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La scienza è in grave difficoltà

Scienza&Tecnologia

Pierfranco Bruni

Credo che mai abbia attraversato una fase di sfiducia pubblica come in questo momento Covid. Eppure ci sono state epoche in cui il legame tra ricerca, sperimentazione e sicurezza di azione sono state messe duramente alla prova.

Questa pandemia l’ha messa seriamente in ginocchio. Inutile trovare chiavi di lettura. Opera proponendo il nulla. Sì, perché andare avanti pensando soltanto di distribuire farmaci di paura è semplicemente banale. Contro la pandemia solo palliativi e ordini di natura amministrativa che sanno poco di terapie e formule sanitarie.

La scienza crolla. I ricercatori si contraddicono costantemente e lasciano alla politica di agire. In stagioni di fragilità di sicurezze l’incontro tra scienza e politica sta diventando una panacea che testimonia uno stato quotidiano di fallimenti.

Panacea? Ma sì, quando l’illusione prende il sopravvento si creano soltanto aspettative e delusioni. La scienza non può mai smettere di confrontarsi sia con la natura sia con le civiltà che vivono in una transizione in cui le società non possono soltanto subire, in quanto vogliono, anzi pretendono, di essere protagoniste.

La scienza è fallibile? Certo. Perché è un empirismo che entra nella proiezione della ricerca. Ciò che abbiamo vissuto in questi mesi, e ciò che stiamo vivendo, è, appunto, una panacea di ritorno o una merafora di panacea in ritardo.

Attenzione, la confusione aumenta perché non si hanno riferimenti certi, bensì tentativi mancati di una ricezione tutta da inventare. Sicuro.  Abbiamo l’obbligo di ascoltare la scienza. La scienza ha il dovere e il diritto di dire la verità non politica ma speculare.

In un mio recente libro, di prossima uscita entro l’anno dall’editore Ferrari, pongo alcune riflessioni che toccano proprio questi aspetti inerenti la scienza come ricerca speculare e la scienza come potere in una visione anche politica.

La politica si è sempre servita della scienza in un connubio, però, completamente trasversale. Anche se, a volte, è sembrata una eredità eretica rispetto alla politica stessa.
Lo scienziato che diventa politico è una anomalia di fatto. Lo scienziato che si serve della politica per portare a compimento una ricerca è un dato di fatto. Lo scienziato che si ferma davanti al potere della politica è un antefatto anacronistico. Lo scienziato che obbedisce alla politica è una contraddizione di poteri. La scienza se non è volontà di rischio è soltanto empirismo.

Oggi viviamo la più anacronistica fusione tra ricerca e potere. Non si può ubbidire alla scienza quando la stessa brancola tra una ipotesi e una ricerca in itinere. Non può limitare la libertà.  La scienza è tale se la ricerca è un dato di fatto incontrovertibile. La scienza deve essere certezza altrimenti è sostanzialmente un costante attraversamento sperimentale. Il resto è mera politica.


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