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L’amore è un inaspettato caos. Intervista a Federica Nanni e Sara Ciprandi

Arte, Cultura & Società

Amorecane” edito da Fabbri Editori è il primo libro nato dalla collaborazione artistica della copywriter Federica Nanni e l’illustratrice Sara Ciprandi. Una raccolta di poesie e illustrazioni incentrate sul mondo dell’amore e delle relazioni sentimentali nello scenario odierno in cui il caos regna sovrano.

Le poesie della Nanni nascono dal “caos” che investe la nostra quotidianità, al giorno d’oggi in una società caratterizzata da relazioni umane che si consumano velocemente, animate dalla confusione, la precarietà, l’instabilità emotiva. La Ciprandi con le sue illustrazioni è riuscita con efficacia e abilità a trasporre in immagini ciò che la sua partner creativa voleva esprimere.

L’amore al giorno d’oggi viene paragonato dalle autrici ad un “cane” che fa fatica a farsi addomesticare perché in continua lotta tra il bisogno di sentirsi accudito e protetto e quello di assecondare il proprio innato istinto di libertà. È questa una metafora che induce il lettore a riflettere e che viene affrontata con molta ironia tanto da indurlo anche a sorridere.

“Amorecane” mette a nudo la nostra natura duale di fronte ad un sentimento così potente come l’amore. Evidenzia le fragilità, incoerenze, ambiguità, paure, momenti di nostalgia e vuoto nel tentativo di rincorrere un amore che si lascia sfuggire e che desideriamo tanto e al tempo stesso temiamo.  Lo fa con leggerezza senza cadere nella superficialità con la quale spesso viene confusa. Amorecane è un libroleggero”, divertente che però solletica la nostra anima e rimane impresso in cui lo legge, sfoglia o ammira.

 

Dell’amore, della precarietà sentimentale del mondo caotico odierno conversiamo con le due autrici in questa ispiratoria intervista.

Com’è nata di lavorare insieme a questa raccolta di poesie?

L’idea di fare un libro insieme in realtà è nata davanti a 3 vodka tonic, una sera d’estate a Milano, quando tutti i nostri drammi sembravano svaniti e quindi avevamo voglia di portarli fuori, esorcizzarli, consegnarli anche agli altri e non tenerceli solo per noi.

Avendo già lavorato insieme non è stato difficile capirsi al volo sull’idea di libro che volevamo portare avanti. Ci diciamo sempre che “abbiamo un cervello in due”, il che fa molto ridere perché è vero: compensiamo l’una le mancanze dell’altra, siamo complementari, dove arriva una non arriva l’altra ma insieme arriviamo sempre in posti inaspettati.

La cosa più difficile è stata mettere insieme due mondi molto diversi: la poesia, che è per sua natura ricca di immagini ma poco generosa, perché chiede a chi legge di ricostruirne il significato, mentre l’illustrazione ha il compito di sintetizzare con pochi tratti dei concetti molto complessi. Insomma ci sono voluti parecchi vodka tonic in più per trovare l’equilibrio espressivo giusto.

Cos’è per voi l’amore?     

Sara: L’amore è qualcosa di inaspettato, un insieme di emozioni che fai fatica a comprendere e definire, ma dalle quali ne sei irrazionalmente attratto.

Nell’amore serve poi trovare il giusto incastro, e questa è la parte più difficile. Non esistono manuali, non è previsto un modo corretto e uno sbagliato, e quello che può funzionare per una coppia può essere incomprensibile per un’altra. Quindi l’amore si può definire il giusto equilibrio nel disequilibrio, un punto di incontro fra due personalità diverse che richiede complicità e confronto, ascolto e rispetto.

 

Federica: Per me l’amore è una cosa spaventosa. La metafora del cane non è casuale. È spaventosa perché è incontrollabile, non sempre è bello l’amore, ti porta a fare e a dire cose che non vorresti o che non faresti mai da lucido! L’amore ti porta a essere in modi totalmente opposti a quella che è l’immagine ideale che hai di te. È davvero l’ultimo sentimento animale che ci è rimasto. Per questo ultimamente è così difficile innamorarsi, perché non esiste un’educazione sentimentale. A scuola o in famiglia nessuno ti insegna l’amore, ti insegnano a essere bravo, razionale, a controllare il corso delle cose, portare avanti il tuo futuro etc. Invece l’amore è tutto il contrario di quello che sappiamo, per questo spesso non lo accettiamo, lo scacciamo via. Sogniamo tutti l’amore poi quando lo abbiamo tra le mani non lo capiamo. Oppure lo traduciamo in cliché impersonali come quelli dell’amore romantico che poi finiscono per ucciderlo. E proprio perché è incontrollabile e animale che forse è l’unica cosa che ci può salvare da noi stessi, e magari anche dall’estinzione collettiva!

Quando l’amore diventa “cane”?

Sara: Diventa cane quando anche le cose più semplici diventano innaturali.

Quando si smette di amare se stessi e ci si perde, nel tentativo di far funzionare la relazione, in costante ricerca di attenzioni, serenità e comprensione.

L’amore quando è cane è un dramma, e nessuno se lo merita! Bisogna però essere bravi a riconoscerlo per tempo e lasciarlo andare. Prima che le incertezze e le incomprensioni possano trasformare la percezione che si ha di se stessi e dell’altra persona.

Federica: Amorecane l’abbiamo volutamente resa una parola unica, perché suonasse un po’ come una bestemmia. L’Amorecane è quel momento esatto in cui il tuo quadrupede ti fa la pipì a tradimento sul tappeto dopo che per settimane aveva imparato a farla fuori in giardino.

L’amore è sempre un cane. Bisogna capire come non farsi azzannare, come conviverci felicemente, come renderlo un alleato e mai un dittatore delle nostre giornate. Cioè la pipì la puoi fare ovunque basta che non mi rovini la vita e il mio tappeto preferito. 

Quanto il caos esistenziale dei giorni d’oggi incide sulle relazioni umane secondo voi?

Sara: Ma il caos è parte di noi! Sono convinta che il corpo umano sia composto per metà d’acqua e metà di caos.

Il problema è che ora è diventato la giustificazione a tutto, nell’incapacità che abbiamo di impegnarci, di prenderci responsabilità e di scendere a compromessi.

Siamo esigenti, affascinati dalle alternative, distratti dai troppi impegni e dai mille stimoli, spaventati dalle forme semplici (perché se faticose e meno realizzabili, le percepiamo più libere), e bloccati dalla paura di fermarci a godere di momenti normali e quotidiani.

Federica: Le relazioni sono parte del caos esistenziale di questi tempi, il pacchetto è completo. Sicuramente l’aver perso centralità nella propria vita, mettendo il lavoro al primo posto, incide su tutto, sull’equilibrio personale, relazionale e sociale. Il problema non è l’amore, è il capitalismo. Per fare una citazione colta.

L’amore è affrontato con molta ironia nel vostro libro. Quanto è utile l’ironia nella quotidianità di una relazione?

Sara: Non prendersi troppo seriamente dovrebbe essere un modello di vita.

Con l’ironia si può smorzare anche l’argomento più complesso e profondo, e andrebbe applicato a tutte le relazioni, amorose e non, per vivere con maggiore leggerezza, che, come dice Calvino, non è superficialità.

Federica: L’ironia è l’unica arma contro la pesantezza, la noia e la mediocrità. A volte è anche una scusa per evitare di andare a fondo, affrontare i problemi e ammettere che si hanno delle debolezze o delle difficoltà. Però ecco è sempre un modo laterale di leggere la realtà, che rende tutto più interessante. Fuori e dentro una relazione.

 C’è una poesia alla quale siete in particolare legate e perché?

Sara: Vodafone! La paladina della “chiamata tanto attesa”.

È stata una delle prime poesie che ho illustrato, ed è stato un modo per esorcizzare quel logorio che si prova quando si rimane in attesa di un messaggio o di una chiamata che fa fatica ad arrivare.

Poi secondo me racchiude un po’ l’anima del libro. L’abbiamo utilizzata per vedere le reazioni delle persone a cui presentavamo il progetto, insieme ad Amorecane. Amorecane è il trattato sull’amore, è pungente e un po’ fa male. Vodafone invece è divertente. L’ironia finale è spiazzante e strappa il sorriso un po’ a tutti!

Federica: La mia top five: Ho comprato un gelsomino, Gamba rotta, Domenica, Sconosciuta, Lo scontrino dell’Esselunga. Che sono forse quelle più serie, ma anche le più sincere.






Una vostra poesia si intitola “Per sempre”. Il “per sempre” è realtà o “utopia”?

Sara: Come dice la poesia, io sono quella che ‘nemmeno un tatuaggio ti sei fatta’. Ho il terrore dell’irrimediabile, ma in una relazione voglio crederci, altrimenti che gusto c’è?

Più che “per sempre”, vorrei definirlo un amore senza tempo, senza una data di scadenza. Per me significa essere felice di quello che sto vivendo, altrimenti sarebbe come vivere a metà, con insoddisfazione e poco coinvolgimento.

Intanto se deve finire, finisce, anche se ci si è giurati eternità!

 

Federica: Il “per sempre” è comunque una condizione momentanea, anche nella poesia si cerca di dire questo. Siamo convinte* che il “per sempre” sia una questione di durata, in realtà è naturale che niente duri per sempre, chi siamo noi umani per parlare di per sempre? Ma ci sono attimi, momenti di pienezza e felicità in cui davvero puoi/vuoi pensare che l’amore duri per sempre, ma non è umanamente possibile. Forse dura per sempre solo se ci si lascia.

Si dice che l’odio e l’amore sono le facce della stessa moneta. Voi cosa ne pensate?

Sara: Più che due facce della stessa moneta, vorrei che fossero due linee parallele che non si incontrano mai.

L’Odio è così forte come parola. Racchiude tanto dolore, risentimento e non accettazione, e credo rappresenti un punto di non ritorno.

Ad eccezione di situazioni davvero spiacevoli e distruttive, non sono sicura che sia necessario arrivare a tanto.

Purtroppo non tutto avviene come si vorrebbe che accadesse.

Più che odiare, servirebbe riconoscere i segnali di quello che sta andando per il verso sbagliato e fare un passo indietro! Tenere strette le cose belle di un rapporto, che ci hanno fatto crescere e migliorare, e prendere le distanze da ciò che non ci fa stare più bene.

Federica: Secondo me è molto difficile parlare di odio, è un sentimento a cui non siamo educati. Secondo me l’altra faccia della medaglia dell’amore potrebbe essere la rabbia, ma l’odio è proprio difficile da inquadrare. L’odio è più legato alla paura di qualcosa che non conosci, e in questo caso è proprio l’opposto dell’amore, perché l’amore ha come oggetto qualcuno o qualcosa che conosci e a cui ti vorresti avvicinare. L’odio invece è l’emergere di paure e insicurezze che vengono scagliate verso qualcosa che non si conosce. 



A chi consigliereste di leggere il vostro libro e perché?

Matteo Salvini. Perché è un libro semplice e ci sono le figure. Così magari si avvicina anche alle emozioni popolari buone, come l’amore, e diventa un po’ più umano.

 Progetti futuri… Vi vedremo ancora collaborare per un secondo libro?

Sicuramente sì. Magari non sarà un libro, ma un chiringuito a Ibiza.

Mariangela Cutrone

 

 

 


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