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Microm project

Arte, Cultura & Società

Intervista a cura di Gabriele Proto al Maestro Miro Abbaticchio, esperto di colonne sonore. 

Maestro Abbaticchio, ci parli della sua formazione musicale, le sue origini, dove ha studiato. 

R. Sono nato a Napoli, erede di una famiglia di musicisti. Mio nonno, è stato direttore d’orchestra, alunno dell’operista napoletano Francesco Cilea. Un mio prozio era un noto chitarrista-mandolinista, (molto apprezzato da Totò per il quale ha suonato più volte). Mia madre (diplomata in canto lirico come soprano), è stata compagna di classe in arte scenica di Aldo Giuffrè (sempre al Conservatorio di Napoli S. Pietro a Maiella). Mia nonna era contralto nel coro polifonico del Teatro S. Carlo di Napoli. In questa famiglia così vasta ci sono stati violinisti, mandolinisti, compositori e cantanti. Sono cresciuto a Bari dove ho conseguito il diploma di pianoforte con il massimo dei voti presso il Conservatorio “N. Piccinni” .

Ho partecipato a molti corsi di perfezionamento artistico, ottenendo due diplomi presso il Conservatorio di Musica di Vienna e vari diplomi di perfezionamento nello studio e nell’approfondimento della musica da film.

Sono laureato in Lettere e Filosofia con indirizzo Musica (D.A.M.S.) presso l’Università di Bologna con tesi sulla poetica della musica sinfonica di George Gershwin.

Qual’è stato il suo percorso musicale? Quando ha iniziato ad interessarsi di colonne sonore? 

Ho iniziato come tutti, studiando il repertorio classico pianistico, prediligendo tuttavia la musica francese, Debussy in special modo, il cui ascolto, sin da ragazzo mi suscitava immagini nitide. Mi sono appassionato poi allo stile compositivo jazz-sinfonico di Gershwin e anche di Aaron Copland, che considero capostipiti di un linguaggio musicale che ben si adatta alle pellicole cinematografiche. Basti pensare che molte composizioni di Copland sono ispirate al paesaggio variegato del continente americano, Monti Appalachi, Far West, Messico, Cuba etc.

Ho iniziato prima come solista, poi in formazione cameristica (due pianoforti e pianoforte a quattro mani). Quest’ultima mi ha offerto la possibilità di esplorare a fondo l’impressionismo musicale francese e la musica americana, grazie alle trascrizioni degli autori stessi. Mi ha consentito anche di vincere molti concorsi pianistici e ricevere ampi consensi durante i concerti in Italia e all’estero. Poi ho imparato a trascrivere anch’io, sia per il duo, che per organici strumentali più complessi.

Ma allora qual’è il momento preciso in cui nasce la passione per le colonne sonore? Come si ricollega agli studi classici? 

E’ iniziato tutto spontaneamente, ascoltando le sigle delle serie tv della mia infanzia, UFO, Spazio 1999, Attenti a quei due, Arsenio Lupin, che costituivano un’attrazione più forte dell’episodio visionato. Ovviamente non conoscevo i nomi degli autori di quelle musiche leggendarie, ma quei temi iniziarono a scavare un solco profondo che è divenuto sempre più ampio, fino a che, mentre gli altri amici coetanei acquistavano i 45 giri presenti nelle hit parade, io mi facevo registrare su audio cassetta i temi da film del momento. Fu così che per la prima volta ascoltai Star Wars di John Williams e la mia visione limitata della musica si allargò a dismisura. Iniziai a ricercare tutta la produzione di questo compositore, che all’epoca non era facilmente reperibile; poi ascoltai altri autori americani che pur seguendo uno stile compositivo personale, avevano in comune l’uso di un’orchestrazione prettamente hollywoodiana. Mi riferisco a Jerry Goldsmith, autore di capolavori come Star Trek, Rambo, Alien, Basic Instinct; sino ad arrivare a James Horner, Titanic, Zorro, Cocoon, Apollo 13 e centinaia di altri temi. Ciò che mi ha sempre colpito di questi musicisti, è la loro prolificità, l’essere in grado cioè di realizzare in un anno anche quattro o cinque lavori per altrettante pellicole. Ecco perchè ho deciso di approfondire la loro concezione della musica, la loro personalità che traspare da ogni nota, le loro partiture che costituiscono un diario personale che noi tutti possiamo leggere attraverso i loro pentagrammi.

Mi stava raccontando prima dell’intervista di un suo progetto musicale che comprende varie fasi. Ce ne vuole parlare? 

Certamente. Il progetto, che ho chiamato MICROM PROJECT, nasce un paio di anni fa, quando ho deciso di orchestrare con strumenti virtuali alcune colonne sonore di autori come Hans Zimmer, Thomas Newman, Vangelis, Keith Emerson, compositori accomunati dall’utilizzo di tastiere e sintetizzatori. Questo progetto è suddiviso in quattro aree di lavoro.

La prima consiste nell’orchestrazione virtuale di una colonna sonora, ossia, tramite l’utilizzo di software musicali e librerie orchestrali campionate, posso simulare perfettamente un’orchestra sinfonica direttamente nel mio studio. Tale lavoro di orchestrazione midi mi è risultato utile in questo periodo pandemico nel quale molti musicisti, me compreso, sono stati costretti a restare a casa e sperimentare nuovi metodi per continuare a produrre musica senza abbandonare il loro percorso creativo. La seconda è lo spettacolo dal vivo.

TRAILERS

(music in motion picture)

Colonne sonore supportate dalle immagini dei rispettivi trailers cinematografici.

Sul palco tastiere, sintetizzatori e computers.

Il computer principale genera suoni orchestrali virtuali (in gergo Virtual Instruments), opportunamente programmati e sequenziati da me. I campionamenti orchestrali sono reali, in quanto registrati negli Studios di Los Angeles e Londra.

Il repertorio affrontato vanta le composizioni di noti autori (Hans Zimmer, James Horner, John Williams, Jerry Goldsmith, Vangelis, Keith Emerson etc.), i quali si avvalgono molto spesso dell’ausilio di suoni sintetici e/o campionati.

Nel concerto in questione, io/artista divento una parte d’orchestra, fondendomi con gli archi, gli ottoni e le percussioni, generando un unico e immenso archivio sonoro. Questa tipologia di esecuzione non ha confini, e costituisce il nucleo principale su cui si costruisce l’interazione “live” tra l’artista, che suona in tempo reale, e la macchina che esegue il lavoro programmato da me.

La terza area di lavoro riecheggia nella mia ultima produzione musicale dal titolo MICROM.

MICROM, disponibile su tutte le piattaforme digitali, e frutto di mesi di lavoro, è la mia prima pubblicazione da solista. L’ispirazione di questo disco, nasce dallo spazio, dalla natura, dalla storia, dalla figura leggendaria di Federico II, dalle legioni romane, dai miti celtici, dalle frecce tricolori, in un turbinio di timbriche, suoni e colori. Il legame che unisce questi ventiquattro brani è essenzialmente il viaggio, inteso come apprendimento, introspezione, viaggio in un tempo che unisce noi alle nostre radici storiche, al paesaggio, alla natura e quindi al pianeta stesso. Infine, la quarta sezione, a volte facoltativa, si incentra sulla realizzazione di video live.

#iorestoincuffia. Ho ritenuto opportuno di dare anch’io un mio piccolo contributo, creando dei veri e propri videoclip comprensivi di logo iniziale e caricati sul mio canale YouTube, mentre suono colonne sonore. I titoli sono variegati, (Inception, Inferno, 1997 Fuga da New York, American Beauty e molti altri ancora). La particolarità delle mie esecuzioni si concentra sull’uso contemporaneo di più tastiere ognuna delle quali, opportunamente programmata, mi consente di riprodurre più suoni orchestrali simultanei. E’ una tecnica, come dicevo prima, che ha permesso a molti autori di colonne sonore di diffondere live le loro composizioni e che ho già sperimentato anch’io durante i miei concerti.

Mi sembra una quantità enorme di lavoro. Ci sveli brevemente come fa. 

Innanzitutto scelgo una colonna sonora che ha suscitato il mio interesse, la ascolto più volte per captarne l’andamento, le dinamiche, il carattere. Poi ricerco i suoni orchestrali campionati che più si avvicinano alla fonte sonora originale e quindi inizio a trascrivere le varie sezioni sinfoniche. Analizzo le dinamiche (crescendi, diminuendi, accelerandi e così via) e istruisco il programma musicale con grafici e valori numerici che gli consentono di ripetere fedelmente le coloriture orchestrali. Infine tutte le tracce, che corrispondono alle varie sezioni orchestrali, con aggiunta spesse volte di strumenti solisti, etnici o parti sintetizzate, vengono digitalizzate in un’unica traccia o master, che diventa così il prodotto finito, pronto per l’ascoltatore.

Per concludere, quali sono i suoi progetti presenti e futuri ? 

Attualmente collaboro spesso con fotografi e video-makers per la realizzazione di documentari e presentazioni museali. Produco musiche per immagini (fari, chiese, cattedrali, feste, monumenti archeologici) di cui è testimone il mio ultimo lavoro, MICROM, già citato prima. Continuo ad elaborare colonne sonore virtuali in modo da espandere quanto più possibile il mio repertorio. Ho in cantiere un nuovo album che pubblicherò quanto prima, nel frattempo coopero con altri artisti. Conduco una brevissima rubrica radiofonica dedicata alla musica da film e contemporaneamente mi diletto con la virtualizzazione di foto scattate da me che spesso uso come sfondo nei miei concerti.

Vorrei concludere ringraziando per l’opportunità offertami da quest’intervista e vi saluto cordialmente.

Gabriele Proto


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