo che conosco sin dai tempi di Giulianova, lui sa giocare bene a calcio. L’impostazione del mio gioco è non dare punti di riferimento, non avremo sulle fasce le ali classiche, ma faremo un gioco d’attacco composto di velocità e imprevedibilità, e Mirco Antenucci possiede i requisiti giusti per questo tipo di gioco che voglio infondere. Io sono arrivato qui per valorizzare le risorse tecniche che abbiamo, non per disperderle. D’Ursi è un ragazzo straordinario, di grande umanità e di enorme valore. Mi auguro che abbia risolto definitivamente i problemi a cui è andato incontro l’anno scorso. Come Antenucci, lui può giocare in tutti i ruoli lì davanti, possiede tutte le caratteristiche tecniche e fisiche giuste, è uno con una grande fibra e dotato di molta tecnica. Per come la vedo io, il calcio si deve adeguare alle risorse esistenti, per me è un allenatore bravo colui che sfrutta al massimo le risorse a disposizione. Il mercato, generalmente, non è un argomento che mi piace tanto. Trent’anni anni fa ho deciso di fare l’allenatore anche per questo motivo. Non sarò mai in grado di fare il DS, quello lo lascio a fare a chi è deputato a farlo. Dobbiamo recuperare subito Simeri che è reduce da un infortunio delicato e, pertanto, sappiamo che occorrerà ancora del tempo per recuperare. Valuteremo tutti, anche Terrani e Neglia, prima di tirare la linea tenendo presente che il reparto “esterni” è uno dove occorrerà intervenire perché il mio gioco prevede due ali esterne. In difesa giocheremo con tre centrali. Sappiamo bene ciò che serve, così come sappiamo bene che occorrerà intervenire in tutti i reparti per rafforzare la rosa a disposizione che, pure, ha dimostrato di valere molto”.

Lei ha la nomea di essere un burbero….

Diciamo che non sono un un sergente di ferro, sono del parere che quando si lavora tutti devono essere coinvolti al 100 per cento relativamente alla concentrazione, allo stimolo e alla voglia di apprendere. E’ vero, qualche volta durante la mia carriera ho avuto alcuni scontri con i miei giocatori, ma sempre con grande lealtà”.

Da chi sarà composto il sui staff?

Il mio staff è composto dal preparatore dei portieri, Luca Aprile, e il mio vice Loreno Cassia. Non ho portato altri, tutti quelli che erano nel Bari di Vivarini rimarranno al loro posto”.

Dunque, Lancioni, Cacioli e Maurantonio rimarranno in squadra, anche se per quest’ultimo potrebbero aprirsi le porte per un ruolo di scouting e, quindi, di collaboratore di Romairone.

 

Massimo Longo


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