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Cosa sappiamo sul contagio da coronavirus degli animali domestici

Cronaca

Da studi effettuati in laboratorio su alcune specie domestiche risulterebbe confermata la suscettibilità del gatto, del furetto e, in misura minore, del cane. Per gli altri animali da compagnia non sono ancora disponibili evidenze

 

“A oggi non esistono prove del fatto che gli animali domestici possano trasmettere all’essere umano il virus SARS-CoV-2 e svolgere un ruolo attivo nella diffusione di Covid-19″. A ricordarlo è la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO).

“Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici possono contrarre l’infezione attraverso il contatto con persone infette, analogamente a quanto si verifica per le persone conviventi, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da Covid-19, limitando la loro esposizione”.

Guardando alle diverse tipologie di animale domestico, l’articolo sottolinea come “da studi effettuati in laboratorio su alcune specie domestiche risulterebbe confermata la suscettibilità del gatto, del furetto e, in misura minore, del cane. Per gli altri animali da compagnia, invece, non sono ancora disponibili evidenze”.

A questo, tenendo conto delle segnalazione giunte ai Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, si aggiunge la positività di “diversi leoni e tigri in uno zoo di New York, poiché esposti a un dipendente infettato dal SARS-CoV-2. Stessa fonte di infezione per alcuni visoni (parenti dei furetti) in diversi allevamenti in Olanda, Danimarca, Spagna e negli Stati Uniti”.

L’articolo, citando un recente studio italiano in pre-pubblicazione, aggiunge anche che “gli animali domestici, in particolare cani e gatti che vivono con persone affette da Covid-19, sviluppano rapidamente anticorpi capaci di neutralizzare il virus. I cani appaiono poco suscettibili al SARS-CoV-2 e si registrano infezioni asintomatiche, mentre i gatti possono sviluppare patologie respiratorie, comunque in forma lieve”.

Lo studio ha coinvolto 817 animali domestici che sono stati sottoposti a tampone soprattutto in Lombardia, ma anche in altre Regioni del Nord Italia. “In questa vasta indagine epidemiologica – si legge ancora su ‘Dottore, ma è vero che?’ – è stato scoperto come gli animali da compagnia che vivono in aree ad alta infezione umana possono essere infettati”.

Precisando che “sulla base delle attuali conoscenze è improbabile che gli animali domestici infetti svolgano un ruolo attivo nella trasmissione all’uomo. Tuttavia, tale trasmissione può essere più probabile in determinate condizioni ambientali, come l’elevata densità di popolazione animale riscontrata negli allevamenti di visoni infetti”.

La ricerca mette in luce che “gli animali d’affezione riescono a produrre una sufficiente risposta immunitaria al SARS-CoV-2, dal quale guariscono rapidamente. Questo significa anche che cani e gatti non costituiscono una fonte di pericolo per gli esseri umani”.

I ricercatori suggeriscono però che nonostante siano bassi i rischi di trasmissione agli esseri umani “la sorveglianza sierologica degli animali da compagnia potrebbe essere utile per eliminare ogni potenziale pericolo”.

L’articolo elenca poi una serie di raccomandazioni che possono essere prese per proteggere il proprio animale dal virus. “Per garantire il benessere e la salute degli animali nei nuclei con persone con sospetta o confermata positività alla malattia, occorre adottare una serie di misure igieniche di base, come indicato sempre dal Ministero della Salute: lavarsi le mani prima e dopo essere stato fuori casa o aver accarezzato gli animali; lavarsi le mani dopo aver maneggiato il loro cibo o le loro provviste; evitare di baciare, di essere leccato dagli animali o di condividere il cibo; al ritorno dalla passeggiata, pulire sempre le zampe degli animali domestici evitando prodotti aggressivi e a base alcolica poiché possono provocare prurito, preferendo invece prodotti senza aggiunta di profumo”.

Le persone infette da SARS-CoV-2, inoltre, “dovrebbero preferibilmente evitare il contatto ravvicinato con i loro animali domestici, in primo luogo indossando una mascherina e, quando possibile, delegandone la cura ad altri”.

E in caso si ponga in essere il dubbio o si abbia la conferma di essere stati contagiati, “è necessario segnalare ai servizi veterinari della ASL se in casa sono presenti animali domestici”. In questo modo, al momento del primo tampone effettuato sul paziente, “nella scheda epidemiologica sarà compreso anche il censimento degli animali da compagnia e da remoto sarà monitorato anche il loro stato di salute”. 


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