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Graffiti Art in Prison”: il progetto dell’università di palermo finanziato da Erasmus+

Arte, Cultura & Società

PALERMO – Il progetto GAP “Graffiti Art in Prison” del SiMUA – Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli Studi di Palermo, diretto da Paolo Inglese, ha ottenuto il finanziamento all’interno del programma europeo Erasmus+, Strategic Partnerships for Higher Education.
Il progetto, ideato dal team composto da Laura Barreca, Gabriella Cianciolo Cosentino e Gemma La Sita, è realizzato in collaborazione con Giovanna Fiume e in partenariato con il Dems-Dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, Università degli Studi di Palermo (Rita Foti), il Departamento de Historia del Arte, Universidad de Zaragoza (Ascensión Hernández Martínez), il Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut (Gerhard Wolf) e ABADIR, Accademia di Design e Comunicazione Visiva, Catania (Lucia Giuliano).

Si tratta di un progetto scientifico che per la prima volta si pone come obiettivi la ricerca, la valorizzazione del patrimonio culturale e l’inclusione sociale attraverso lo studio di uno dei più importanti complessi artistici e monumentali al mondo, Palazzo Chiaramonte (Steri) a Palermo.
I graffiti delle Carceri del Santo Uffizio spagnolo (sec. XVII-XVIII), conservati all’interno dello Steri, insieme ad alcuni esempi di graffiti presenti in altre carceri dell’Inquisizione, come quelle di Narni e Saragozza, saranno oggetto di interesse e studio.

Luoghi sulle cui pareti i carcerati lasciavano tracce della loro permanenza e messaggi da decifrare: un ‘coro di voci’ con diversi livelli di significato e un alto grado di complessità. Un patrimonio di immenso valore storico e culturale oggetto di un progetto multidisciplinare che coinvolge docenti internazionali, studenti delle Università partner e detenuti di istituti penitenziari siciliani. Ricerca scientifica, programmi artistici e impegno sociale sono alla base di un percorso formativo ed educativo che prevede la produzione di pubblicazioni scientifiche, documentari, corsi intensivi, conferenze, workshop e attività seminariali e divulgative che si svolgeranno tra Italia, Spagna, Germania dal 2020 al 2023.
Il progetto si avvale di un database di immagini e fotografie delle Carceri del complesso Chiaramontano già realizzato dal SiMuA.

Oltre alla ricerca scientifica, un ruolo fondamentale è rivestito dall’attività didattica all’interno di sei settimane di studio intensivo per i dottorandi provenienti dalle istituzioni del partenariato e da altre università europee e del Mediterraneo.
I 20 dottorandi coinvolti entreranno nelle carceri sia intellettualmente che fisicamente, maturando in tre anni un’esperienza non solo scientifica e artistica, ma anche acquisendo gli strumenti necessari per colmare il “gap” esistente fra il mondo dell’università e la società. I dottorandi, affiancati da artisti, porteranno l’arte in carcere con l’uso di diversi linguaggi contemporanei, dal graffito all’affresco, al video, alla poesia visiva, al disegno.

Inoltre, nel progetto vengono studiate e confrontate altre forme di graffiti carcerari e pitture murali, sia storiche che contemporanee, per una riflessione su vari luoghi di reclusione e sulle risposte artistiche a questi specifici ambienti nelle loro molteplici dimensioni: materiale, corporea, psicologica, spaziale e temporale. I risultati dei tre anni di progetto saranno contenuti in un libro e in un video documentario che testimonieranno le produzioni artistiche del passato e del presente nonché l’urgenza di entrare in contatto con il disagio delle persone recluse.
Così si è espressa la commissione di valutazione di Erasmus+ sul progetto “Graffiti Art in Prison”: “Il progetto risponde pienamente alle priorità del bando, ovvero il valore sociale ed educativo del patrimonio culturale europeo, la costruzione di sistemi di istruzione superiore inclusivi e l’inclusione sociale. Il progetto mira a costruire un ponte tra il mondo accademico e la società, concentrandosi sulle persone in condizioni di detenzione”.

Il progetto GAP – sottolinea l’ateneo siciliano – “rappresenta l’occasione per promuovere la conoscenza delle carceri non solo come patrimonio culturale oggetto di studio scientifico, ma anche come strumento per una maggiore inclusione sociale. I progetti espositivi e la digitalizzazione degli ambienti storici porteranno alla valorizzazione museale e alla accessibilità turistica del prezioso repertorio iconografico e scritturale dei graffiti delle Carceri del Complesso Monumentale dello Steri


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