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La mattina ‘pazza’ di Marco e Grazia, 4 figli, 4 scuole

Cronaca

La storia di una coppia di Ascoli Piceno alle prese con una gincana di orari scaglionati e uscite differenziate 

AGI- Si trasformerà in uno scuolabus la station wagon di Marco, padre di 4 figli ad Ascoli Piceno, poliziotto e marito. Gli orari scaglionati dell’ingresso a scuola dei suoi ragazzi e di conseguenza le uscite differenziate non renderanno certo facile il ritorno “alla normalità” a partire da lunedì

Sposato con Grazia da 19 anni, il 42enne – che fa parte dell’Associazione nazionale famiglie numerose – dovrà chiedere una modifica di orario alla sua direzione per accompagnare i ragazzi a scuola: “Dovrei iniziare a lavorare alle 8 ma non ce la farò mai. Mentre prima della pandemia potevamo usufruire del pre-scuola, ossia lasciavamo i bambini più piccoli alle 7:45 insieme e potevamo andare al lavoro, quest’anno non sarà possibile. E allora dovrò provare a chiedere un permesso di mezz’ora”.

Due i ragazzi più grandi della coppia, uno di 18 e uno di 16, studenti rispettivamente all’istituto per geometri e al liceo ‘biologico’; poi un undicenne che si appresta a iniziare la prima media e una bimba di 9 anni in procinto di iniziare la quarta elementare: quattro scuole diverse in quattro punti diversi della città. 

Marco Galiè racconta la sua giornata all’AGI, proprio mentre cerca di programmare al minuto la ‘ripartenza’ carico di preoccupazioni e quasi già stanco prima di cominciare. “Abbiamo passato l’estate in camper, ma l’attenzione era sempre al cellulare, nel tentativo di capirci qualcosa sulle regole del ritorno a scuola”. Tornati in città, poi, è stata la volta delle riunioni e dei regolamenti dei singoli istituti: “Mi sono dovuto mettere a studiare le circolari, ma soprattutto farò fatica perché ogni scuola ha adottato regole diverse”. 

A partire dagli ingressi: “Il ragazzo delle medie dovrà presentarsi alle 7:55 e sostare nel piazzale davanti alla scuola, fino a quando le classi non saranno chiamate”. La più piccola invece “ha appuntamento alle 8:15 davanti all’istituto in attesa che la maestra porti con sé la classe”. Sempre prima delle 8 l’ingresso dei due più grandi alle superiori: se le cose resteranno così, saranno costretti “ad andare a piedi”. Per l’uscita si presenta lo stesso problema: “La campanella delle medie suonerà alle 2”. Ma Marco potrà staccare solo alle 14:30 e non più alle 14, avendo slittato di mezz’ora il suo ingresso: “Sarò costretto a dare al ragazzo le chiavi di casa e a provare a farlo tornare da solo, anche perché i due più grandi non saranno di ritorno prima delle 14:30”, spiega. Alle 16:30 poi, quando la più piccola uscirà dal tempo pieno, gli toccherà riprendere l’auto e andare a prenderla. Insomma un incastro difficile, che porterà ad una responsabilizzazione precoce di tutti i figli. 

Grazia, la moglie di Marco, di lavoro portalettere, comincerà invece a lavorare alle 10, per finire alle 19: “Cerco di non far alzare lei troppo presto, visto che sta fuori tutto il giorno”, confessa il papà. In quelle ore mattutine però la signora si occupa della casa e manda avanti la gestione ‘pratica’ della famiglia. “Fino a due anni fa – precisa Grazia – ero io ad occuparmi dei figli da sola, ed erano anche più piccoli, perché mio marito lavorava fuori”.

C’è poi tutto il tema delle mascherine: “Ci saremmo aspettati linee guida più precise invece si è lasciato ai presidi discrezionalità: nella scuola della più piccola infatti sono ammesse esclusivamente quelle chirurgiche, in quella del terzo invece potranno bastare anche quella in tessuto”. E poi una novità, “che onestamente non ho letto nelle linee guida”, confessa, non senza un tono di lamentela, Marco: “Per l’ora di ginnastica sono state richieste mascherine in plastica con un sottomento, che non sappiamo come né dove trovare”. 

Ci saranno poi problemi pratici: “Se uno solo dei miei figli si ammala, dovranno restare a casa anche gli altri? È prevista la quarantena anche per noi genitori?”, si chiede il padre. Che si prefigura già lo scenario peggiore: “È vero che sono previsti 15 giorni di congedo parentale in questo caso, ma se mi si ammalano tutti e 4 in fila, si fa presto a terminarli”. Complessivamente, comunque, tutti i ragazzi “hanno voglia di tornare a scuola”, sono “un po’ spaventati dall’epidemia”, ma sono anche abituati “a rispettare le regole”. E “non potrebbe essere altrimenti con il mestiere che faccio io”, conclude, con un po’ d’orgoglio.


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