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Se vince il sì il Senato cambia funzione: l’idea del Pd sulla riforma 

Politica

Introduzione del modello tedesco, dell’istituto della sfiducia costruttiva, e attribuzione al presidente del Consiglio del potere di proporre al Capo dello Stato la nomina ma anche la revoca dei ministri

 

© Fortunato Serrano’ / AGF 
– Il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti 

AGI – La campagna elettorale sui referendum e per sette regioni è in pieno svolgimento. Il Pd, impegnato per il sì, considera il referendum uno dei tasselli del cambiamento e lancia la sua proposta per le riforme costituzionali, da esaminare a partire dal 22 settembre.

Non si tratta solo di cambiare la legge elettorale per adeguarla all’eventuale nuovo numero dei seggi parlamentari, il Pd propone: 

  • Introduzione, in analogia con il modello tedesco, dell’istituto della sfiducia costruttiva, e attribuzione al presidente del Consiglio dei ministri del potere di proporre al Presidente della Repubblica non solo la nomina bensì anche la revoca dei ministri. Due riforme in grado di rafforzare la stabilità dei governi in presenza di una legge elettorale proporzionale ad alta soglia come quella alla base dell’accordo di maggioranza
     
  • Valorizzazione del Parlamento in seduta comune, al quale sarebbero affidate competenze quali il voto di fiducia del presidente del Consiglio dei Ministri entro dieci giorni dalla sua nomina da parte del Presidente della Repubblica; la votazione di mozioni di sfiducia costruttiva; l’approvazione della legge di bilancio e del rendiconto consuntivo; l’autorizzazione all’indebitamento; la formulazione di indirizzi al Governo nell’imminenza di riunioni del Consiglio Europeo; l’approvazione delle leggi di revisione costituzionale e delle altre leggi costituzionali; l’approvazione dei trattati internazionali.
     
  • Differenziazione delle funzioni delle due Camere, nel senso di prevedere che il Senato, che continua ad essere eletto a suffragio universale, sia permanentemente integrato con la presenza di un Senatore per ogni Consiglio Regionale o di Provincia Autonoma, eletto con maggioranza qualificata e titolare di tutte le prerogative proprie degli altri senatori salvo quelle relative al Parlamento in seduta comune. In questo quadro si avrebbe una parziale specializzazione del Senato (che sarebbe caratterizzato non soltanto dall’avere nel suo seno un numero di rappresentanti delle Regioni e delle Province Autonome pari a circa il dieci per cento dei suoi membri elettivi)
    Alla ‘Camera alta’ in esclusiva il potere di inchiesta e un potere significativo sui principi della legislazione concorrente e sul federalismo fiscale, superabile dalla Camera solo a maggioranza assoluta dei componenti). La Camera dei Deputati avrà il voto finale su tutte le leggi tranne quelle rientranti nelle già citate attribuzioni del Parlamento in seduta comune.​

La ‘certezza’ di Di Maio

Luigi Di Maio è sicuro che vincerà il Sì: ““Il No è di moda nei palazzi. Nelle piazze incontro tante persone che mi dicono che voteranno Sì. Tutti erano d’accordo sul taglio dei parlamentari, ma probabilmente nessuno credeva che si potesse fare sul serio in questo Paese”. 

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© Pacific Press/SIPA / AGF 
Pozzuoli, il Ministro degli Esteri Luigi di Maio 

Divisioni e ‘libertà’ in casa Lega 

La Lega si divide tra il sì ufficiale e il no scelto da Giorgetti. Salvini commenta: “Il  referendum è il trionfo della democrazia, la Lega non è una caserma, a differenza di altri movimenti siamo uomini e donne liberi. La posizione del movimento e mia è quella del sì per coerenza, non voglio fare come un Renzi qualunque che prima vota no e poi per salvare la poltrona vota sì”.

Italia viva rimanda la questione al giorno dopo

Sulla proposta del Pd, Italia viva commenta: “Se ne riparlerà dal 22 settembre, alla luce del quadro istituzionale e politico che emergerà dalle consultazioni elettorali. Certo è che per avviare un vero cantiere di riforme occorre ricercare il pieno coinvolgimento delle forze di opposizione e che si proceda senza forzature sulle procedure e sui tempi.

“La logica impone, poi, che si rimetta in discussione anche il cronoprogramma delle riforme poiché è evidente che superare o meno il bicameralismo e introdurre o meno la sfiducia costruttiva, incide enormemente sul modello di legge elettorale che si vuole perseguire. Questioni della massima importanza ma che poste ora, a una settimana dal voto referendario e regionale, rischiano di finire nel tritacarne della campagna elettorale, pregiudicandone un concreto esame nella fase successiva”, ricorda il partito di Matteo Renzi.


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