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Dalla Grecia Patriot a difesa dei pozzi sauditi. Le nuove sfide di Atene (a braccetto con Washington)

Estero

 

Pronta un’unità missilistica per aiutare a proteggere le infrastrutture petrolifere del Regno. Ma sul memorandum con la Libia la Turchia punge ancora

Arabia Saudita, Mediterraneo, Turchia e Stati Uniti. Sono i quattro fronti su cui si distende la politica estera di Atene, alla luce di due nuovi elementi: il primo verte sull’interconnessione con gli alleati di Washington in Medio Oriente e il secondo tocca gli interessi milionari legati al dossier energetico, che hanno trasformato la Grecia nel nuovo gas-hub per il contemporaneo transito di Tap, Tanap ed Eastmed.

PATRIOT

Nel giorno in cui gli indicatori economici annunciano che grazie alla rateizzazione proposta dal governo i greci stanno regolamentando i propri debiti (più 1,5 miliardi di euro di incasso per l’erario) si apre uno scenario legato alla postura di Atene verso il Golfo.

La Grecia si sta preparando a dispiegare un’unità missilistica terra-aria Patriot in Arabia Saudita per aiutare a proteggere le infrastrutture petrolifere del Regno. Questa notizia si somma a quella secondo cui le forze armate statunitensi stanno cercando di ottenere l’approvazione delle autorità irachene per inviare lì i Patriot sulla scia degli attacchi senza precedenti di missili balistici iraniani contro il personale americano in quel paese avvenuti un mese fa. Il piano potrebbe comportare lo spostamento delle unità di Patriot dell’esercito americano attualmente in Arabia Saudita in Iraq.

MEDITERRANEO MA ANCHE MEDIO ORIENTE

Una mossa a sorpresa, confermata qualche giorno fa dalle parole del portavoce del governo greco Stelios Petsas, secondo cui il governo di Riyad sta sottoscrivendo un’operazione, che “protegge le infrastrutture energetiche critiche”. L’esercito greco ha sei squadroni di sistemi missilistici terra-aria Patriot PAC-3, tutti assegnati all’ala missilistica 350 della Hellenic Air Force. Ed è pronta ad impiegarli. Petsas ha aggiunto che le discussioni sull’invio di Patriot greci in Arabia Saudita sono iniziate per la prima volta nell’ottobre 2019, esattamente 30 giorni dopo l’attacco da parte di droni alle infrastrutture petrolifere saudite.

Proprio in questi giorni, inoltre, sempre nel solco di un nuovo attivismo internazionale da parte di Atene, si registra un’esercitazione congiunta di Usa, Francia e Grecia sull’isola di Skyros, nelle stesse ore in cui il presidente americano Donald Trump ricevendo alla Casa Bianca il nuovo ambasciatore greco ha parlato apertamente di relazioni militari e finanziarie eccellenti tra i due paesi.

HUB GEOPOLITICO

Sembrano lontani anni luce gli anni della crisi finanziaria di Atene, quando Bruxelles guardava con ansia a quel “granello di sabbia” ellenico, tanto piccolo ma al contempo tanto capace di ingolfare la macchina dell’euro. Oggi, con la crisi alle spalle e grazie alla congiuntura internazionale rappresentata dal dossier energetico, la Grecia si è ritagliata un altro ruolo. Ma se da un lato può contare sull’ombrello di Washington, come dimostra il memorandum siglato dal Segretario di Stato Pompeo e dal premier Mitsotakis per le quattro basi militari in terra ellenica, dall’altro deve guardarsi le spalle dalle continue provocazioni di Ankara che sta intensificando il suo attivismo.

Un portavoce del governo infatti, Ibrahim Kalin, ha sottolineato che le indagini oltre al Mediterraneo orientale verranno svolte nell’area ricompresa nel memorandum siglato con la Libia: “Grazie al nostro accordo con il governo libico ufficiale, continueremo le nostre indagini sismiche e le perforazioni nel Mediterraneo orientale, ma anche nelle aree che abbiamo concordato con la Libia. Su questo tema devo sottolineare che siamo determinati”.

twitter@FDepalo


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