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La Chiesa  cattolica ha sempre temuto Dante

Arte, Cultura & Società

Non era un allineato ma un artista . Mostra sull’immaginario dei volti del Sommo
 
Pierfranco Bruni 
 

Intanto!  Non so perché venne definito “sommo” . Massimo? Unico? Venerabile?  Non so perché si continua a farlo studiare. Si usano luoghi comuni, che si tramandano, da scuole a scuole, per cercare di spiegarlo, di illustrarlo, di entragli dentro con la parafrasi  la lettura di Canti  la interpretazione. 

Una mostra di disegni dedicati all’immaginario del (o dei) volto di Dante intensifica la discussione sulle celebrazioni 700. La mostra sarà visitabile completamente online.

Dante. Il sommo Alighieri. Riavvolgiamo il nastro?  Certo, anche per Dante, senza esilio, niente Commedia. Come per Ovidio. Come per Pavese, senza esilio, in questo non mortale mentre nei precedenti sì, niente consapevolezza della grecità in mancanza della quale sarebbe rimasto nulla. Sul piano poetico è mistico nel momento in cui comprende che il cattolicesimo è la morte della poesia, perché è conformismo teologico dei tristi trascinati nel perdono del peccato. Sul piano teologico è una imposizione perché bisogna, necessariamente, “ucciderlo” nella libertà dell’arte, della finzione, della creazione.

Dante non può Creare! Dante deve teorizzare ciò che è stato deciso già come elemento creato.  Non può avere una sua autonomia in filosofia,  perché si correrebbe il rischio di trasformarla in metafisica. Se tale diventasse non si governerebbe più il concetto di Anima. Qui il grande dilemma, appunto, tra teologia e mistero.

Il mistero è la sua prerogativa per cercare di afferrare il significante di simbolo, attraverso il quale nasce l’archetipo ontologico della immortalità. In un tempo in cui la morte è la dannazione dei Poteri, Dante reagisce  con un Poema sulla morte, la quale giudica condanna punisce. Le stelle restano il vero chiaro di bosco di una vitalità.

Per dare senso a un Dante magico, bisogna che si comprenda bene il legame tra la finzione esistenziale e la finzione affidata alla letteratura. Nonostante tutto:  o  Dante è magico, il superamento del Dolce Stil Novo nella comunità dei Fratelli d’amore è cammino velato ma fondamentalmente creativo, o razionale nella sua impresa liturgica.

Nel primo caso la solitudine dell’esilio è stata essenziale per prendere una parola e farne la Parola. Quindi il magico.
Nel secondo, il relativo è un pregiudizio che Dante non si pone, ma che gli si impone. Ucciderlo sarebbe stato facile, considerata la segretezza dei codici dei nomi delle rose. Sarebbe stato troppo facile!

Dante doveva essere indicato come l’esempio del trasgressore che va punito con l’esilio perpetuo per essersi opposto al consociato delitto del conformismo cattolico Medioevale. Un Templare e Crociato come Dante non poteva essere taciuto in termini artistici. Era necessario farlo parlare, ma non con le sue idee ribelli ed eretiche rispetto alla Chiesa ufficiale. 

Bisognava farlo parlare senza idee. Infatti dopo il guerreggiare tra bianchi e neri, guelfi e ghibellini, anche lui cade purtroppo nella trappola delle parti, lo si accusa platealmente di eresia-esilio. Non prevedendo però una circostanza che cambierà la storia in destino.

La costruzione della Commedia, nella quale l’atto di accusa alla Chiesa è totale. La teologia, a volte, non riesce a prevedere l’imprevedibilità del destino. La Commedia è una ironia tragica dove il gioco degli incastri è fondamentale. Proprio durante l’esilio la sua libertà, quella di Dante, è completamente trasversale rispetto agli anni fiorentini. Scopre la libertà nel momento in cui Beatrice e Virgilio diventano complici. La beffa arriva da Boccaccio. 

L’orientale Mediterraneo Boccaccio, spazzando la tiepidezza petrarchesca, lo impone come Divino. Dante divino a spregio sarcastico delle regole che il senso del divino appartenga soltanto alla chiesa pietrina, ovvero alla chiesa menzogna.
Dante è oltre, e Boccaccio comprende ciò ed è lui che lo salva per lunghi 700 anni fino ad un nuovo consolidamento del potere unitario – trinitario cattolico.

La Commedia è la vera contrapposizione alla Inquisizione. O forse il contrario? Nascono, entrambe, all’interno del concetto di “Giudizio”, di “Processo”, di “Peccato”. Ma, mentre la Commedia diventa divina per essere salvata dalla barbarie, l’inquisizione diventa barbarie per non essere considerata divina. La Chiesa cattolica ha sempre temuto Dante e per zittirlo ha cercato sempre di impossessarsene. 
Allora? Dante, sommo poeta? Certo! Perché Venerabile interprete delle contraddizioni.


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