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A quando la ripresa?

Politica

Il mondo è disorientato anche per gli effetti di una pandemia che sembra non aver fine. Da noi, poi, le questioni si sono complicate per la mancanza d’effettivi punti di riferimento che, essendo carenti, dovrebbero essere “sanati”. I progetti di ripresa, più che auspicabili, li avevamo già evidenziati la scorsa primavera, in piena diffusione del Covid-19.

Per sicurezza, li riportiamo: Sanità, Lavoro e Istruzione. Tutto il resto potrà essere affrontato in tempi successivi. In nove mesi di Pandemia, almeno in Italia, la classe media è, progressivamente, sublimata anche per scelte politiche nel contesto più che discutibili. Le responsabilità ci sono ed i partiti, ma non solo di maggioranza, hanno le loro. Dopo tanto marasma, dovrebbe tornate in prima linea la dignità umana. Abbiamo riscoperto la solidarietà; ma a che prezzo? Non basteranno gli aiuti economici UE per risollevare la nostra economia che, per obiettività, non andava bene neppure prima della Pandemia.

Ora è anche giunto il momento delle riforme in uno spirito nazionale che ha da essere ritrovato tramite un accordo d’unità nazionale attraverso una classe politica con una chiara identità e precisi programmi di ripresa. Se non saranno trovate, e rispettate, queste premesse, l’Italia non avrà un futuro migliore. Più che le parole “nuove”, ora, servirebbero dei “fatti” tramite un consenso popolare. E’ inutile promettere quando già si sa che non sarà possibile concretare le promesse.

 La politica del 2021, indipendentemente dall’evoluzione virale, dovrebbe ispirarsi a concetti nuovi e rapporti tra partiti meno compromessi. Insomma, con la primavera prossima si dovrebbe iniziare a percepire l’attesa stagione delle riforme socio/politiche. Ovviamente, con la responsabilità di chi sarà in grado di governarci, ma anche dell’Opposizione. In politica, tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile. Il seme della ripresa è da trovare con riforme nazionali che garantiscano un rilancio economico in un’ottica nuova e senza rimpianti per quello che è stato e che non tornerà più.

Giorgio Brignola


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