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Lampi di guerra tra Azerbaigian e Armenia in Nagorno Karabakh

Estero

Pesanti combattimenti sulla linea di confine della regione secessionista dell’Azerbaigian popolata principalmente da armeni. Entrambe le parti denunciano vittime tra i civili e proclamano la legge marziale. Mosca e l’Europa chiedono il cessate il fuoco immediato. Ankara è pronta a sostenere Baku

© Karen Mynasian/AFP – Soldati dell’esercito armeno

AGI – Aspri combattimenti nella regione autonoma del Nagorno Karabakh tra l’esercito dell’Azerbaigian e le forze indipendentiste armene, che hanno rivendicato l’abbattimento di due elicotteri militari azeri, dopo che Baku ha bombardato l’enclave. Il ministero della Difesa azero ha annunciato l’inizio di una “controffensiva”.

I separatisti armeni nella regione del Nagorno-Karabakh hanno riferito di aver inflitto “perdite” all’esercito azero. Il ministero della Difesa azero ha confermato che un suo elicottero è stato abbattuto, aggiungendo che l’equipaggio è riuscito a mettersi in salvo e ha rivendicato di aver distrutto 12 batterie antiaeree.

“Stamattina presto, la parte azera ha lanciato bombardamenti lungo tutta la linea di contatto. Stanno anche bombardando Stepanakert (la capitale), chiediamo alla popolazione di mettersi al riparo”, si legge sulla pagina Facebook della presidenza separatista. “Le forze armate del Karabakh hanno finora sventato i piani (dell’Azerbaigian), infliggendo pesanti perdite” all’avversario, ha comunicato il ministero della Difesa della regione.

Scambi di accuse

Il ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di aver violato il cessate il fuoco del 1994 “all’alba” con “provocazioni su larga scala”, con intensi bombardamenti contro le posizioni dell’esercito azero su tutto. Negli attacchi, secondo Baku, Erevan ha usato anche l’artiglieria.

Il ministero degli Esteri armeno accusa invece l’Azerbaigian di aver lanciato “missili” contro “insediamenti pacifici, compresa la capitale del Nagorno Karabakh, Stepanakert”. Le due parti si accusano reciprocamente di attacchi contro i civili.

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La Russia e l’Europa chiedono il cessate il fuoco

Il ministero degli Esteri russo ha chiesto alle due parti in conflitto nella regione autonoma azera del Nagorno Karabakh un “cessate il fuoco immediato”. Mosca ha chiesto anche l’avvio di “colloqui per stabilizzare la situazione”.

“Le notizie di ostilità nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh destano grave preoccupazione. L’azione militare deve cessare, con urgenza, per evitare un’ulteriore escalation. Un ritorno immediato ai negoziati, senza precondizioni, e’ l’unica strada da seguire”, twitta il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel

La Turchia promette invece il completo sostegno a Baku e ha invitato l’Armenia a rinunciare alla sua “aggressione”: l’altolà arriva dal ministro della difesa turco, Hulusi Akar. “Sosterremo i nostri fratelli azeri con tutti i nostri mezzi nella loro lotta per proteggere la loro integrità territoriale”, ha detto in una nota il ministro della Difesa turco.

La Turchia è uno strettissimo alleato di Baku con cui ha forti legami culturali e linguistici; viceversa non ha relazioni diplomatiche con Erevan per via della querelle storica sulla strage degli armeni sotto l’impero ottomano, tra il 1915 e il 1916, che secondo l’Armenia fu un genocidio. 

Legge marziale

Il presidente del Nagorno Karabakh, Araik Harutyunyan, in una riunione d’emergenza del Parlamento della regione separatista azera sostenuta dall’Armenia, ha proclamato la legge marziale e annunciato una mobilitazione militare totale. Stessi provvedimenti sono stati adottati dall’Armenia. Il primo ministro armeno, Nikol Pashinian, ha esortato il suo popolo a “essere pronto a difendere la patria sacra”. “Sosteniamo con forza il nostro Stato, il nostro esercito (…) e vinceremo. Lunga vita al glorioso esercito armeno!”, ha scritto su Facebook.

L’enclave contesa

Il Nagorno Karabakh è una regione secessionista dell’Azerbaigian, popolata principalmente da armeni e sostenuta dall’Armenia. Dal 1992 è stato teatro di una guerra che ha causato 30.000 morti. I colloqui di pace sono bloccati da molti anni. Nel 2016, gravi scontri sono quasi degenerati in una guerra nella regione, e nel luglio 2020 ci sono stati anche combattimenti tra armeni e azeri al confine settentrionale.

Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliev, ha minacciato l’Armenia di rappresaglie per il suo “comportamento aggressivo”, riferendosi agli scontri di luglio, e ha accusato Erevan di aver deliberatamente causato il fallimento dei negoziati di pace. Il ministero ha anche avvertito che l’Armenia sta preparando “decine di migliaia di uomini con un unico obiettivo, attaccare l’Azerbaigian”. 

 


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