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Per la Corte dei conti ora bisogna avere un quadro chiaro delle misure

Economia e Finanza

Necessario per la magistratura contabile riconsiderare le politiche passive del lavoro e legare i bonus alle condizioni economiche dei beneficiari. Perplessità anche sull’ estensione del blocco licenziamenti

Giudici, Toghe, Corte Conti, Magistratura, Magistrati (Immagoeconomica)

AGI – Ora che la fase più critica è superata, e prevedendo un lungo periodo di convivenza con il virus, bisogna inquadrare le singole misure portate avanti dal governo in una strategia di crescita. A dettare la linea è la Corte dei conti nella sua memoria depositata in Commissione Bilancio del Senato che sottolinea come, in occasione della Nota di aggiornamento del Def e del Documento programmatico di bilancio, sia altresì necessario che si arrivi ad una definizione di un quadro chiaro delle riforme su cui si intende puntare per superare i ritardi strutturali del Paese. Necessario per la magistratura contabile riconsiderare le politiche passive del lavoro e legare i bonus alle condizioni economiche dei beneficiari. Perplessità anche sull’ estensione del blocco licenziamenti.

I progetti del Recovery fund giocano ruolo decisivo

L’evoluzione del potenziale di crescita, secondo la Corte dei conti, dipenderà sostanzialmente “dal superamento dei ritardi e dagli effetti di offerta che le misure varate riusciranno ad esplicare nel medio termine” e, in quest’ottica, “i progetti che saranno individuati come elegibili al finanziamento dei fondi europei del Recovery Plan giocheranno al riguardo un ruolo decisivo“.

Riconsiderare le politiche passive del lavoro

Entrando nel merito del Dl agosto, la magistratura contabile sottolinea che il provvedimento “si pone in continuità con quelli varati nei mesi scorsi, concentrando gli interventi sui comparti più interessati dalla crisi e sulle misure a favore dei lavoratori”. L’esperienza fin qui maturata nella gestione dei diversi strumenti, come ha più volte sottolineato la Corte, “dovrebbe indurre una riconsiderazione delle politiche passive per il lavoro, in un quadro che tenga conto delle molteplici esigenze emerse: tra esse, una maggiore semplificazione e una più chiara separazione della funzione assicurativa generale da quella connessa alla gestione dei processi di crisi strutturale e delle correlate esigenze di ricollocazione dei lavoratori”.  

Perplessità sull’estensione del blocco licenziamenti

Emerge poi, da parte della magistratura contabile, qualche perplessità sulle modalità del blocco dei licenziamenti prorogato nel decreto Agosto. “In tema di regolamentazione dei licenziamenti, appare condivisibile la scelta di vincolare l’impresa che usufruisce appieno degli ammortizzatori sociali a mantenere in essere il rapporto di lavoro, ma non di vincolare le imprese che non hanno fruito integralmente dei benefici approntati: ne potrebbero scaturire difficoltà nell’emersione delle effettive realtà aziendali e ritardi nelle misure di ristrutturazione e risanamento, (in larga parte) comunque inevitabili”.

Collegare le indennità alle condizioni economiche dei beneficiari

Per la Corte dei Conti, se la scelta iniziale di procedere ad erogazioni di indennità diffuse e basate su criteri non eccessivamente discriminanti, è stata “positiva”, “si pone ora la necessità di collegare le stesse alle condizioni economiche complessive dei percipienti”.

Solo differiti i problemi degli enti locali

Quanto alle ulteriori direzioni in cui muove il decreto, se la magistratura contabile da un lato giudica “positivo” l’impegno del governo su servizi sanitari e scolastici e sugli enti territoriali in difficoltà, dall’altro afferma che tali misure “si innestano in un contesto normativo già frammentario e disorganico che richiederebbe, invece, una riconsiderazione complessiva al fine di costruire assetti normativi efficaci e stabili”. Si eviterebbe così “il ricorso a interventi che non contribuiscono a risolvere strutturalmente i problemi, ma si limitano a differirli. Essi mancano di un respiro sistematico e ciò non può che creare incertezza nelle amministrazioni”.

Interventi sulla coesione territoriale

Per gli interventi sulla coesione territoriale, infine, “va attentamente vagliata la scelta di utilizzare una parte relativamente cospicua di risorse per “fiscalizzare” gli oneri sociali per le imprese del Sud” in quanto, “oltre a mancare al momento un bilancio complessivo degli effetti prodotti dalle politiche di decontribuzione per i lavoratori giovani assunti a tempo indeterminato introdotte negli ultimi anni, vi è da chiedersi se il contesto postpandemia (possibilità di processi di re-shoring, spinta al riposizionamento di paesi e regioni nelle catene globali del valore) non induca ad affrontare il tema della competitività del Mezzogiorno in una logica diversa dalla riduzione del costo del lavoro”. 


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