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La musica non si lascia dimenticare- Intervista ad Alessia Coppola

Arte, Cultura & Società

La musica ha un grande potere ed è la colonna sonora della nostra esistenza. Ad essa affidiamo i nostri ricordi. La musica sprigiona emozioni e sensazioni che vanno vissute a pieno perché ci fanno sentire davvero vivi. È ciò che emerge dall’attesissimo nuovo romanzo della scrittrice, illustratrice pugliese Alessia Coppola dal titolo “La voce segreta dei ricordi Newton Compton Editori.

Protagoniste di questa storia emozionante che si legge tutta d’un fiato in cui la musica regna sovrana, sono donne forti e coraggiose come Evrea, giovane violinista tormentata da un passato fantasma e da ricordi che non le consentono di vivere a pieno la sua giovane esistenza e suonare e Margareth ex cantante jazz che nasconde nel suo animo il ricordo di un grande amore. Le loro vite si incrociano in una Milano che promette una nuova vita alla giovane Evrea che subito dopo la morte di sua nonna Berenice decide di lasciare la sua amata Lecce e rimettersi in gioco. Ma più cerchi di depistare il passato e i ricordi legati ad esso e più esso ti tormenta e ritorna vivo nel presente soprattutto se ha a che fare con la musica che non si lascia dimenticare e di cui non si può assolutamente fare a meno. Con questo libro Alessia Coppola ci insegna che non si può vivere di “se e ma” e che il dolore legato al passato va affrontato a pieno. Solo così si può rinascere davvero. Inoltre “La voce segreta dei ricordi” ci fa riflettere sull’importanza delle passioni come la musica che non vanno mai abbandonate perché esse rappresentano l’essenza della nostra esistenza.  Infatti conferiscono ad essa forme, colori ed emozioni inedite.

Ne parliamo in questa esclusiva intervista ad Alessia Coppola che ci rivela il suo legame con la musica e la meravigliosa città di Lecce, fonte di ispirazione per questo meraviglioso romanzo.

Com’è nata l’ispirazione per scrivere questa storia emozionante che lascia il segno nel cuore dei lettori?

L’idea di questa storia è nata all’improvviso, come accade per ogni storia che mi accompagna. Stavo attraversando un momento di trasformazione e grandi cambiamenti, avevo bisogno di fare questo percorso con un’amica. Così ho preso la mano di Ervea e Margareth.

Come mai la scelta di ambientarla tra Lecce e Miliano?

Ho scelto Lecce perché è una città della mia terra, quella in cui ho studiato Beni Culturali. Ho ricordi dolci e amari di quei vicoli bianchi e di quelle architetture barocche. Ricordo una casa vicino al complesso dell’università, era una villetta in centro con un giardino e un frutteto. Anni dopo l’ho scelta per ospitare la casa di Berenice.

La musica regna sovrana all’interno della tua storia. Che ruolo ha nella vita di un essere umano secondo te? E nella tua?

Credo che la musica sia indispensabile.  Friedrich Nietzsche diceva che la vita senza musica sarebbe un errore. Nella mia mia esistenza ha avuto un ruolo centrale. Sono stata una cantante jazz, mia sorella suonava il violino e la chitarra. Ero sempre in prima fila ad assistere ai suoi concerti. Una volta dipinsi dei fiori sul suo violino, rendendola felice. Quello strumento ha ispirato questo romanzo.

Il dolore che prova Evrea, la protagonista del tuo romanzo è in grado di separare o rendere più vicine le persone?

Il dolore separa solo chi è destinato a non fare parte della nostra vita. Per esperienza personale, il dolore unisce, crea un collante potente che nulla può dissolvere.

Quanto il passato influenza la nostra esistenza e come renderlo un alleato?

Siamo il risultato di ciò che siamo stati, il passato determina chi siamo. Ma non deve influenzarci, abbiamo sempre la capacità di cambiare il futuro, di imparare da quel passato. È un maestro, possiamo trarre insegnamento da ogni errore. L’unico modo per renderlo alleato è di non permettergli di camminarci affianco, ma sempre un passo indietro, poiché vivere di ricordi ci impedisce di godere appieno del presente.

Ad un certo punto nel tuo romanzo scrivi che non possiamo affidarci ai “se” e ai “ma”” quanto essi ci limitano e come liberacene?

Ci limitano nel momento stesso in cui la paura di fallire sovrasta le nostre scelte. E in ogni caso, ciò che è già accaduto non può più essere messo in discussione, pertanto va lasciato lì dov’è, insieme a ogni possibile rimpianto.

“La voce segreta dei ricordi” è anche una storia di amicizia. Quanto è importante nel superamento dei periodi più bui?

Credo che l’amicizia sia un dono raro. Per quanto mi riguarda ho avuto pochi amici su cui contare, se non nessuno. I miei amici sono stati i libri, l’arte, la scrittura. Eppure riconosco la forza di questo sentimento, che è capace di risvegliare. Per questo scrivo di grandi amicizie nelle mie storie, per vivere quella che non ho mai avuto.

Protagoniste del tuo libro sono donne forti e coraggiose. C’è una alla quale sei più affezionata e perché?

Sono particolarmente legata a Margareth, è stato il primo personaggio a cui ho pensato. È arrivata in maniera spontanea. Nel suo passato ho riposto parte del mio.

La storia di amore che nasce tra Evrea e Andrea ci fa riflettere sulla paura di amare e la tendenza che si ha ad etichettare questo sentimento temendo di perderne il controllo. Secondo te come mai questa tendenza molto diffusa nelle generazioni di oggi?

È un timore che ho vissuto in prima persona. Si ha spesso paura di lasciarsi andare, perché forse ci sono state sofferenze in precedenza. La gente non ha più voglia di soffrire, forse è questa la motivazione. Siamo sempre più distaccati, disincantati, i rapporti sono spesso fugaci e sterili. Ma credo nell’amore, lo scrivo e lo vivo. È un salto nel vuoto, occorre coraggio per lanciarsi.

Mariangela Cutrone

 

 


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