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L’eterna campagna elettorale e la lotta per sopravvivere

Politica

La politica in questo paese sta smarrendo la bussola e viene perso  il fine per cui gli elettori votano: risolvere le problematiche di tutti e ciascuno per rendere la vita migliore e degna di essere vissuta.  

I facilitatori della burocrazia che uccide sono sempre benedetti ma  i comportamenti virtuosi non pagano in termini di consenso elettorale perché non hanno ritorno nel consenso nelle urne.

E allora? Ci si inventa un metodo per distrarre l’opinione pubblica e farla vivere in una eterna bolla: la campagna elettorale.  Dopo le regionali ci saranno nel 2021 le comunali nelle grandi città e già le riunioni si sprecano. L’importante è vincere comunque e con chiunque. Il progetto di una città a misura d’uomo che sappia guardare alle situazioni critiche di ogni zona della nostra città centro o periferia che sia, passa in secondo piano.  E l’astensione cresce e lo spessore dei candidati si abbassa con la conseguenza che il popolo si disaffeziona e non va a votare.

Ma esiste la speranza di invertire la rotta? Sì perché i progetti si costruiscono insieme e le squadre sono più importanti dei singoli. Concetto molto difficile da far digerire agli establishment politici.

L’enciclica Fratelli Tutti ci richiama a non mettere al primo posto l’Economia anche se le casse dei Comuni sono vuote ma un sacrificio chiesto a tutti i cittadini con certa destinazione d’uso a favore dei bisognosi sarebbe accettato. “La carità politica” e l’attenzione agli ultimi. Tra pochi giorni questa Enciclica farà bella mostra sui nostri scaffali ma  diventerà pratica quotidiana?

Affidiamoci a persone capaci ed esperte di interpretare i bisogni della gente.

Il Candidato in campagna elettorale non deve promettere ma dire agli elettori “eccomi con la mia storia e la mia passione”, deve indicare progetti attuabili sin dal giorno dopo l’esito della consultazione elettorale. Per favore basta a dare la colpa a chi ha preceduto il vincente, su colpe del passato prossimo o remoto,  chi si presenta come alternativa sa di dover  far fronte alla situazione delle casse comunali.

Altro consiglio:  verificare lo stato dei luoghi della città dove si è candidati, periferie, centro e parlare con cittadini anche sconosciuti per sapere le cose come realmente  stanno. Avvalersi di consiglieri credibili e sinceri per poter  verificare chance di successo; in particolare se si hanno probabilità o solo possibilità.

Utilizzare i canali social con oculatezza e maestria, non sottovalutando mai gli avversari ma rispettandoli  e incalzandoli sui programmi se ritenuti velleitari o non realizzabili nell’arco di un quinquennio.

Le nuove povertà sono spesso invisibili e nelle città a ridosso di quartieri residenziali vi sono spesso  famiglie di dimenticati.

Dare voce a chi non ha voce e potere ai senza potere è un esercizio difficile ma unico se si vuole essere credibili.

Un consiglio a tutti i candidati anche non romani. Leggere e meditare il Commentariolum  petitionis   che Quinto Tullio Cicerone fratello del più famoso Marco Tullio scrisse al fratello nel 65 a.C. per la campagna elettorale a console del 64 a.C. che lo vide vittorioso. L’attualità del testo sta nei consigli dati dall’autore sulla scelta delle amicizie e sulla necessità di sfruttare la grande abilità oratoria sulle origine patrizie.

L’amicizia era il sintomo che da soli non si poteva andare al potere e per quanto carismatica la figura del candidato contava la rete di rapporti che sapeva tessere .

L’eloquenza e la retorica furono le armi che lo portarono al successo ma  le amicizie vecchie e nuove contarono, con un pizzico di trasparenza in più, spregiudicatezza  e senza ausilio dei social

Come si vede il tema è eterno e delicato al tempo stesso ma chi accetta una candidatura a sindaco di una grande città deve sapere che il governo della complessità deve avere come unico  fine il benessere dei cittadini. Le opere pubbliche devono essere realizzate nel più breve tempo possibile, nel rispetto delle normative ed entrare in funzione, altrimenti è solo propaganda.

L’esempio di Jole Santelli presidente della Calabria, prematuramente scomparsa, è l’esempio di come sia difficile essere un politico al servizio degli altri perché la politica se fatta con passione e preoccupazione, è lavoro che stanca e a volte uccide ma per chi ha scelto questa strada  è il più alto esercizio di carità  nella verità.

Dario Felice Antonio Patruno

 


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