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I bambini separati al confine e l’immigrazione: da Trump a Biden

Estero

Si tratta di qualcosa che un cristiano non può fare. È la crudeltà nella forma più alta”. Così Papa Francesco sulla separazione delle famiglie in un nuovo documentario di Evgeny Afineevsky presentato recentemente alla Festa del Cinema di Roma. Il Papa era ovviamente a conoscenza della tragica situazione al confine fra il Messico e Stati Uniti ma ignorava probabilmente il caso emerso recentemente di 545 bambini i cui genitori non possono essere rintracciati dal governo americano. Il tema dei bambini separati è anche emerso all’ultimo dibattito fra Donald Trump e il suo avversario democratico Joe Biden.

Al dibattito Trump ha capovolto la realtà dicendo che questi 545 bambini sono curati nel migliore dei modi e che sono stati portati in America da “coyotes”, i trafficanti che fanno attraversare il confine ai migranti. Biden ha ribattuto invece che questi bambini sono stati strappati dalle braccia dei genitori a causa della “tolleranza zero”, la draconiana politica anti-migranti dell’amministrazione di Trump. Sotto la guida dell’allora Ministro della giustizia Jeff Sessions nel 2017 la separazione dei bambini dai genitori mirava a stabilire un deterrente ai migranti scoraggiandoli dall’entrare negli Stati Uniti. Questa separazione era stata anche usata in piccolissimi numeri dall’amministrazione di George W. Bush e quella di Barack Obama. Nel caso di Trump, però, è divenuta la strategia principale separando più di 5mila bambini dai loro genitori.

Va ricordato inoltre che nel 2017 il 45esimo presidente inviò persino l’esercito americano a contrastare le cosiddette “carovane” di rifugiati dal Centroamerica che sfuggivano alla miseria e violenza dei loro Paesi.Trump ha anche reiterato la sua costruzione del muro al confine che, secondo lui, bloccherebbe i rifugiati di entrare negli Stati Uniti. Papa Francesco nel documentario di Afineevsky la vede diversamente, asserendo che “chi costruisce muri diventa prigioniero delle proprie costruzioni”. Inoltre, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha cercato di scaricare la colpa su Obama e Biden per la costruzione dei centri di detenzione che la sua amministrazione ha usato. Bambini rinchiusi in queste gabbie in lacrime sono stati fotografati e hanno fatto il giro del mondo, sottolineando la crudeltà di cui ha parlato Papa Francesco.

Trump ha cercato di giustificare la sua politica anti-immigranti ritornando alla sua idea centrale dei nuovi arrivati come criminali da cui bisogna difendersi. Biden ha invece centrato il bersaglio quando ha ribadito i grandi danni fatti ai bambini dalla separazione, specialmente perché causa loro effetti traumatici. Biden ha anche ribadito il diritto alla richiesta di asilo sancito sia dalla legge americana ma anche da quella internazionale. Il candidato democratico ha poi chiarito il suo piano sull’immigrazione per risolvere la spinosissima questione dei nuovi arrivati ma anche quella di coloro già in America senza documenti legali. Biden, a differenza di Trump, istituirebbe un percorso che condurrebbe alla residenza permanente e eventuale cittadinanza per i “dreamers”, i giovani portati in America dai loro genitori senza documenti legali. Questi giovani sono cresciuti in America e Obama gli aveva offerto residenza legale temporanea mediante il Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA)

nel 2012. Biden li vede come giovani modello e cita il loro servizio e i contributi al Paese. Trump da presidente ha cercato di eliminarlo ma alla fine la Corte Suprema glielo ha impedito. Biden risolverebbe la questione degli 11 milioni di immigrati non autorizzati mediante un iter che condurrebbe alla loro residenza legale e eventuale cittadinanza. I punti specifici non sono stati elaborati ma Trump lo ha attaccato dicendo che in 8 anni al potere non era riuscito a metterlo in atto.

Ciò è vero ma la ragione per questa mancanza cade in realtà nell’intransigenza del Partito Repubblicano. Nel 2013 il Senato aveva approvato una riforma sull’immigrazione che eventualmente si spense alla Camera sotto la guida di John Boehner il quale cedette all’ala destra del suo partito e non sottomise il disegno di legge a un voto. Trump ha dunque ragione che Biden e i democratici non avevano avuto successo nella riforma dell’immigrazione ma dimentica ovviamente le responsabilità dei repubblicani. Biden ha però indicato che nei primi 100 giorni della sua presidenza invierà un disegno di legge alla legislatura per riformare la spinosa questione dell’immigrazione.

L’elezione è alle porte e tutti i sondaggi ci dicono che Biden sarà eletto presidente. Biden si troverà nella stessa situazione del 2009 quando lui da vice presidente e Obama da presidente ricevettero un’economia a pezzi da George W. Bush. Il compito di Biden però sarà molto più difficile perché oltre alla pandemia del Covid-19 Biden dovrà anche fare i conti con la ripresa economica, la riforma della sanità, oltre all’immigrazione. Un barlume di speranza gli viene però offerto dal probabile mantenimento di maggioranza del suo partito alla Camera e la probabile conquista di quella al Senato. Con il partito alle redini dei rami esecutivi e legislativi Biden avrà buone prospettive di successo di rimettere l’America sulla strada giusta per correggere lo sbaglio dell’elettorato americano del 2016.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.


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