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Gli emigrati sardi: non riusciamo a tornare a casa

Sardegna

Non si arresta il fiume di segnalazioni, proteste, richieste di chiarimenti sulla discussa “Ordinanza 43” del presidente della Regione Sardegna. Alla redazione de La Nuova Sardegna – si legge il 16 settembre sul quotidiano – sono arrivate tante mail e tante telefonate di viaggiatori o di aspiranti tali. Come Jolanda Concas, olbiese trapiantata a Dublino. Da mesi ha i biglietti per tornare nell’isola dopo due anni e mezzo insieme al marito e ai due figli. È disperata e arrabbiata, perché non riesce a districarsi tra le regole dell’ordinanza. “Appena è uscito il provvedimento mi sono subito mossa per provare a fare il test qui a Dublino ma non avrei la risposta in tempo per partire – racconta la donna -. Allora ho iniziato a chiamare i laboratori che ci sono nell’elenco della Regione. Alla fine mi ha risposto solo uno. E mi è stato detto che per fare il tampone è necessaria la prescrizione del medico. E dove la faccio io che a Olbia non ho più il medico di famiglia da anni? Ma si rendono conto di quali grandi disagi ci stanno creando?”. La donna contesta soprattutto il fatto che l’ordinanza non spieghi come si debba comportare chi deve arrivare nell’isola. “Non si possono decidere determinate cose senza dare gli strumenti ai cittadini – attacca -. Il governatore deve ricordarsi che siamo sardi, che abbiamo diritto di tornare a casa”.


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