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E se la Scuola fosse Covid free?

Scuola, Formazione & Università

Circa un mese fa, con celebrazioni, visite di tutte le più alte cariche dello Stato e, soprattutto, tanto entusiasmo dei ragazzi, le scuole riaprivano i cancelli, dopo la serrata, improvvisa, dello scorso 5 marzo. Era il segnale definitivo della ripartenza dell’Italia, dopo i mesi più bui della pandemia e il rilassamento, per certi versi catastrofico, delle vacanze estive. Non è durato che trenta giorni il rito della campanella, corredato, quest’anno, dalla misurazione della temperatura e dalle altre misure di igiene.

Proprio quando la disinfezione delle mani all’ingresso delle scuole la consegna della mascherina monouso stavano diventando abitudine, la diffusione del Coronavirus ha subito un’accelerata che ha bruciato sul tempo la capacità di monitoraggio del sistema sanitario e la preparazione degli ospedali nel reggere l’urto di ricoveri e terapie intensive. I primi a farne le spese, ancora una volta, sono gli studenti, costretti a rispolverare i tablet e ad ascoltare i professori rinchiusi nella propria cameretta.

I più sfortunati sono gli alunni delle scuole primarie, medie e superiori della Campania: tutti a casa dal 16 ottobre. Il 26, invece, partirà  la didattica a distanza per gli studenti delle scuole superiori lombarde e pugliesi. Stessa misura per Piemonte e Liguria, fatte salve le classi prime. Il Lazio, invece, introduce l’obbligo della didattica a distanza per il 50% delle classe superiori. Il bailamme politico ingeneratosi dopo le decisioni delle singole giunte regionali non ha fatto altro che silenziare uno dei problemi principali che hanno portato a questa situazione di caos.

Tralasciando le tensioni tra esecutivo e opposizioni, tra governatori e sindaci, la questione fondamentale è semplice: su quale base scientifica vengono prese certe decisioni? Come si può pretendere di incidere sulla vita di oltre 8 milioni di persone che gravitano ogni giorno nelle scuole senza avere un supporto statistico che giustifichi la scelta di chiudere un asset del Paese piuttosto che un altro? La verità è che, a più di un mese dall’inizio dell’anno scolastico, il ministero dell’Istruzione non è stato in grado di raccogliere ed elaborare dati affidabili sul contagio nelle scuole.

Il monitoraggio del ministero dell’Istruzione, infatti, non è che un paragrafo scarno e privo di fondamento statistico: non si evince il numero totale di scuole monitorate e non c’è nessuna distribuzione geografica dei clusterscolastici. Manca persino la ripartizione dei contagi nei diversi ordini scolastici.

Allora, dietro le scelte dei singoli presidenti di Regione di chiudere o meno le scuole, non può che esserci un’altra filiera di raccolta dati: le Asl, ad esempio, durante la procedura di compilazione delle schede dei positivi individuati nel territorio di competenza, potrebbero evidenziare situazioni particolari che si verificano nelle scuole. Un lavoro che rientra nella cruciale fase del tracciamento e che, come ravvisato da più epidemiologi, sta rischiando di saltare. Le Regioni, poi, agglomerando i dati delle Asl, potrebbero aver assunto provvedimenti che vanno nella direzione della chiusura delle scuole. Ma, ad oggi, non è dato sapere se sia questo l’iter accertato.

Impossibile, quindi, elaborare stime precise sui dati forniti dal ministero. Alla loro incompletezza si aggiunge il metodo di raccolta: i dati, incredibilmente, sarebbero frutto di un semplice questionario inviato settimanalmente dai presidi al ministero. Non si sa quante scuole vi partecipino e se la rilevazione comprende gli istituti paritari.

Quali sono le scuole più a rischio? Non lo sappiamo, perché non c’è una distinzione degli ordini scolastici: eppure ci aiuterebbe a capire se i contagi avvengono maggiormente nelle primarie o nelle superiori, nelle aule o sui mezzi di trasporto. Con questi dati, è impossibile fare qualsiasi tipo di valutazione. Impossibile garantire certezza alla fetta più importante della società. Ma nella

confusione più completa, fa capolino una ferma certezza: docenti e Dirigenti scolastici di tutta Italia manterranno teso il filo rosso dell’istruzione per non lasciare indietro nessuno studente.

Evelyn Zappimbulso 


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