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Monte Bianco o Rocciamelone

Arte, Cultura & Società

Poniamo il caso che un tizio di una certa (età) [dopo l’aggettivo “certa”, “certo” e i loro plurali, con valore indefinito, si deve omettere il complemento, caso contrario i giovani d’oggi non ti capiscono]. Ergo, massima libertà d’interpretazione al pari di quanto accadeva con l’assenza di vocali nelle lingue semitiche. Dicevamo: poniamo il caso che un tizio di una certa…, decida, prima di rendere l’anima all’Altissimo, di posare i piedi sulla cima italiana più alta delle Alpi. Ciò per meditare, da lassù, sull’immensità di Dio e in tal guisa rendergli omaggio.

Mettiamo che il “vegliardo” abbia frequentato le scuole elementari a far tempo dal 1948, iniziandole a Pont Canavese (TO), per continuarle ad Arquata Scrivia (AL), quindi a Siracusa dall’indimenticabile maestra Cannarella, per concluderle ad Adrano (CT). Quindi un po’ dappertutto, ma non ostante ciò, tutti i libri e così gli insegnanti alla domanda “qual è la cima più alta d’Italia?” le risposte erano, sempre e comunque: “Quella del Monte Bianco”.

Aggiungiamo che l’arzillo “muntagnin” conosca bene i vicini francesi, simpatici e amiconi, sempre pronti a fare una cantata e a “calà ‘n cròta a pijé na bota ‘d vin ross”, ma anche un po’ guasconi. Cyranò de Bergerac e D’Artagnan non sono mica nati a Canicattini Bagni (SR) o Frabosa Sottana (CN). E, poi, basta vedere con che coraggio in estate portano sotto l’ascella la “baghette” senza carta. C’è chi afferma che quest’uso nasca dal voler dichiarare palesemente che il “pane è sudore”.

Sulla scorta di ciò e alla luce degli ultimi movimenti dei doganieri francesi che, rosicchia qui; mordicchia là; entra senza bussare a destra: vieta il parapendio sul Monte Bianco a sinistra: metti le transenne e i lucchetti per vietare l’accesso (con le migliori intenzioni, per carità!) al Dente del Gigante; tenta di riscuotere i proventi della funivia per buon peso; stoppa il pescatore di gamberi rossi; dopo tutto ciò, sorge spontanea una domanda: siamo certi che la cima del Monte Bianco è in parte ancora italiana? Non fosse così, l’alpinista di cui sopra, sarebbe costretto a rivedere le sue ambizioni spostando l’attenzione sul Rocciamelone, spartiacque tra la Val di Susa e quella di Viù, di 500 metri più basso rispetto al Bianco, ma sicuramente italianissimo. E poi, ha una storia alle spalle di tutto rispetto. A partire dal fatto che nel medioevo il monte coi suoi 3538 m. era considerato il più alto delle Alpi, primato poi ceduto al Monte Bianco a seguito dei calcoli del matematico svizzero Nicolas Fatio de Duillier. Costui, tramite il sistema trigonometrico, stabilì che il Bianco misurava non meno di 4.000 m. Oggi sappiamo che è alto 4808,72 metri s.l.m.

Nelle cronache della vicina Abbazia della Novalesa (ricca e potente comunità di monaci benedettini nel medioevo) sta scritto che alcuni di essi tentarono inutilmente di raggiungere la vetta, respinti da avverse condizioni atmosferiche. La prima ascensione ufficiale risale al 1º settembre 1358 quando  il crociato astese Bonifacio Rotario, catturato dai Turchi, fece un voto alla Madonna, promettendo, qualora fosse tornato in patria, di erigerle una statua sulla vetta della prima montagna che avesse visto tornando sul suolo natio. Toccò al Rocciamelone. Ripresosi dalle fatiche, ormai sano e salvo sciolse il voto. Aiutato da gente del luogo, raggiunse  la vetta portando con sé un pregevole trittico in bronzo dedicato alla Madonna. Collocò l’opera in una grotta scavata nella roccia sulla cima del Rocciamelone. Il manufatto fu successivamente rubato. Rinvenuto, oggi è conservato nella Chiesa di San Giusto in Susa (TO). La sommità del monte è oggi spesso piuttosto affollata, specie nel periodo estivo, in quanto trovasi il santuario mariano più alto d’Europa e una pregevole statua di bronzo, dedicata sempre alla santa Vergine. Realizzata nel 1899, è stata portata sulla vetta dagli alpini del battaglione “Susa” appartenenti al 4° reggimento. Considerata la sua mole, è, infatti, alta 3 metri ed ha al suo interno una fitta armatura di rinforzo e sostegno di ferro dal peso complessivo di ben 800 kg., fu divisa in otto pezzi al fine di agevolarne il trasporto.

Anche l’ultima guerra ha i suoi ricordi quassù. Memorabile, soprattutto come impresa alpinistica più che militare, quanto accadde il 21 giugno del 1940, primo giorno della” Campagna delle Alpi Occidentali” contro la Francia, quando il battaglione Alpini “Susa”, comandato dal maggiore Costantino Boccalatte, riuscì a penetrare in territorio francese scendendo dal ghiacciaio del Rocciamelone e dalla valle del Ribon, eludendo le difese nemiche.

Detto tutto questo e sempre a ragione che il nostro vegliardo, ma non rincoglionito alpinista, possa esaudire il suo desiderio, che è quello di mirare il creato dalla cima più alta d’Italia senza tema di smentite, in attesa di poter scegliere dove posare serenamente i piedi tra la vetta del Monte Bianco o la cima del Rocciamelone, un’occhiata ai “cippi di confine” non sarebbe male darla, ogni tanto…

In ogni caso, la Francia sa di confinare anche con La Germania, La Svizzera, l’Austria, ecc.; da quelle parti tutto è a posto? Tra Calais e Dover tutto sotto controllo? L’idea degli spaghetti e mandolini centra qualcosa?

Giuseppe Rinaldi

 

 

 

 

 

 

 


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