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A-Head Art Project presenta “Circuiti”

Arte, Cultura & Società

Mostra fotografica dell’artista materano Luca Centola, a cura di Piero Gagliardi

Vernissage venerdì 23 ottobre ore 18:30 – Spazio Cerere, Via degli Ausoni 3 Roma  

 

È Luca Centola, fotografo materano, l’artista scelto da A-Head Art Project per la nuova tappa del ciclo di appuntamenti che, lungo tutto il territorio nazionale, coniuga l’arte contemporanea con un messaggio dall’elevato valore sociale: combattere lo stigma e ogni forma di pregiudizio nei confronti della malattia mentale.

Il progetto, nato nel 2017 dalla collaborazione tra l’Associazione socio-sanitaria Angelo Azzurro Onlus e numerosi artisti del panorama nazionale e internazionale, sbarca a Roma con la mostra dal titolo “Circuiti”, a cura di Piero Gagliardi, che sarà inaugurata venerdì 23 ottobre alle ore 18.30 presso Spazio Cerere (via degli Ausoni 3).

Il nuovo progetto fotografico di Luca Centola trae la sua origine da un’opera commissionata ed esposta a luglio del 2019 al MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea Matera: “Relazione di Dispersione”. Un’installazione asimmetrica, composta da quattro immagini fotografiche che rimandano, nell’insieme, al concetto di forma, di circuito. Da qui l’idea di dar vita ad altri circuiti che, partendo da formule fisiche/matematiche, riescano a riprodurre visivamente una tensione o un allentamento di dinamiche sociali e relazionali. La scelta del tema e della resa, attraverso un vero e proprio circuito riconoscibile e tramite un allestimento puntuale e di facile lettura, discende dalla ricerca portata avanti da diversi anni dallo stesso artista. “Nessun uomo è un’isola”: In diversi modi curiosi, fortuiti o accidentali, alcuni accadimenti influenzano l’esistenza degli uomini dirigendoli nei luoghi della pazzia o della sanità. Cercare di leggere i percorsi è l’obiettivo di questa ricerca, scevra dal voler essere risolutiva o invasiva: segnare un percorso obbligato dalla funzionalità del problema affrontato.

Una mostra dalla forza e dal fascino per cui lo stesso curatore Piero Gagliardi sceglie di esprimersi con le parole della psicanalista junghiana Lella Ravasi Bellocchio: “Non si può vivere senza visione. Noi siamo tutti pazienti dell’immaginazione”. Sospese in una dimensione tanto magica e nostalgica quanto reale, le immagini fotografiche rafforzano, ancora una volta, la convinzione profonda che le potenzialità della fotografia stiano nella capacità visionaria e ossessiva di chi usa tale mezzo di espressione.

Le opere intitolate “Macrocosmo e “Microcosmo” appaiono come un viaggio in cui l’osservatore è spinto a immaginare un percorso dall’immensamente piccolo (atomi) attraverso il mondo cellulare fino all’immensamente grande dei corpi celesti. Gli elementi rappresentati sono porzioni armoniose di archeologia industriale perché quello che conta qui è l’idea, il messaggio sottostante e non il dettaglio scientifico. Nell’installazione Microcosmo per mezzo di una lente di ingrandimento il fruitore può immergersi nell’esplorazione dei dettagli per poi arrivare alla visione totale nell’opera Macrocosmo. Un chiaro riferimento a quel metodo scientifico che, con l’ausilio di un microscopico elettrico, permette a un oggetto di apparire all’occhio umano ad ingrandimenti crescenti. 

Centola indaga il vuoto, la pausa, il silenzio nell’attesa dell’evento, entrando in risonanza con il luogo, lo fissa in un tempo indefinito di sospensione interiore che si manifesta all’esterno. Dalle sue fotografie risaltano dei raggi di luce che lacerano fisicamente e semanticamente luoghi socialmente abbandonati, mirando volutamente all’annullamento di ogni legame percettivo-visivo dell’osservatore con l’ambiente esterno al fine di “prepararlo” alla completa immersione sensoriale. Quest’ultimo si ritrova, quindi, coinvolto in un dialogo sul rapporto tra la dimensione dell’arte e quella del sociale, usando paradossalmente come ponte estetico il mondo della scienza.

L’installazione dal titolo “32” (io sono fortunato) è uno studio che esplora le trentadue sfumature del grigio: dal bianco al nero. Questi due colori sono “le estremità” dell’installazione cromatica: il bianco contiene tutti i colori, e richiama l’idea di fusione e di luminosa unione; il nero è invece un’assenza di colore, e si lega dunque all’idea del buio, del vacuo, dell’assente, appunto. La realizzazione dell’opera è il risultato del viaggio solitario intrapreso da Luca Centola nella bellissima cornice delle saline di Margherita di Savoia. Si tratta di una prova ardua, di difficile realizzazione tecnica: un esercizio con il colore mai provato prima, che racconta di come, in uno stesso ambiente, sia possibile ritrovare una molteplicità di situazioni apparentemente simili ma sostanzialmente differenti. Cromie differenti per comprendere quanto, attraverso la rifrazione della luce, la lettura classica delle “cartoline” possa essere distorta e non avere più alcun tipo di importanza. Dietro questo impianto rigoroso e concettualmente intransigente, in realtà, si nasconde un metodo di lavoro che fa sua l’impostazione baudelairiana del flâneur, un’attitudine a comprendere la realtà urbana e lo spazio cittadino attraverso l’incontro e l’esplorazione di luoghi nascosti. È così che l’artista riporta ai nostri occhi prospettive e elementi di conoscenza e comprensione fin qui isolati. 

Centola non da un rimedio a questi isolamenti, né tantomeno vuole dare delle soluzioni alle sue serie di installazioni artistico-scientifiche, ma certamente ci conduce per mano ad uscire fuori dai “circuiti tradizionali” e aggiunge un nuovo tassello a quella dimensione solitaria della città che ha saputo descrivere con magistrale poeticità. Perché parafrasando il filosofo francese Louis Lavelle: “Non è rompendo la solitudine, bensì approfondendola, che gli esseri diventano capaci di comunicare”.

Durante il vernissage sarà presentato il catalogo della mostra di Luca Centola, che inaugure la Collana Edizioni A-Head a cura di Piero Gagliardi e dedicate alla memoria del Professor Giovan Battista Calapai. Si tratta di una serie di cataloghi collezionabili, i cui proventi saranno destinati alla strutturazione di nuovi e innovativi laboratori (con artisti e pazienti). Direttore della collana Stefania Calapai.

 


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