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Gigi proietti. Morto l’ultimo mattatore

Cronaca

La botta di fortuna che lo pose all’attenzione del vasto pubblico teatrale e della televisione, fu la rinuncia di Domenico Modugno a fare coppia con Renato Rascel in “Alleluja Brava Gente”, di Garinei e Giovannini. Si può capire, senza nulla togliere alla bravura di Modugno, Renato era su tutto un altro piano, insuperabile sul palcoscenico in quegli anni ’70. I grandi interpreti spesso temono i confronti.

Fu così, che dopo anni di gavetta, una laurea mai presa, nonché giornate scandite da università, scuola di recitazione e locali notturni, esplode il personaggio Proietti, in un crescendo di successi nel difficile e provvisorio mondo dello spettacolo. E pensare che il padre, impiegato, era un cultore del posto fisso: “Piove o tira vento prendi lo stipendio e la tredicesima”.

L’attore nato nel 1940, è deceduto lo stesso giorno e mese di nascita, il 2 novembre, aveva 80 anni.

Tutti lo ricordano impersonare il Maresciallo Rocca e un po’ meno l’Avvocato Porta, così come solo gli appassionati di teatro lo ricordano come mattatore nella commedia musicale “I 7 re di Roma” scritta nel 1989 da Luigi Magni e co interpretata da Gianni Bonagura.

E’ stato senza dubbio uno dei grandi dello spettacolo italiano e seppur di altro genere, eclettico come Gassman e al pari di quest’ultimo ottimo insegnate di arte teatrale. Dal suo Laboratorio sono usciti tra gli altri, Enrico Brignano e Flavio Insinna, ottimi discepoli ma non successori. Eppure lui è da considerarsi il successore del grande Petrolini.

Sosteneva di avere ereditato la vena artistica dal nonno pecoraio. Infatti, quando questi morì trovarono dei libretti con tanti suoi sonetti, metrica e virgole perfette.

Insuperabile affabulatore e trasformista, di taglio diverso rispetto a Brachetti o Noschese, pochi sanno che a soli 14 anni fu una comparsa del film “Il nostro Campione”, cui seguì un cameo in “Se permette parliamo di donne” di Scola nel ’64 e quindi nel ’66 la personificazione di un maresciallo dei carabinieri, ruolo che costituirà un suo cavallo di battaglia trent’anni dopo.

Lascia la moglie Sagitta Alter e le due figlie Susanna e Carlotta. Unitamente a tantissimi ammiratori che vedono con la sua scomparsa un’altra fetta di buona Italia che se ne va. 

Giuseppe Rinaldi

 

 


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