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L’educazione è cosa del cuore

Interviste & Opinioni

Ormai va di moda la maleducazione. Il non rispondere, che sia ad un saluto spontaneo, ad un semplice messaggio o, ancor peggio, ad un augurio personale, che porta con sé il dono del ricordo verso qualcuno. Che sentimenti muove colui o colei che sceglie la viscida strada del “non rispondere”? Perché un sentimento deve pur muovere un gesto, sia esso attivo che omissivo. Dov’è il senso? Qual è l’intuizione? Che dignità veste chi, volutamente, preferisce la maleducazione alla semplicità di una risposta bonaria come un “grazie”, un “ciao”, un “anche a te”. Qualsiasi motivazione non può giustificare la vile assenza dell’immediatezza di una risposta che non porta altro che la risposta in sé, senza discorsi, senza parole, senza argomenti che, per pigrizia o nobiltà, non è necessario intavolare ora che ti arriva un semplice e puro augurio. Mi chiedo perché? Come può un uomo o una donna sentirsi tanto superiore all’altro da pensare di non rispondere sol perché non condivide qualcosa dell’altro? Che povertà d’animo e quanti piedistalli d’apparenza. Com’è possibile provocare e subire tanta violenza, in nome di un qualcosa che non ha né nome né voce? Attraverso la più subdola delle armi: il silenzio. Ecco, io trovo questo profondamente disumano. La peggiore delle viltà umane. Alimentare nell’altro la non esistenza, senza elementi cui aggrapparsi e con un grande logorio emotivo.

Bisognerebbe che i bambini lo imparassero da piccolissimi: alle domande di genitori, parenti si risponde sempre e così a quelle degli amici e pure dei nemici. Forse avremmo persone migliori, sicuramente più umili e anche più vere. Pregare e poi armare i cuori di mollezza, predicare e poi agire nel torbido, ostentare bontà e poi essere inquisitori subdoli è cattiveria, sporca ferocia, male incrostato su volti lavati. Eppure c’è un modo per non rimanere ignavi e posizionarsi lì dove si vuole senza uccidere la dignità dell’altro. È la gentilezza. Sarà scomodo e inesplicabile muovere gentilezza verso colui che non apprezzi. Ma da sempre è respiro di libertà, sicurezza interiore. Uomo, prima di giudicare un altro uomo e farlo sentire non vivo innanzi a te, ricorda che tu esisti nelle sue emozioni, nel suo respiro, nel suo rispetto. Uomo, prima di pensare di essere nel giusto, ricorda che l’educazione è cosa del cuore.

Evelyn Zappimbulso 


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