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Appello al Capo della Polizia per agente escluso dal servizio

Cronaca

Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Redazione del Il Corriere Nazionale, mi chiamo Valeria Di Nardo e sono un ex appartenente della Polizia di Stato INGIUSTAMENTE esclusa.

FONDI (LT) –  Mi permetta di raccontarle l’incubo che vivo da ormai TROPPO tempo.

Nell’anno 2017 partecipavo al concorso pubblico, per esami, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4a Serie speciale “Concorsi ed esami” del 26 maggio 2017, per il reclutamento di 1148 posti da Allievo Agente della Polizia di Stato, aperto ai cittadini italiani in possesso dei requisiti prescritti.

Il bando prevedeva il superamento delle seguenti prove: prova scritta, prova di efficienza fisica, accertamenti psico-fisici e accertamenti psico-attitudinali.

Premetto che per oltre 20 anni non era mai stato indetto un concorso riservato alla categoria dei civili, per questo ci presentavamo alla prova preselettiva in circa 89.0000 candidati, ero consapevole del fatto che per raggiungere il mio scopo e guadagnarmi quel posto in graduatoria dovevo studiare, studiare e ancora studiare. Lo facevo, passavo l’estate sui libri, accantonavo lavoro e università.  L’estate passava velocissima ed arrivava anche per me il giorno della prova.

Il 25 agosto sarebbe cambiata la mia vita, me lo sentivo!!!

Sostenevo la prova, tornavo a casa contentissima e la sera stessa pubblicavano i risultati, avevo totalizzato 9.6 (77/80 tre errori su 80 domande). Non credo di riuscire a spiegarle con le parole, la gioia che sentivo in quel momento, non facevo altro che pensare a ciò che mi ha sempre detto mio padre: “Vale vedrai che chi semina raccoglie” e io stavo raccogliendo tutto l’impegno di quei mesi.

Ero a metà strada dal raggiungere il mio obiettivo, sarei diventata un Agente di Polizia. Pubblicavano la graduatoria, io ero in quell’elenco e occupavo uno dei primi posti, questo mi permetteva di continuare l’iter concorsuale che avrei terminato ad aprile. In quei mesi la mia vita cambiava radicalmente, mi allevano al Coni 5 giorni su 7 sottoponendo il mio fisico a degli sforzi importanti nonostante fossi già molto allenata di mio, anche dal punto di vista economico gli sforzi si facevano sentire ma per me e per la mia famiglia nulla pesava, sapevano che dietro c’era la mia grande forza di volontà e la mia tenacia, questo bastava. E così arrivava anche il giorno delle prove fisiche, tutto andava come doveva andare, prove fisiche superate brillantemente, cuore a mille e gioia infinita nell’aver conosciuto ragazzi e ragazze che poi sarebbero diventati miei futuri colleghi, ero a metà del percorso e quella divisa la sentivo già mia.  Il mio sogno era a due passi da me, peccato che a volte i sogni possano tramutarsi in un attimo in incubi e così succedeva a me ed altre poveri ragazzi.

Il 23 aprile 2018 durante la visita medica concorsuale venivo giudicata dalla Commissione NON IDONEA per la seguente motivazione: “tatuaggio in rimozione in zona non coperta dall’uniforme”. Mi permetta di aprire una parentesi, il bando specificava che costituivano cause di inidoneità la presenza di tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme o quando per loro natura siano deturpanti o per il loro contenuto siano indice di personalità abnorme. Ben consapevole dei requisiti di accesso richiesti, già dal 2017 iniziavo a sottopormi a sedute di laser terapia per eliminare questo tatuaggio di piccolissime dimensioni, parliamo di note musicali di 3 cm e una luna con una stellina di 1,5 cm.

Ci tengo anche a spiegarle cosa significa questo tatuaggio. Ex flautista, innamorata folle della musica classica e della musica in generale, appartenevo ad una corale polifonica. Incidevo sulla mia pelle il valore che io do alla musica, un amore iniziato da piccolissima e che custodisco tutt’oggi nel mio cuore. Effettuavo 5 sedute di terapia di rimozione, ogni trattamento fu davvero costoso e molto doloroso poiché il laser agisce in profondità intaccando già dalla prima sottoposizione, l’inchiostro del tatuaggio, lo polverizza e creando delle forti ustioni, spazza via il colore. Questo processo provoca cicatrici e segni a volte indelebili, in più, tra una seduta e l’altra, dovevo far riposare la pelle per più di un mese, ma ovviamente, non rispettavo questa tempistica, mi ritrovavo a ravvicinare le terapie, soffrendo il doppio, per eliminare quel tatuaggio nel minore tempo possibile e così fu… il disegno non c’era più!

Mi presentavo alle visite mediche con tutta la documentazione attestante la mia effettiva rimozione laser, la stessa Commissione medica riconosceva solo degli esiti cicatriziali. Nel mentre, mi veniva domandato cosa raffigurasse il tatuaggio prima di eliminarlo, io rispondevo forse ingenuamente a tale richiesta. Ma purtroppo la decisione non spettava solo a loro e così mi giudicavano non idonea. Mi chiedevo come fosse possibile “cacciare” una persona risultata eccellente in tutte le prove, ma che a causa di una cicatrice, non era idonea ai servizi di Polizia!!! Possibile che un individuo equilibrato psicologicamente e perfettamente in salute sia inidoneo per un esito cicatriziale? Lascio a lei rispondere…

E così disperata e consapevole che non avrei mai più potuto partecipare ad un concorso in Polizia, causa l’età, mi sedevo a piangere su una sedia mentre attendevo di firmare il mio provvedimento amministrativo di esclusione.

Proprio lì si accendeva una piccola speranza. Sapevo dai miei studi di giurisprudenza, che un provvedimento amministrativo può essere impugnato al Tar e così ho fatto, non potevo permettere che tutti quei sacrifici venissero buttati via.

Mi mettevo alla ricerca di un bravo avvocato amministrativista e impugnavamo il provvedimento di esclusione al Tar, informavo i miei genitori di quanti soldi sarebbero serviti (TANTISSIMI) e di quanto impervia sarebbe stata la strada, ma per una figlia si fa questo e altro.

Successivamente I miei legali chiedevano l’annullamento, previa sospensiva al Tar, del verbale di esclusione e il diritto di essere riammessa alle ulteriori fasi concorsuali. Le nostre richieste, in via cautelare venivano accolte al Tar con conseguente ammissione, con riserva, al prosieguo della procedura concorsuale, in particolare il Tar stabiliva: “Considerato che, ad un primo sommario esame, il ricorso appare sorretto da sufficiente fumus boni iuris, alla luce della motivazione sottesa al giudizio di inidoneità al concorso in questione “Tatuaggio in via di rimozione in zona non coperta dall’uniforme (lato ulnare polso dx 3×1 cm; superficie ulnare polso sin 3×1 cm; superficie radiale polso sin. 1×1,5 cm) ai sensi dell’articolo 3 comma 2 riferimento tabella 1 punto 2 lettera “b” del DM 30.06.2003 n. 198 e succ. modific ed integr” che – come documentato – non appare corrispondente al riferimento normativo richiamato (Tab.1 punto 2 lett b) tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme o quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contenuto siano indice di personalità abnorme); Considerato che dalla documentazione prodotta emerge la presenza di “esiti cicatrizzanti” sulla cute e non di tatuaggio, pertanto sussistono i presupposti per accordare la misura cautelare richiesta”

Venivo convocata per ultimare gli accertamenti psico-attitudinali (a mio parere fondamentali per una persona che vuole intraprendere un percorso in Polizia) e finalmente a luglio 2018 ottenevo la tanto MERITATA Idoneità.

L’8 novembre partivo per frequentare il corso di formazione per Allievi Agenti della Polizia di Stato a Peschiera del Garda della durata di 8 mesi. Forse non è stata ancora coniata una parola che possa descrivere il mio stato d’animo in quel momento, avrei abbandonato momentaneamente gli affetti ma, detta in tutta sincerità, non me ne fregava proprio nulla, cavolo!! sarei diventata finalmente una Poliziotta!

Già dai primi giorni di corso ci accorgevamo che la maggior parte dei ricorsisti per tatuaggio si raggruppavano tutti a Peschiera, solo noi potevamo capire quanta sofferenza avevamo provato in tutti quei lunghi mesi di attesa. Questo dispiacere però andava scemando perché il Tar si era espresso a nostro favore, dovevamo solo attendere la Sentenza di merito.  Non le nego però che a giornate di pura euforia si alternavano giornate cupe perché spesso a prevalere era la paura, paura che il Tar potesse decidere in negativo e mandarci tutti a casa. È stata dura non lo nego, ogni giorno mi impegnavo con tutta me stessa nelle lezioni cercando di dare il massimo in tutto, con costanza e dedizione, non potevo permettere che quell’enorme “Spada di Damocle” pregiudicasse il mio percorso. Nonostante questo, quei mesi rimarranno per sempre i più belli della mia vita. Iniziavo a guardare il mondo con occhi diversi. Quando entri a far parte di questa meravigliosa famiglia, tu stesso ti senti diverso, guardi la divisa appesa nell’armadio te la provi, ti guardi allo specchio e prometti a te stesso di onorala sempre, in ogni singolo istante.

Quella divisa è cucita addosso come una seconda pelle e non c’è sensazione più bella, mi creda.

Finalmente, il 15 marzo 2019, il Tar si pronunciava sul mio ricorso e su quello dei miei colleghi accogliendolo, disponeva l’annullamento dei provvedimenti gravati, con conseguente inserimento del mio nominativo nella graduatoria finale. Per il Tar, il ricorso era fondato per le seguenti considerazioni: “riguardo la contestata visibilità del tatuaggio, in corso di rimozione come accertato e dichiarato, atteso che la disamina della documentazione prodotta agli atti coerentemente conduce ad escludere la sussistenza di un tatuaggio definito ma, seppur in virtù degli interventi laser a cui la ricorrente si è sottoposta per la rimozione prima dell’accertamento, di parte di cute del polso del braccio destro e sinistro con la presenza di incisione sulla cute stessa, con figura di tatuaggio in rimozione. Va quindi rilevato che la Commissione medico-legale non ha valutato l’eventualità che il tatuaggio, in fase di rimozione risultasse praticamente non visibile con figura definita in quanto destinato a scomparire con il trattamento sanitario di rimozione già avviato. Pertanto il giudizio della Commissione preposta all’accertamento dei requisiti di idoneità deve ritenersi viziato per difetto dei presupposti, essendo stato equiparato il residuo di un tatuaggio ad un tatuaggio vero e proprio”. 

A questo punto la vicenda iniziava a farsi poco chiara, non solo per me, ma anche altri miei colleghi ricorsisti. Durante i mesi di formazione, precisamente ad aprile 2019, a corso quasi terminato praticamente, il Ministero decideva di impugnare le sentenze del Tar al Consiglio di Stato in quanto, per loro, non erano stati rispettati i requisiti del bando. Così, dovevamo rimboccarci le maniche ancora una volta e difenderci anche in questo grado di giudizio, mi creda, non posso utilizzare altro aggettivo: uno strazio! (per non parlare del gravame a livello economico).

Nel frattempo però, io continuavo il mio percorso di formazione, immagini lei con quale stato emotivo, e… l’8 maggio, nonostante tutto, diventavo ufficialmente un Agente in prova della Polizia di Stato. Avevo la mia pistola, le mie manette e la placca ufficiale, nulla di più emozionante.

Il 14 giugno 2019 il Consiglio di Stato si pronunciava con un’Ordinanza, con la quale sospendeva l’esecutività della Sentenza impugnata e fissava la discussione nel merito per il giorno 19 settembre 2019. Cosa significava? Che mi avevano sospesa in attesa dell’esito finale del contenzioso, ricordo come fosse ieri, la chiamata del mio avvocato in cui mi portava a conoscenza di questa assurdità: “Vale purtroppo è andata male ma non disperiamo, attendiamo settembre”.

Credo di non aver mai pianto così tanto come quella volta, tutti quei giorni a chiedermi cosa sarebbe stato di me, nessuno riusciva a dirmi cosa mi sarei dovuta aspettare ma allo stesso tempo, tutti cercavano di consolarmi dicendo che con tutti i fondi impiegati nella formazione di ogni singolo allievo, il Ministero non li avrebbe di certo sprecati e che passare per il Consiglio di Stato, era solo un iter dovuto. Ci stavo quasi credendo ma…

Intanto il 20 giugno ottenevo il Giudizio di Idoneità ai servizi di Polizia (il quale permette il superamento del corso di formazione) con il massimo del punteggio 24/24, dopo aver superato tutti gli esami previsti dal corso con ottimi voti. Il 21 giugno 2019 veniva pubblicata la graduatoria nazionale, classificandomi 280° su 500(circa). Nella mia scuola, sia i colleghi che gli Istruttori non si riuscivano a spiegare il perché, però continuavano a rassicurarmi dicendomi che non sarebbe successo nulla, che non potevano cacciare un Poliziotto dopo un corso di formazione.  Da lì partivano gli infiniti pianti disperati alla presenza di tutti, compreso il mio Direttore che incredulo anche lui, mi rincuorava come un papà rincuora una figlia. Il corso ormai giungeva a conclusione e il 26 giugno giurai Fedeltà alla Repubblica italiana. Vivevo quel giorno con il cuore diviso in due: metà esplodeva di gioia, non dimenticherò mai le lacrime di mio padre e di mia madre, l’altra metà invece, era invasa da rabbia e dolore per quello che mi avevano fatto, non potevo credere a quello che poi in realtà si sarebbe avverato, da lì a breve, sul serio.

Il Giuramento è un atto ufficiale che viene protocollato e inviato al Ministero, la legge afferma che con questo atto si è assunti a tutti gli effetti, allora perché non fermarci prima? E soprattutto, come potevano non dare valore a quel gridato “LO GIURO!”? Io ho gridato ogni singola lettera di quella parola con fierezza e orgoglio mentre, per qualcuno, la Fedeltà alla Repubblica non conta poi così tanto!

Nei giorni a seguire compilavo tutti i moduli per la scelta della destinazione, ma pochi giorni prima della partenza per raggiungere il luogo di assegnazione dove avrei prestato servizio, precisamente Il 2 luglio 2019, mi veniva notificata la comunicazione della Direzione Centrale per le Risorse Umane con la quale, per effetto dell’ordinanza del Consiglio di Stato, mi rinviano al luogo di residenza fino all’esito della sentenza definitiva. Era accaduto, mi avevano sospeso e mi invitavano a restituire tutti i miei effetti compresi arma, manette, distintivo e tutte le mie divise. Mi crollava il mondo addosso, come era possibile che in pochi giorni dal quel LO GIURO, gridato con tutto il fiato possibile, mi chiedevano di sparire abbandonando tutto ciò che ormai era diventata la mia vita?

Il 3 ottobre 2019 il Consiglio di Stato accoglieva definitivamente l’appello del Ministero, respingendo il ricorso di primo grado, ero fuori dalla Polizia Di Stato.

Da quel momento in poi iniziava un vero tormento che ormai dura da più di un anno. Dal punto di vista giuridico, ho esperito tutte le possibili azioni legali in ogni grado di giudizio, ho tentato anche una disperata azione revocatoria che però ha dato ovviamente esito negativo. Ma il punto non è questo, o almeno, non solo questo. Il mio malessere si basa su situazioni di eccessiva disparità di trattamento (nei confronti di pari corso, ricorsisti, per la stessa motivazione) verificatasi durante questi mesi.

Non voglio e non è mia competenza entrare nelle scelte dell’amministrazione e del Consiglio di Stato, ma credo che sia doveroso per me e per altri miei colleghi, nella mia medesima situazione, cercare di capire come mai un agente della Polizia di Stato, formata e stipendiata, debba essere sospesa per “non aver rispettato” (sono stata così stupida da rimuoverlo a questo punto) un requisito di accesso, a distanza di più di un anno dall’idoneità ottenuta. Mi chiedo perché io debba stare male nel vedere i miei pari corso svolgere il loro lavoro, mentre io, sono costretta a stare a casa a mangiarmi il fegato. Solo poco tempo fa, avrà sicuramente letto l’articolo di quel Poliziotto che ha salvato molte vite umane rimaste bloccate in macchina per la forte alluvione a Palermo, ebbene, quel Poliziotto che è diventato un simbolo per l’intera nazione Italiana, aveva un tatuaggio e le foto che sono diventate virali, lo ritraevano proprio cosi con il tatuaggio ben visibile sul braccio! Non è un tatuaggio che fa un Poliziotto!!!!

 Tutto questo è INGIUSTO E FA TANTO TANTO MALE, vogliamo una spiegazione e rivogliamo quello che ci hanno tolto ingiustamente.  I danni che ha prodotto questa ingiustizia sono molteplici, ritrovarmi a 32 anni dopo tre anni di sacrifici senza un lavoro, la mia famiglia ha sostenuto dei costi legali molto elevati che però non hanno dato i risultati sperati. A livello lavorativo non ne parliamo, tutti credono che io abbia commesso qualcosa di molto grave, perché parliamoci chiaramente, chi viene mandato via dalla Polizia di Stato? Rivoglio la mia divisa e rivoglio la mia felicità.

Non è un tatuaggio (nel mio caso addirittura rimosso) a descrivere un Poliziotto ma è la dedizione, l’amore per quella divisa, il rispetto per sé stessi e per le istituzioni ed è tanto altro.La ringrazio per l’interesse dimostrato.

Distinti Saluti

Valeria Di Nardo

Via Genuardo, 44 Fondi(LT)

 valeriadn39@gmail.com

 

 

 


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