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Il Governo Conte sordo alla esigenze delle imprese italiane in Bulgaria e Romania

Estero

IL GOVERNO CONTE SORDO ALLE ESIGENZE DELLE IMPRESE: LA “LETTERA APERTA” DI CCIB E CONFINDUSTRIA – BULGARIA – ROMANIA

SOFIA – “Dopo più di un mese di serrate comunicazioni congiunte effettuate da Confindustria Bulgaria, Confindustria Romania e dalla Camera di Commercio Italiana in Bulgaria, indirizzate al Ministro della Salute italiano Roberto Speranza, al Comitato Tecnico Scientifico e per conoscenza al Dipartimento malattie Infettive ISS di Roma, è rimasto ancora irrisolto il problema della movimentazione di Imprenditori, Manager e Tecnici tra l’Italia e i due Paesi, Bulgaria e Romania. Anche questa volta il nuovo DPCM di lunedì 7 settembre (7 settembre – 7 ottobre) conferma quanto previsto dall’ordinanza del Ministero della Salute del 12 agosto scorso”. Inizia così la “lettera aperta” indirizzata al Governo dalla Camera di Commercio Italiana in Bulgaria con Confindustria Bulgaria e Confindustria Romania, in cui si imputa all’Esecutivo una “ingiustificabile penalizzazione delle filiere produttive italiane in Romania e Bulgaria”.
“Non possiamo che constatare – si legge nella lettera firmata da Maria Luisa Meroni, Giulio Bertola e Marco Montecchi, rispettivamente presidenti di Confidustria Bulgaria, Confindustria Romania e Camera di Commercio Italiana in Bulgaria – la recidiva sordità di questo Governo nei confronti di una richiesta sensata e adeguatamente documentata da parte nostra, per costruire un dialogo su una tematica così sensibile per il mondo del lavoro.

Francamente è una mancanza di sensibilità e di competenze che ci preoccupa molto e che ci pone, come due Paesi all’interno della Comunità Europea, nelle evidenti condizioni di subire un atto discriminatorio. Il Ministro Roberto Speranza ha dimostrato una incomprensibile mancanza di attenzione verso un territorio strategico dell’Est Europa, rappresentato da Romania e Bulgaria, con importanti investimenti italiani, un patrimonio produttivo indispensabile per contribuire ad accogliere, insieme all’Italia, il prossimo reshoring dai mercati asiatici. Addirittura, alcune voci a noi esterne e a cui, per il momento, non stiamo dando credito, indicano che esista una manovra politica condotta sottotraccia, per penalizzare ulteriormente le filiere produttive nei Paesi con la maggior presenza di investimenti italiani dell’Est Europa, al fine di favorire e avvantaggiare qualche deviata logica economica, proprio nell’accoglienza del reshoring delle produzioni, appena citato”.

“Da evidenziare – aggiungono Meroni, Bertola e Montecchi – che la Commissione europea ha recentemente inviato una lettera agli Stati membri per chiedere loro maggiore coordinamento sulle “zone rosse”, cercando di non basare la loro analisi solo sul numero di casi, ma a considerare anche le politiche di screening esistenti e il numero di casi positivi. La lettera chiedeva, inoltre, di non fare discriminazioni tra gli Stati membri, ad esempio, applicando regole di viaggio più generose verso un Paese vicino rispetto a quelle per i viaggi da un altro Stato membro con la stessa situazione epidemiologica (il riferimento è all’Italia con la Francia), oppure di preferire la quarantena e/o i test obbligatori ai soli divieti di viaggio. Dalla Francia, nonostante oltre 125.5 nuovi casi su 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni (parametro adottato dalla stessa Commissione europea) – dati ufficiali dello European Centre for Disease Control and Prevention (ECDC), si arriva in Italia tranquillamente, senza alcun controllo, né tampone o regime di quarantena, prassi testimoniata anche dai vari servizi televisivi alle stazioni ferroviarie di Torino e di Milano”.
Al contrario, stigmatizzano i firmatari, “dalla Romania, con 85.3 casi su 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni e dalla Bulgaria con 25.1 (inferiore anche al dato italiano di 30.6 e tra i 10 migliori Paesi UE in termini di performance del parametro adottato dalla Commissione Ue su dati dell’ECDC) rimane fermo l’obbligo della quarantena fiduciaria all’ingresso in Italia. Oltretutto il Governo francese, pur nel rispetto della salute pubblica, è molto concentrato nel favorire la ripartenza economica e produttiva, quella vitale per il Paese. Il consiglio scientifico della Francia ha dato il via libera alla riduzione da quattordici a sette giorni della durata dell’isolamento per le persone risultate positive al coronavirus: è quanto annunciato dal Ministro della Salute, Olivier Ve’ran. Il Governo Conte, autonomamente, senza confronto con le parti interessate, ha deciso di procedere, quindi, per proprie convenienze e logiche politiche e non con la dovuta responsabilità verso l’industria e l’impresa, accelerando l’estensione dell’epidemia sanitaria anche all’epidemia economica.

Un atteggiamento del Governo, sordo e poco incline alla condivisione e al dialogo, che ha frainteso il proprio ruolo, diventando dannoso per intere categorie”.
I tre firmatari, quindi, chiedono “con urgenza, per Bulgaria e Romania, il medesimo trattamento di chi proviene da altri Paesi a rischio che registrano, oltretutto, un numero maggiore di casi di contagio al giorno, ovvero il Tampone preventivo effettuato nelle 72 ore prima dell’ingresso in Italia e controllo dei sintomi all’arrivo; in alternativa eventualmente il Test tampone rapido in aeroporto con risposta in 15 minuti, in modo da non doversi sottoporre al regime di quarantena fiduciaria”.


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