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Tre a tre. Ci poteva essere di peggio

Politica

Ci fu un tempo nella Grecia antica, in cui taluni, a pagamento, erano soliti presentarsi negli emicicli e ivi insegnare come di un argomento può dirsi di tutto e tutto il suo contrario, convincendo attraverso l’eloquenza. Erano i “sofisti” o “retori”, solitamente filosofi di prestigio quali Protagora, Gorgia da Lentini, Empedocle di Agrigento, ecc.

Da questi discendono i politici che, se non avessero la loro qualità dialettica, anche in difetto della loro coltura, non potrebbero fare il mestiere che fanno. Massimo esempio sono le tornate elettorali, da cui ognuno, a suo modo loro, esce vincitore. Cosa impossibile in politica, giacché un voto in più a Pinco Pallo lo sottrae a Pallo Pinco, a meno di non dilatare l’elettorato.

Tutto questo per dire che, stando con i piedi per terra, occorrerebbe considerare alcune cose, a spoglio elettorale quasi terminato e sulla scorta dei dati che si hanno.

Per esempio, prima o poi bisogna avvertire il segretario del “Pd” Zingaretti, con i dovuti modi, che in tema di referendum hanno vinto i “SI”, il che significa che il taglio dei parlamentari è norma. Lui e il suo partito, il taglio non l’hanno mai voluto, hanno dovuto dire un “ni” al solo fine di sedere tra i banchi del governo pur non avendone titolo, sperando che la cosa si potesse poi insabbiare. Hanno dovuto seguire i “cinque stelle”, veri vincitori e a pieno titolo in questa tornata elettorale, per paura di una crisi di governo che li avrebbe rispediti da dove venivano, vale a dire l’opposizione. E’ cosa per cui gioire?

C’è di più, giungerebbe utile, dare a Zingaretti la notizia, sempre nei dovuti modi, che la regione Marche da oggi in poi la governa Francesco Acquaroli, esponente di “FdI”, il che vuol dire che dopo un quarto di secolo la regione è passata alla destra. C’è da ridere?

Quindi, con calcolatrice alla mano, e uno psicologo vicino, fare due conti, perché come diceva Totò “è la somma che fa il totale”. Facendoli emerge che su 20 regioni 15 (il 75%) oggi li governa il centro destra. Ma che ti festeggi?

E’ vero, la destra non ha dato la spallata al governo, è vero che ne esce delusa da queste elezioni, almeno sulla base delle voci che circolavano qualche giorno fa, dove si presagiva un “cappotto” ai danni degli avversari (6 a 0), ma intanto, è innegabile che mette un po’ di fieno in cascina rappresentato dalle Marche, sottraendolo alla disponibilità del centro sinistra; e poi a cosa sarebbe servitala “spallata”.

C’è qualcuno che veramente credeva in elezioni anticipate, se queste votazioni fossero state ulteriormente favorevoli alla destra? Illuso. Mai e poi mai il presidente Conte avrebbe chiesto di vedere il capo dello Stato Mattarella per dirgli: «Presidente, la realtà politica del Paese non è quella che lo governa. Dacché, che ne dice se mi dimetto?». Poco probabile anche analoga iniziativa da parte del Presidente della Repubblica.

La formazione di una nuova maggioranza, inviata alle camere per la fiducia, con magari decine di grillini che saltano sui banchi della destra chiedendo loro ospitalità, cospargendosi il capo di cenere, pietendo: “abbiamo famiglia”, sarebbe stato uno spettacolo squalificante di fronte non solo agli italiani ma al mondo intero. Per fortuna il destino (né cinico e né baro questa volta) ce lo ha evitato

In conclusione, tre a tre? Va bene così, ci poteva essere di peggio, per tutti.

Giuseppe Rinaldi


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